Laura Poitras apre Visions du Réel con il doc Cover-Up

Laura Poitras apre Visions du Réel con il doc Cover-Up

Laura Poitras apre Visions du Réel 2026 con Cover-Up, ritratto di Seymour Hersh: un segnale forte sul documentario come contro-potere.

Laura Poitras aprirà il Visions du Réel 2026 il 17 aprile a Nyon con Cover-Up, suo ultimo documentario co-diretto con Mark Obenhaus. Non è una scelta neutra: uno dei festival più importanti del cinema del reale decide di inaugurare la sua 57ª edizione con un film su Seymour Hersh, cioè un giornalista che ha costruito la propria carriera scavando dentro i crimini, i depistaggi e le zone oscure del potere americano. In un momento in cui il documentario rischia spesso di farsi elegante, innocuo e festivaliero, Visions du Réel fa l’operazione opposta.

Perché Cover-Up è il film giusto per aprire il festival

Secondo il festival, Cover-Up ripercorre le grandi inchieste di Hersh, dal massacro di Mỹ Lai al Watergate, fino alle torture di Abu Ghraib, e lo presenta come una figura che ha esercitato per decenni una funzione di “counter-power”. La scheda del film insiste proprio su questo punto: non un santino del reporter eroico, ma il ritratto di un uomo attraversato da ossessioni, ferite e ricadute personali, dentro una lunga battaglia contro apparati che preferiscono il silenzio alla verità. È questo che rende la scelta di apertura interessante: Poitras non porta a Nyon un documentario “importante” in senso astratto, ma un film che rimette al centro il conflitto tra immagini, archivi, Stato e responsabilità pubblica.

Poitras, del resto, ha costruito tutta la sua filmografia su quella linea. Il festival la presenta ricordando la trilogia post-11 settembre culminata con Citizenfour, Oscar al miglior documentario, e il Leone d’Oro vinto con All the Beauty and the Bloodshed. La sua presenza come ospite speciale del VdR–Industry il 19 aprile completa il quadro: Visions du Réel non la invita soltanto come autrice da celebrare, ma come figura capace di rappresentare un’idea precisa di cinema documentario, politico e scomodo.

Cosa dice questa apertura sul documentario di oggi

Il dato più interessante è il messaggio implicito del festival. L’edizione 2026 porterà a Nyon 164 film da 75 paesi, con 83 anteprime mondiali, confermando la statura internazionale della manifestazione. In un programma così largo, aprire proprio con Cover-Up significa dire che il documentario, prima ancora di essere formato, mercato o circuito, resta un esercizio di pressione sulla realtà.

Ed è qui che la notizia diventa davvero significativa. Cover-Up non inaugura soltanto un festival: inaugura una posizione. Ricorda che il documentario, quando funziona davvero, non serve a decorare l’attualità ma a incrinarla. E che Laura Poitras, da questo punto di vista, continua a essere una delle poche registe capaci di trattare il reale come un campo di battaglia, non come una vetrina.