Andy Serkis chiarisce l’uso dell’AI per il de-aging, parla della diversità nel cast e rilancia la battaglia per il riconoscimento della motion capture.
Andy Serkis sta girando in Nuova Zelanda The Lord of the Rings: The Hunt for Gollum e, nel giro di poche ore, ha aperto tre fronti destinati ad accompagnare il film fino all’uscita del 17 dicembre 2027: l’impiego dell’intelligenza artificiale, la rappresentazione nella Terra di Mezzo e il riconoscimento degli attori che lavorano in motion capture.
Le dichiarazioni arrivano mentre Serkis continua anche a difendere il suo Animal Farm. Il regista ha ammesso che il film animato non ha avuto il lancio nordamericano sperato, oscurato dalle polemiche sulla sua lettura politica e dalla scelta di trasformare Orwell in un racconto accessibile alle famiglie.
AI cosmetica per il de-aging, non per generare le scene
Serkis ha precisato che l’intelligenza artificiale avrà un ruolo circoscritto. Alcuni personaggi saranno ringiovaniti digitalmente e il processo utilizzerà sistemi di machine learning, ma il regista esclude la creazione di inquadrature interamente generate dall’AI.
L’obiettivo dichiarato è recuperare la combinazione di tecniche che caratterizzava la trilogia di Peter Jackson: miniature, protesi, effetti artigianali e CGI. Serkis considera l’AI uno strumento creativo legittimo quando non sfrutta il lavoro altrui, non danneggia persone e non produce falsificazioni. Nel cinema contemporaneo il confine tra assistenza tecnica, sostituzione del lavoro e uso non autorizzato dei dati è ancora una zona opaca oggetto di scontri industriali.
La scelta del de-aging risponde anche a un problema concreto. Serkis non ha indicato quali attori saranno ringiovaniti, ma il film si colloca tra gli eventi di Lo Hobbit e La Compagnia dell’Anello, e diversi interpreti tornano nella Terra di Mezzo oltre vent’anni dopo la trilogia originale.
Serkis ha inoltre rilanciato una battaglia che porta avanti dai tempi del primo Gollum: una performance realizzata attraverso la motion capture dovrebbe poter concorrere agli Oscar come qualsiasi altra interpretazione. La tecnologia, nella sua impostazione, non crea il personaggio ma ne modifica l’aspetto, allo stesso modo in cui il trucco digitale o il de-aging intervengono sul volto di un attore senza cancellarne il lavoro.
Diversità, Gollum e la battaglia della motion capture
Presentare l’intelligenza artificiale come uno strumento limitato alla cosmesi e al ringiovanimento significa ribadire che il corpo, la voce e le scelte recitative restano umani, mentre software e algoritmi si limitano a costruire la superficie attraverso cui creature come Gollum arrivano sullo schermo.
Interpellato dalla BBC sulle critiche rivolte ai cast storicamente quasi interamente bianchi del franchise, Serkis ha affermato che The Hunt for Gollum affronterà in parte la questione. Ha però escluso un casting costruito, nelle sue parole, per essere “politicamente corretto” o per “spuntare caselle”, sostenendo che la scelta degli attori dovrà restare coerente con la storia e con l’immaginario derivato da Tolkien.
La risposta però rischia al giorno d’oggi di produrre più discussione di quanta ne chiuda: richiamare l’influenza della mitologia norrena su Tolkien spiega una parte dell’immaginario, ma non esaurisce le responsabilità di un adattamento realizzato nel 2026: se il volto digitale di Gollum è una superficie che non annulla l’identità e il lavoro dell’interprete, nemmeno la scelta del cast dovrebbe ridurre un attore alla sua apparenza etnica, né per escluderlo né per includerlo.
Il criterio decisivo dovrebbe sempre restare ciò che l’interprete porta al personaggio.