A Big Bold Beautiful Journey: porte sul passato e un incontro destinato a cambiare il corso di due vite. Un on the road nel tempo per riscrivere il futuro.
Diretto da Kogonada e uscito nelle sale nel 2025, A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario nasce da un’intuizione suggestiva: porte che si aprono sul passato, occasioni mancate da rivivere, ferite emotive da rimettere in ordine.
Il regista statunitense prosegue così il suo discorso sul tempo e la memoria (After Yang) ma questa volta l’ambizione supera il controllo del racconto, lasciando l’impressione di un film elegante e costoso che non riesce mai davvero a prendere velocità e a emozionare.
A Big Bold Beautiful Journey: la trama
David (Colin Farrell) e Sarah (Margot Robbie), due single segnati da storie sentimentali irrisolte, si incontrano casualmente al matrimonio di un amico comune. Attratti l’uno dall’altra, ma incapaci di dare seguito a quell’intesa appena accennata, vengono aiutati da una compagnia di autonoleggio “misteriosa” a rimettersi in viaggio insieme, a bordo di un’auto guidata da una volontà propria.
Durante il percorso, i due scoprono delle porte che si aprono su momenti cruciali della loro vita. Attraversandole, rivivono ricordi importanti, errori mai elaborati e traumi familiari. Il viaggio diventa così un percorso di autoanalisi condivisa, in cui la possibilità di cambiare il passato si intreccia con la speranza di un futuro diverso.

La recensione
In A Big Bold Beautiful Journey regia e sceneggiatura procedono in un equilibrio solo apparente, spesso più dichiarato che realmente vissuto. Kogonada torna a interrogarsi sul tempo, sulla memoria e sugli spazi come luoghi dell’anima, costruendo un film di inquadrature controllate, simmetrie rigorose e atmosfere sospese, privilegiando l’astrazione e il controllo formale, mentre osserva i personaggi da lontano, come figure intrappolate in un disegno più grande di loro.
E su questa struttura si innesta la sceneggiatura di Seth Reiss, che parte da un’idea affascinante – le porte come accessi fisici al passato – sviluppata attraverso dialoghi fortemente enunciativi e una costruzione episodica priva di vera escalation emotiva.
Sia la scrittura che la regia sembrano, infatti, concordare nel voler mantenere il controllo sul materiale emotivo, evitando lo strappo, l’imprevisto, la contraddizione. E proprio qui il film smarrisce parte del suo potenziale e perde mordente: la storia non scava mai abbastanza nelle motivazioni profonde dei personaggi, lasciandoli sospesi in un limbo emotivo fatto di grandi sentimenti ma di poche contraddizioni reali e l’amore finisce per apparire come una destinazione obbligata.
Il risultato è un film poco coinvolgente. Ogni tappa del viaggio aggiunge solo informazioni sui traumi dei protagonisti senza modificarne il rapporto. Il ritmo narrativo, volutamente dilatato, non permette mai una vera progressione emotiva. E le porte temporali, metafora potente finché restano chiuse, diventano presto un meccanismo reiterato, svuotato di sorpresa e tensione in cui non vi è spazio per l’imprevedibilità dei sentimenti.
A Big Bold Beautiful Journey: il cast
Margot Robbie e Colin Farrell offrono performance solide, controllate, talvolta intense nei singoli momenti. Tuttavia, la loro chimica resta debole: sembrano due presenze parallele destinate a incontrarsi per necessità narrativa.
Molto più riusciti risultano i ruoli di contorno: Phoebe Waller‑Bridge e Kevin Kline, nei panni degli enigmatici gestori dell’agenzia di autonoleggio, portano una leggerezza ironica e una consapevolezza quasi metanarrativa che manca al cuore del film.
Sono loro, paradossalmente, a sembrare davvero in sintonia con il tono assurdo e fiabesco dell’operazione, offrendo agli spettatori quei rari momenti di respiro e autoironia che il film avrebbe potuto – e dovuto – sfruttare di più.
Conclusioni
Elegante, ambizioso, ma emotivamente trattenuto, A Big Bold Beautiful Journey resta prigioniero della propria forma. Un film che apre molte porte sul passato senza mai trovare il coraggio di attraversare davvero quelle dell’emozione.