Jasmine Trinca in Gli occhi degli altri

Gli occhi degli altri: essere visti per essere validi

Andrea De Sica ne Gli occhi degli altri riprende il delitto Casati Stampa trasformando un caso di cronaca nera in un viaggio visivo fatto di armi, possesso e avidità. 

Gli occhi degli altri, Andrea De Sica torna alla regia con un’ ottima prova, parte da un fatto di cronaca nera per arrivare a un thriller psicologico che scava nei desideri più nascosti dell’essere umano. Il film è ora disponibile su Now.

Il delitto Casati Stampa è una dei casi di cronaca che ha scosso di più il Novecento: il 30 agosto 1970 il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, uccise la moglie Anna Fallarino e il suo giovane amante Massimo Minorenti, prima di togliersi la vita. La vicenda fece enorme scalpore non solo per il tragico epilogo, ma anche per la scoperta delle abitudini sessuali del marchese, che era solito assistere agli incontri extraconiugali della moglie e documentarli in diari e fotografie.

De Sica parte dalla storia vera per raccontarci il desiderio e il bisogno di essere visti per essere validi.

Trama

Ambientato in un’isola fuori del tempo, più vicino a un ambiente paradisiaco che terreno, il film segue Elena, interpretata da una magnetica Jasmine Trinca che con questo ruolo si porta a casa il Premio Monica Vitti, che viene travolta da una relazione con il marchese Lelio (Filippo Timi). La loro storia nasce nel proibito, entrambi erano sposati, ma dopo aver passato una notte di passione dopo una delle feste a casa di lui, decidono di divorziare dai propri partner e risposarsi. Proprio in questa scena c’è un grande momento di snodo del film. Durante la loro prima notte, qualcuno li spia da uno spioncino, i due amanti se ne accorgono, ma decidono di farsi guardare e il loro rapporto diventa così uno spettacolo per chi guarda ma sopratutto un ulteriore momento di godimento per i due protagonisti. Quel che conta non è solo provare piacere ma farsi vedere mentre lo si prova.

Fin da subito è chiara la potenza e il controllo del personaggio di Lelio, che riesce ad avere l’annullamento dalla Sacra Rota, potendo in questo modo risposarsi in chiesa. Questo elemento è fondamentale agli occhi dello spettatore, fin da subito si dimostra un uomo potente e, sopratutto, che crede di poter ottenere qualsiasi cosa attraverso il denaro. Nella pellicola tutto si può comprare, a partire dagli amici. Quello che sconvolge di più è che Lelio compra anche gli amanti della moglie. Da un gioco erotico nasce una tragedia, da un rapporto consensuale si arriva a una storia di possesso. Per Lelio quello che era un semplice gioco erotico, un alimento per il suo ego si trasforma nell’emozione più brutta che l’essere umano possa provare: il possesso.

Lo sguardo

Il tema portante di questo film è lo sguardo, in tutte le sue forme. Un’azione ricorrente nel film è la battuta di caccia, all’inizio vediamo Lelio che insegna a Elena a usare un’arma. Quest’arma diventa durante il film lo sguardo. Quest’ultimo viene quindi utilizzato come arma per controllare la moglie e per dimostrare il  dominio del marito.

Desiderare significa guardare, possedere significa controllare e tutto questo passa attraverso lo sguardo. Lelio pretende di definire sua moglie attraverso lo sguardo, attraverso i suoi occhi. La messa in scena di De Sica qui funziona perfettamente. Il suo sguardo diventa ossessivo e mette lo spettatore in una posizione di osservare delle realtà scomode. Lo sguardo della macchina da presa obbliga lo spettatore a vedere l’umiliazione di una donna e l’ossessione di un uomo per il suo ego. Questa ossessione per lo sguardo ci ricorda Eyes Wide Shut di Kubrick ma anche Blue Velvet di Lynch. Da questi autori, De Sica riprende la posizione scomoda in cui mette lo spettatore ed è sicuramente un esperimento ben riuscito e originale nel panorama del cinema italiano.

Dal nostro cinema, l’autore riprende la critica a quella parte ipocrita della borghesia. Tema centrale nel cinema italiano, spesso utilizzato fin troppo e in maniera macchiettistica, De Sica si dimostra capace di portare una critica ben costruita fatta di battute infelici e sopratutto di una riflessione sui corpi mercificati e su rapporti che mettono al centro il denaro.

L’estetica

L’estetica è un altro dei punti forti di questo film. La fotografia è spesso scura e il personaggio interpretato da Filippo Timi è spesso nell’ombra, quasi come se fosse un mostro. Il suo mostro è il suo ego che usa non solo l’arma dello sguardo e della cinepresa, ma anche della seduzione.

Il personaggio di Jasmine Trinca, forse in una delle migliori performance della sua carriera, passa dall’essere una paladina della libertà e a volerla esprimere in tutta i modi, nudità inclusa, fino alla perdita totale di questa. Elena pensava di controllare la sua libertà ma non è così. Visivamente, l’autore sceglie di mostrarla prima in un bagno tra amici nuda e nel momento della realizzazione della perdita, completamente vestita. I vestiti diventano quindi un modo per esprimere la libertà e la perdita di questa.

Conclusioni

Gli occhi degli altri si dimostra essere un ottimo film e un ottimo sguardo sul panorama italiano contemporaneo. De Sica firma un melodramma scuro, elegante e sopratutto disturbante, capace di lasciare il segno in una rappresentazione della critica borghese ridontante e noiosa.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★