Robert Gaudette vince al Runway AI Film Festival

Robert Gaudette vince al Runway AI Film Festival

Robert Gaudette vince il Runway AI Film Festival con un corto generato dall’AI: arte, lavoro e cinema entrano in una zona industriale nuova.

Robert Gaudette ha 54 anni, vive a Toronto, ha lavorato nella tecnologia, nella fotografia e nel settore non profit. Non ha una formazione cinematografica tradizionale, non ha una troupe, non ha attori, non ha produttori. Eppure il suo cortometraggio di otto minuti, A Face Only a Mother Could Love, ha vinto il Grand Prix da 50.000 dollari al Runway AI Film Festival di New York, giunto alla sua quarta edizione.

Nel gruppo dei finalisti – da Costa Verde di Léo Cannone & New Forest Film, memoria estiva costruita sulle derive magiche dell’immagine generativa, a Little Mes di Lucas Levitan e Fabián Jiménez, monologo sulle vite possibili, fino a POSTMAN di YUUUKI e TAIRELL ISN’T REAL di Dave Clark – il corto di Gaudette si è imposto soprattutto per la continuità emotiva e comportamentale del protagonista.

Il corto racconta Marcel, un uomo parigino con una deformità facciale che danza ogni sera nel suo appartamento aspettando una compagna che non arriverà. Una storia fragile, tenera, decisamente fuori moda per un settore ossessionato da franchise, IP e metriche. La sua produzione, però, mostra dove si sta spostando una parte dell’audiovisivo: dalla ripresa alla generazione, dal set alla postazione di lavoro, dalla troupe come struttura necessaria a un processo in cui l’autore seleziona, corregge e monta possibilità visive prodotte dal modello.

Un film senza set cambia il valore del set?

Il Runway AI Film Festival tocca il nervo scoperto dell’odierna industria audiovisiva: quanto resta del cinema quando il processo produttivo viene compresso fino alla quasi sparizione del set? Per realizzare A Face Only a Mother Could Love, Gaudette ha lavorato con strumenti AI senza coinvolgere interpreti, operatori, scenografi, costumisti, location manager o produttori. La catena del valore tradizionale viene ridotta a una postazione di lavoro, competenze tecniche e molte iterazioni.

Anche il cinema indipendente ha sempre richiesto capitali, permessi, persone, attrezzature e tempo: chi non superava quella soglia restava invisibile. Gaudette racconta di aver scritto decine di sceneggiature rimaste nei cassetti, ignorate da un sistema che non aveva alcun incentivo economico ad ascoltarlo. Con l’AI quella barriera comincia a sfaldarsi, insieme al filtro industriale che decideva chi potesse arrivare alla produzione prima ancora che al pubblico.

Questa democratizzazione riduce però la necessità economica di molte professionalità che finora hanno formato il cinema come lavoro collettivo. Hollywood guarderà a esperimenti simili sempre più con interesse operativo: meno giorni di ripresa, meno personale, meno rischio finanziario.

L’autore solitario che piace alle piattaforme

Runway ha raccolto centinaia di milioni di dollari e sta cercando di collocarsi al centro della nuova produzione audiovisiva. Il premio a Gaudette funziona come dimostrazione pubblica: l’AI video non produce soltanto clip strane, pubblicità rapide o esperimenti da social. Può sostenere un personaggio, un tono, una malinconia.

Non che la capacità di commuovere basti a promuovere il content ad opera artistica. Ma l’autorialità di Gaudette oggi coincide con la capacità stessa di orientare un sistema tecnico instabile verso una forma riconoscibile: l’immaginazione individuale si esercita su strumenti che prima appartenevano solo a strutture collettive, costose e gerarchiche.

Gaudette descrive gli attuali limiti tecnici del processo come una forma di “gioco d’azzardo creativo”: i modelli lavorano su sequenze brevi, la continuità richiede molte prove, cancellazioni, rifacimenti, molte generazioni e molta energia computazionale; Gaudette incarna però una figura ideale per piattaforme e startup, perché concentra il lavoro creativo in un singolo utente avanzato.

Per chi è rimasto fuori dai circuiti di finanziamento è una possibilità concreta. Per l’industria è un modello di autorialità e assieme riduzione dei costi: una formula perfetta per pubblicità, pitch, previsual, serie a basso budget  così come prodotti narrativi più ambiziosi.