Il 23 febbraio esce nelle sale Lo Scuru, opera prima del regista William Lombardo. Un film oscuro che scava nella superstizione atavica della Sicilia.
Lo Scuru si ispira al romanzo omonimo di Orazio Labbate, pubblicato nel 2014. E racconta una storia di malessere psichico che si fonde con gli antichi riti religiosi che rappresentano la radice culturale della Sicilia. Fede e superstizione accompagnano il viaggio di Raz nello “scuru”, nell’ “ombra”, che attraversa l’isola, co-protagonista della storia.
Il film, interamente girato in bianco e nero, è stato presentato al Tertio Millennio Film Festival il novembre scorso. Esce ora, il 23 febbraio, in alcune sale selezionate italiane.
Una Sicilia gotica e minacciosa
La Sicilia è il cuore del film. Il bianco e nero mette in risalto i contrasti dell’isola, luogo tanto assolato quanto oscuro. Questa oscurità è data da tutto un sistema di superstizioni, fatto di riti vecchi e nuovi, che permea l’isola.
Il protagonista, Raz (Fabrizio Falco), vive un forte disturbo psichico, tanto da essergli diagnosticata una forma di schizofrenia. Non riesce a guardarsi allo specchio ed è tormentato da incubi estenuanti. In cui compaiono i volti della nonna, di un prete e ricordi di un trauma infantile.
Decide, allora, di tornare nei luoghi della sua infanzia. In Sicilia. Lo Scuru è stato girato tra Butera e Gela in un paesaggio brullo, desertico, che ricorda paesaggi western. La fotografia di Sara Purgatorio mette in risalto i contrasti, anche grazie all’utilizzo del bianco e nero. E restituisce un ambiente gotico, in cui non sono poche le suggestioni horror.
D’altronde, si parla di ritualità e “magico”, oltre che di fede e psiche. La processione del “Signore dei Puci”, raffigurazione inquietante del volto di Cristo, ben restituisce l’anima del film. Il siciliano William Lombardo, ad Avvenire, ha dichiarato: “La Sicilia è terra di sincretismo, di incontri, di contraddizioni feconde. È la nostra oscurità che ci insegna a cercare la luce”.
Lombardo riflette: “La domanda che pongo è semplice e abissale: cos’è davvero l’oscuro? È il male, è la follia, o entrambe le cose? Schizofrenia, depressione, malocchio: sono solo nomi. La verità è come affrontiamo il dolore, se riusciamo a guardarci allo specchio senza fuggire”.
I protagonisti de Lo Scuru

Al fianco di Raz, nel suo viaggio, ci sono la madre malata (Simona Malato), un padre putativo ambiguo (Fabrizio Ferracane) e un prete esorcista (Vincenzo Perrotta). Ma anche una giovane africana, interpretata da Daniela Scattolin, sopravvissuta a un naufragio sull’isola. Un personaggio che ha molto in comune con Raz. Infatti, anche lei ha subito le conseguenze della superstizione. Parliamo dei riti “juju” che vengono utilizzati per costringere alla schiavitù le donne vittime della tratta.
“Nel romanzo originale questo tema era solo accennato”, afferma Lombardo. “Con lo sceneggiatore Pietro Seghetti abbiamo voluto ampliarlo, perché anche quelle superstizioni, africane e mediterranee, parlano dello stesso Male. Sono forme diverse dello stesso dolore umano. E lasciano strascichi psicologici devastanti in quelle ragazze, che ho conosciuto, costrette a prostituirsi per la paura che i demoni uccidano i loro familiari”.
Un connubio, quindi, di oscurità diverse ma simili tra loro, che costruiscono un thriller visivamente impattante e profondamente riflessivo.