Al Festival di Shanghai, AI Backlot, corti girati con iPhone e VR mostrano come la Cina stia trasformando il cinema in pura produzione tecnologica.
Il 28° Shanghai International Film Festival, in programma dal 12 al 21 giugno 2026, ha messo in fila cinema, intelligenza artificiale, smartphone e realtà virtuale. Durante la conferenza stampa della giuria dei Golden Goblet Awards, l’attrice Xin Zhilei ha scherzato dicendo di essersi preparata consultando Doubao, app AI cinese, un’abitudine oramai popolare.
A livello industriale, la Cina valuta il proprio settore AI “core” oltre 1.200 miliardi di yuan, circa 173,9 miliardi di dollari, con più di 6.200 aziende attive. Cinema, animazione, contenuti brevi e micro-drama sono fra i territori in cui la tecnologia entra più velocemente, per abbassare tempi, costi e soglie di accesso.
AI Backlot: il processo diventa spettacolo
La novità più esplicita del SIFF è AI Backlot, realizzato con Hailuo AI, piattaforma multimodale di MiniMax. Il programma ha affiancato filmmaker tradizionali e creatori AI, chiedendo loro di produrre un corto in un mese e di documentare l’intero processo.
Il festival non ha nascosto il lavoro dietro le quinte. Una grande sala espositiva dello Shanghai Film Art Center è stata trasformata in un set aperto: i filmmaker lavoravano alle console, osservati dal pubblico, mentre grandi schermi mostravano le immagini in sviluppo. La grammatica è più vicina al gaming, alla demo industriale, al laboratorio pubblico che alla vecchia liturgia festivaliera.
Hou Zuxin, regista di The Italian Recipe, è stata affiancata dal filmmaker AI tedesco Mark Wachholz. Insieme hanno realizzato A Message for the Butterfly, corto filosofico sulla memoria. Wachholz lo ha definito un “documentario di idee”, spiegando che l’AI funziona bene quando deve rappresentare concetti astratti. Hou ha ammesso di essere partita da una curiosità doppia: creativa ed economica. Il risultato, per lei, è stato poter trasformare una visione in un film intero, non solo in un teaser.
L’iPhone come macchina produttiva leggera
Il SIFF ING ha spinto sul fronte opposto: non la generazione sintetica, ma il dispositivo minimo. Il Mobile Filmmaking Camp ha selezionato 10 giovani talenti, affidando loro un iPhone, fondi e tutoraggio. I mentor erano il direttore della fotografia Gao Weizhe, noto per Black Dog, l’attore Qu Chuxiao di The Wandering Earth e il regista Nick Cheuk, autore di Time Still Turns the Pages.
I corti hanno attraversato generi diversi, dalla fantascienza di Till Death di Stray Chen al romance di Amour di Harry Cai. Anche i mentor hanno girato opere proprie: Gao ha firmato Boxed Mom, storia intima sul rapporto fra una donna anziana e la figlia. La sua idea è che “in un’epoca in cui l’AI può generare qualsiasi immagine, il telefono resta un’àncora di realtà”.
Il precedente recente è Left-Handed Girl di Shih-Ching Tsou, girato con iPhone nei mercati notturni di Taipei per lavorare dentro spazi affollati senza apparato pesante.
La VR rientra dalla porta industriale
Il SIFF Immersive ha completato il quadro. La sezione ha proposto il concerto VR di Jason Zhang, Crafted Crimes, The Umbra Mission e Reality Looks Back. In Crafting Crimes: The Lizzie Borden House, gli spettatori indossano visori e ricostruiscono una scena del crimine. Altri episodi affrontano i Wonderland Murders e il furto della Mona Lisa.
La Cina guarda anche ai numeri: il piano nazionale VR punta a 25 milioni di dispositivi e a un valore industriale sopra i 350 miliardi di yuan, circa 48,2 miliardi di dollari, entro il 2026. Shanghai non sta celebrando gadget, ma mostrando una filiera: festival, piattaforme AI, telefoni, sale XR, politiche pubbliche e pubblico pagante.
Il cinema resta al centro solo se accetta di farsi vedere mentre cambia mestiere.