Dieci libri per capire il cinema (e chi lo fa). Foto di Kyle Loftus: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-camicia-nera-che-tiene-videocamera-5022805/

Cinema, Nicolas Winding Refn si racconta a IndieWire

Cinema: il regista danese in una recente intervista ha raccontato aneddoti cruciali riguardanti la sua carriera, tra risate, cultura, ed un clima sereno.

Nicolas Winding Refn, regista di origini danesi, ha deciso di raccontarsi. E lo ha fatto senza filtri, andando a toccare i punti ritenuti più importanti nel corso della sua carriera.

Cinema, le parole del regista

Rilascia un’intervista senza filtri a IndieWire, rivelando anche l’origine del nome della società di distribuzione.

Her Private”, Neon.

Origini e carriera

E’ emerso alla tenera età di soli 25 anni, con Pusher, che nel corso degli anni è sembrato divenire una sorta di vera e propria anticipazione sul mondo criminale, tra violenza, freddezza e sicari senza scrupoli. Un senso dell’umorismo che esce da se stesso diventando implacabile e crudele.

Le catastrofi finanziarie dovute al suo poco brillante debutto in lingua inglese, nel 2003, avrebbero costretto, contro la volontà del regista, a tornare al suo primo successo commerciale.

I due sequel successivi invece sono più tristi, difficili da comprendere, ma al tempo stesso più maturi nella forma e nel tono.

Il successo sarebbe poi arrivato nei decenni successivi, ma nonostante ciò la sua trilogia continua ad essere vista più come una curiosità innovativa piuttosto che una grande opera. Questo nonostante il grande cast avuto a disposizione: Ryan Gosling, Elle Fanning, Miles Teller, Amazon, Netflix e il Festival di Cannes.

Questo potrebbe però vedere a breve un cambiamento. Magnolia Pictures ha iniziato la sua distribuzione nelle sale venerdì 8 maggio, restaurata in 4K.

Nell’intervista Refn parla proprio dei suoi primi film, ritenendosi fortunato per averli potuti girare in Super 16, su pellicola. Fa proprio un vero appello, consigliando di girare i film proprio su pellicola.

Dice poi di aver passato molto tempo a preoccuparsi dell’aspetto che i suoi film avrebbero avuto.

“Ma allo stesso tempo ho cercato di trovare modi per collegarli, perchè sono tutti girati dallo stesso direttore della fotografia, Morten Soborg, e anche se c’erano anni di differenza tra il primo, il secondo e il terzo, doveva comunque sembrare quasi un unico film in un certo senso.”

Ritiene i suoi lungometraggi collegati da una sorta di narrazione seriale al loro interno. Ogni film serve a preparare il terreno per il prossimo.

“Mi piace vedere l’oggetto. Mi piace parlare dell’oggetto. Anche se so che la maggior parte delle cose verrà vista online, perchè così va il mondo. Ma tengo ancora molto all’esperienza dei supporti fisici, ed è anche lì che si possono fare tutti i miglioramenti e tutte queste idee creative, sai, l’idea di renderlo il migliore possibile.”

Il lavoro del regista riflette il tempo in cui quest’ultimo vive, a suo dire. Per quanto lo riguarda, ha poi detto di aver iniziato a fare film con lo scopo ultimo della ricerca dell’autenticità.

Mancano circa tre settimane alla prima del suo nuovo lungometraggio, Her Private Hell.

Progetto diverso, tempi diversi, ma l’idea di creatività è rimasta uguale, intatta.

“Sono solo le regole che sono un pò diverse, ma le aspirazioni sono le stesse. Adoro Cannes, ovviamente. E’ un posto fantastico per le anteprime. Ha il miglior red carpet, ha il meglio di tutte queste cose, che fanno parte dell’esperienza.”

Parlando poi del futuro, ne vede uno molto più luminoso, anche grazie all’avvento della tecnologia, seppur molte cose a suo dire siano ancora da affinare per bene. Elogi anche per Tom Quinn, fondamentale per aver portato la trilogia di Pusher negli Stati Uniti.

Il nuovo film sarà distribuito dalla società Neon.