Artists Equity apre la quarta Writers’ Room mentre Netflix accelera con l’AI: il rischio è trasformare la creatività umana in copertura industriale.
Artists Equity ha aperto la quarta Writers’ Room senza che sia stato ancora annunciato l’inizio delle riprese di un film nato dalle tre precedenti. Annabelle Gurwitch, Stephen Vitale, Gary Lundy, Michelle Alexander, Van Jensen, Karen Croner, Meko Winbush e Shane Kennedy saranno divisi in due gruppi per dodici settimane, sotto la guida di Ben Affleck, Matt Damon ed Eric Roth.
Gli autori potranno proporre storie di qualsiasi genere; Artists Equity aprirà le stanze attorno alle idee selezionate. La ripetizione del programma dimostra che lo studio vuole renderlo permanente, ma la quantità dei cicli non dice ancora quanti copioni riusciranno a superare la porta del finanziamento.
Quando il programma fu formalizzato lo scorso marzo, due cicli pilota avevano prodotto quattro sceneggiature in fase di packaging e altre quattro in lavorazione. Gli autori sono pagati secondo i minimi WGA e ricevono feedback regolari; in cambio, la selezione economica entra nella scrittura molto prima del via libera.
L’AI può non scrivere i copioni e orientare quali verranno sviluppati
Artists Equity ha un accordo pluriennale di first look con Netflix. La Writers’ Room interviene all’inizio della filiera, trasformando un’idea in un progetto finanziabile; InterPositive, fondata da Affleck e poi acquisita dalla piattaforma, opera invece nelle fasi successive. Non risulta un’integrazione tra le due attività, ma l’accordo consente a Netflix di valutare per prima i progetti streaming sviluppati dallo studio, mentre la piattaforma controlla la società che punta a ridurne tempi e costi di realizzazione.
Gli strumenti di InterPositive ricostruiscono inquadrature, sostituiscono sfondi, correggono luci e mantengono la continuità visiva. Nel 2026 Netflix ha dichiarato flussi di AI generativa in oltre 300 produzioni, senza pubblicarne l’elenco né chiarire quale intervento basti per entrare nel conteggio.
Nella Writers’ Room, la valutazione economica non attende il copione finito. Artists Equity seleziona un’idea, ne guida lo sviluppo per dodici settimane e, mentre la scrittura procede, individua i talenti da coinvolgere e una possibile struttura finanziaria. Il risultato atteso non è soltanto una buona sceneggiatura, ma un progetto che possa essere valutato come investimento.
È in questo passaggio che l’AI potrebbe incidere senza scrivere una battuta. Non risulta che venga impiegata nelle Writers’ Room e gli strumenti dichiarati di InterPositive svolgono altre funzioni. Ma sistemi capaci di incrociare costi, precedenti e dati sul pubblico possono contribuire a stabilire quali idee ricevano tempo e denaro e quali si fermino prima. La scrittura resterebbe umana; ad automatizzarsi, almeno in parte, sarebbe la selezione che la precede.
Human washing: la prova non è la stanza, ma il set
Secondo Ted Sarandos, i risparmi prodotti dall’AI saranno reinvestiti in nuovi contenuti. È il circuito virtuoso rivendicato da Netflix: l’automazione applicata a set e postproduzione dovrebbe finanziare più lavoro creativo a monte. Una Writers’ Room, però, può moltiplicare le sceneggiature senza moltiplicare i via libera, offrendo allo studio un bacino più ampio di progetti già valutati rispetto a costi, pubblico potenziale e strategie della piattaforma.
Fra i progetti usciti dai cicli precedenti, quello arrivato al pacchetto più definito, almeno pubblicamente, è Sirocco, thriller erotico scritto dal due volte vincitore dell’Emmy Gideon Raff, con Amy Seimetz indicata alla regia e Steven Soderbergh come produttore esecutivo. Il pacchetto esiste, ma non è ancora diventato un film: non sono stati annunciati finanziatore, distributore, budget, via libera o data delle riprese.
La Writers’ Room diventerebbe human washing se i suoi autori, regolarmente pagati e messi in primo piano, venissero esibiti come prova visibile che “l’arte resta umana”, mentre l’automazione comprimesse il lavoro meno visibile di set e postproduzione e i risparmi si traducessero soprattutto in margine. Per distinguere il sostegno reale dalla rappresentazione promozionale non basterà contare stanze, copioni o titoli assistiti dall’AI: servirà sapere quanti film entrano in produzione, quali professionalità restano coinvolte e quale parte dei risparmi finanzia davvero nuovi progetti.