Recensione di L’A.S.S.O. nella manica, un film del 2015 diretto da Ari Sandel e basato su Quanto ti ho odiato, romanzo di Kody Keplinger.
Bentornati alla rubrica settimanale di Almanacco Cinema dedicata al romance: il luogo dove emozioni, chimica e storie d’amore sul grande schermo prendono vita.
Dai cult alle ultime uscite, analizziamo rom-com, drammi, dark romance, young adult, romantasy, romance storico e contemporaneo.
Il romance non è un genere facile: tra cliché e titoli ripetitivi, solo le storie che sanno emozionare davvero restano nel cuore e nella memoria dello spettatore.
Questa è la volta di L’A.S.S.O. nella manica (The Duff), un film forse ad oggi dimenticato, ma che merita di essere menzionato in questo filone tematico.
L’A.S.S.O nella manica: una storia già vista?
L’A.S.S.O. nella manica (The DUFF) è una commedia romantica del 2015 diretta da Ari Sandel e tratta dal romanzo Quanto ti ho odiato di Kody Keplinger.
Dal punto di vista narrativo, L’A.S.S.O. nella manica non reinventa il genere. La protagonista è Bianca Piper (Mae Whitman), una ragazza studiosa e divertente, amica di due ragazze molto attraenti e popolari.
Bianca mette in discussione la sua amicizia con le ragazze dopo che Wesley Rush (Robbie Amell), il tipico ragazzo bello e popolare della scuola, le fa notare che lei è l’A.S.S.O. (l’Amica Sfigata Strategicamente Oscena) del gruppo, ovvero l’amica più brutta che serve per apparire ancora più belle.
I due instaurano un rapporto basato sulla convenienza reciproca: lei vuole smettere di essere un A.S.S.O. e conquistare Toby, il ragazzo di cui è innamorata; lui accetta di aiutarla in cambio di supporto scolastico.
Come prevedibile, tra i due nasce un’amicizia sincera che si trasforma gradualmente in qualcosa di più. Il percorso segue tutti gli step della classica rom-com adolescenziale: equivoci, momenti di crisi, avvicinamenti, crescita personale e l’inevitabile lieto fine con tanto di dichiarazione d’amore in pubblico.
Il vero punto di forza: le risate
Se la trama appare familiare e un po’ deludente, il principale merito di L’A.S.S.O. nella manica è senza dubbio la sua capacità di divertire.
Bianca è simpatica e fa divertire. Su questo non c’è dubbio. La comicità funziona soprattutto grazie alla spontaneità della protagonista, che rende la visione leggera e piacevole anche quando la sceneggiatura scivola in situazioni poco credibili o decisamente sopra le righe.
L’A.S.S.O. nella manica affronta problematiche adolescenziali senza appesantire la narrazione, alternando momenti romantici a gag esilaranti ma efficaci.
Il film vuole raccontare i giovani e farlo in maniera leggera, e in questo riesce nel suo intento.
Bullismo e social network: il tema più attuale di L’A.S.S.O nella manica
Il film non ha chissà che profondità, né una morale significativa, questo è chiaro. Eppure uno degli aspetti più interessanti di L’A.S.S.O. nella manica riguarda proprio il modo in cui affronta il bullismo digitale e le fragilità adolescenziali.
Il film mostra come i social network e la viralità online, già nel 2015, fossero una vera e propria arma che amplifica insicurezze e fragilità personali.
I social erano già troppo presenti nella vita degli adolescenti, divenendo veicoli per ferirsi tra loro. Il video di Bianca che scherza con il manichino, per intenderci, è stato filmato senza il suo consenso ed è stato diffuso con l’intento di rovinare la sua reputazione e ferirla. Si tratta di bullismo digitale vero e proprio, qualcosa che oggi conosciamo ancora meglio di dieci anni fa.
Al di là del discorso sui social, il film fa riflettere in via più generale sulle etichette e sul giudizio esterno. Bianca comprende che il problema non risiede nel giudizio degli altri, ma nell’importanza che si decide di attribuirgli. È una riflessione semplice, ma efficace, che conferisce al film una dimensione leggermente più profonda.
Poca profondità in L’A.S.S.O. nella manica
Non tutto, però, funziona alla perfezione.
I personaggi sono costruiti attorno a cliché riconoscibili: la ragazza insicura ma brillante, il ragazzo popolare ma buono, la reginetta superficiale e crudele, il brutto anatroccolo che diventa un cigno.
Non c’è una vera e propria caratterizzazione dei personaggi, che rimangono pura impersonificazione di stereotipi, fatta anche in modo piuttosto superficiale. L’A.S.S.O. nella manica preferisce infatti mantenere un tono leggero e accessibile, sacrificando spesso la profondità narrativa e psicologica.
La superficialità è un filo conduttore del film: la troviamo nei dialoghi, troppo costruiti e poco realistici, nella riflessione stessa sull’adolescenza e persino nella morale finale del film che tende a semplificare in maniera eccessiva temi importanti come l’accettazione di sé.
La componente romance funziona davvero?
Pur essendo classificato come commedia sentimentale, il romance non rappresenta l’elemento più riuscito di L’A.S.S.O. nella manica.
Lo spettatore finisce inevitabilmente per tifare per Bianca e Wesley, ma la loro relazione non raggiunge mai livelli intensi di chimica e passione. Manca quella tensione emotiva capace di rendere una storia d’amore davvero indimenticabile e di far battere il cuore dello spettatore.
Questa piattezza in realtà riguarda ogni relazione nel film, come anche il rapporto tra le amiche, che non viene approfondito e rimane superficiale nonostante sia centrale rispetto alla trama.
L’A.S.S.O. nella manica: vale la pena recuperarlo?
L’A.S.S.O. nella manica è una teen comedy che presenta numerosi difetti, dalla prevedibilità della trama ai personaggi stereotipati. Tuttavia, riesce nel suo obiettivo principale: intrattenere.
Pur non essendo un cult generazionale, il film merita ancora oggi una riscoperta per il modo in cui affronta con leggerezza temi ancora attuali come l’autostima, il bullismo e il peso dei social network durante l’adolescenza.
Divertente, scorrevole e supportato da una protagonista simpatica, L’A.S.S.O. nella manica trova la sua forza nell’umorismo e in un messaggio ancora attuale, garantendo senza troppe pretese una serata divertente e non impegnativa.
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