Tra monolocali “taaaac” e trattori in tangenziale, Il ragazzo di campagna con Renato Pozzetto si conferma un cult intramontabile della commedia nostrana.
Il 14 luglio il cinema italiano festeggia il compleanno di Renato Pozzetto, colonna portante della nostra comicità. Per omaggiare la sua stralunata genialità cinematografica, non esiste modo migliore che riscoprire Il ragazzo di campagna.
Uscito nelle sale il 20 dicembre 1984, questo lungometraggio scritto e diretto da Castellano & Pipolo non è soltanto una formidabile macchina da risate transgenerazionale, ma rappresenta un vero e proprio saggio sociologico camuffato da farsa.
La pellicola ha saputo anticipare con straordinaria premonizione le nevrosi, il carovita e l’alienazione della vita metropolitana odierna, confermandosi un pilastro della commedia nostrana degli anni ’80.
La trama
La vicenda segue le peripezie di Artemio, un contadino che ha passato i suoi primi quarant’anni a Borgo Tre Case, una frazione sperduta nella campagna pavese. La sua vita scorre identica ogni giorno, tra il lavoro nei campi, i pranzi con la madre anziana, le avance della vicina Maria Rosa e l’unico “svago” comune: sedersi lungo i binari a guardare passare il treno.
Nel giorno del suo quarantesimo compleanno, Artemio realizza che non può finire i suoi giorni lì. Decide così di trasferirsi a Milano. Ad attenderlo c’è una realtà totalmente diversa: un monolocale minuscolo e iper-tecnologico fornito dal cugino delinquente Severino, lavori improbabili, scippi, smog e l’incontro ravvicinato con Angela, una moderna ragazza di città di cui si innamora. Ma la metropoli si rivelerà molto meno accogliente del previsto.
Il ragazzo di campagna: la recensione
Negli anni Ottanta il cinema italiano raccontava con graffiante ironia il boom dell’urbanizzazione selvaggia e il mito della “Milano da bere”. La forza di questa satira risiede nel contrasto stridente tra la purezza rurale e la frenesia della grande città, capace di fotografare temi attuali come la micro-abitabilità e la profonda solitudine nascosta dallo scintillio delle luci milanesi.
Franco Castellano e Giuseppe Moccia (Pipolo) traducono questa dicotomia firmando una regia attenta e funzionale, che si muove tra la quiete bucolica della provincia pavese e il caos della metropoli lombarda per mettersi al servizio dei tempi comici degli attori.
Le scene cult entrate nella storia
La sceneggiatura de Il ragazzo di campagna eleva la banale quotidianità a satira sociale, traducendo lo smarrimento del provinciale nella giungla urbana attraverso sequenze ormai entrate nell’immaginario collettivo.
Tra queste, la “scena del treno” — con i contadini sulle sedie a fissare il convoglio regionale e Artemio che esclama: «Il treno è sempre il treno!» — rappresenta una sintesi perfetta di poesia e comicità.
Il contrasto esplode all’arrivo del protagonista a Milano: la presentazione del monolocale ultra-accessoriato ma minuscolo, scandito dal tormentone «taaaac!», si rivela una parodia geniale del design moderno e delle nevrosi cittadine.
Lo script non si limita a infilare gag, ma calibra dialoghi e contrasti visivi — come la sequenza del trattore in tangenziale o il pranzo surreale con un solo uovo — per mettere alla berlina le assurdità del progresso, regalando un esempio di scrittura premonitrice che conserva una freschezza disarmante.
Il ragazzo di campagna: il cast
Il cuore pulsante dell’opera è l’inconfondibile comicità di Renato Pozzetto. Con una recitazione meravigliosamente dimessa, fatta di sguardi persi nel vuoto ed espressioni stralunate, l’attore modella un Artemio indimenticabile, tanto tenero quanto umano.
Attorno alla sua maschera stralunata si muove una galleria di caratteristi straordinari che arricchiscono ogni singola scena: Massimo Boldi regala momenti esilaranti nei panni di Severino Cicerchia, un cugino ladruncolo tanto goffo quanto irresistibile; Donna Osterbuhr incarna la sofisticata e irraggiungibile Angela; Clara Colosimo dà vita alla iper-apprensiva madre rimasta a Borgo Tre Case, mentre Sandra Ambrosini veste i panni della tenace e innamorata Maria Rosa.
Conclusioni
In un’epoca dominata da affitti impossibili e solitudini digitali, l’odissea di Artemio smette di essere una farsa e si trasforma in un lucido manuale di sopravvivenza contemporanea.
Alziamo allora i calici per gli 86 anni di Renato Pozzetto: l’antieroe gentile che, con il suo iconico «Eh la madonna!», ha regalato al nostro cinema una maschera intramontabile.