The Boroughs, recensione almanacco cinema

The Boroughs: la serie Netflix tra nostalgia e mistero

Mostri ruba-tempo e incubi nel deserto: la serie Netflix The Boroughs dei produttori di Stranger Things regge la sfida? Tutte le ombre e i punti di forza.

Disponibile su Netflix dal 21 maggio 2026, The Boroughs è la nuova scommessa della piattaforma prodotta dai fratelli Duffer (gli storici creatori di Stranger Things), un’opera che prova a unire il fascino nostalgico del cinema rétro con le atmosfere del thriller soprannaturale.

The Boroughs: la trama

Nel deserto del Nuovo Messico, l’apparente tranquillità di una raffinata comunità per pensionati si spezza all’arrivo di Sam Cooper (Alfred Molina).

Ancora segnato dal lutto per la moglie, Sam cerca un rifugio, ma ad attenderlo c’è una minaccia inspiegabile: un’oscura presenza che dà la caccia agli anziani per prosciugarne l’esistenza e sottrarre loro gli anni rimasti.

Insieme a un bizzarro e inaspettato gruppo di residenti, Sam si ritroverà catapultato in una disperata corsa contro il tempo per fermare il male prima che pretenda la sua prossima vittima.

La recensione

A guidare il fascino visivo ed emotivo di The Boroughs è una fitta rete di citazioni cinefile. Dalle chiare vibrazioni dello stile di Steven Spielberg fino ai riferimenti diretti a capolavori come Cocoon e I Goonies, l’opera vive di uno scambio continuo con l’immaginario collettivo pop.

L’atmosfera non si limita all’estetica anni ’80, ma diventa un vero e proprio linguaggio visivo che punta dritto alla memoria emotiva dello spettatore, regalandogli un piacevole senso di familiarità.

The Boroughs: un grande cast per una regia d’atmosfera, ma la trama vacilla

I veri punti di forza di The Boroughs risiedono nella regia elegiaca di Ben Taylor e nelle interpretazioni di un cast straordinario. La macchina da presa muove i passi con eleganza, valorizzando i paesaggi del deserto e costruendo una suspense palpabile.

Veterani del calibro di Alfred Molina, Geena Davis, Alfre Woodard, Clarke Peters e Denis O’Hare regalano un’alchimia profonda. In particolare, la figura tragica del medico affetto da un cancro terminale (interpretato da O’Hare) aggiunge una toccante motivazione personale alla caccia all’entità “rubatempo”, affiancata dal prezioso, per quanto breve, cammeo di un sempre carismatico Bill Pullman, dando vita a personaggi umani e carismatici che sorreggono l’intera opera.

Se l’impatto visivo e recitativo convince appieno, è la scrittura di Jeffrey Addiss e Will Matthews a mostrare le crepe più evidenti. La narrazione semina spunti promettenti che finiscono dimenticati: dall’enigma dei corvi e del loro suicidio di massa, fino alle indagini sui cristalli di quarzo scomparsi e al frutto prodigioso nel deserto.

A questo si aggiungono snodi logici fragili — come i fondatori mai invecchiati in 75 anni o la natura contraddittoria del sangue dell’entità — e dialoghi talvolta ancorati ai cliché del fantasy, che rischiano di disinnescare la tensione proprio nei momenti chiave.

Conclusioni

Pur con i suoi difetti strutturali sul piano della scrittura, The Boroughs si attesta come un esperimento riuscito e di forte impatto visivo.

La combinazione tra una regia ispirata, un cast leggendario e un continuo omaggio al cinema dell’epoca d’oro degli anni ’80 rende questo titolo un appuntamento imperdibile per gli appassionati del genere.

Un viaggio suggestivo che dimostra come il carisma dei suoi interpreti possa trasformare anche una trama imperfetta in un’avventura appassionante e ricca di suspense.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★
Emozioni
★★
🏆 Voto Totale
2.8
★★⯨