Tra 1976 e 1983 l’Argentina è stata sconvolta dalla dittatura militare di Jorge Rafael Videla. Marco Bechis ne denuncia le atrocità in Ritorno a Buenos Aires.
Marco Bechis, in Ritorno a Buenos Aires, racconta il dramma dei sopravvissuti alle repressioni di Videla. Ritorno a Buenos Aires, di cui è stato da poco presentato il trailer, verrà proiettato all’83esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Contesto storico di Ritorno a Buenos Aires
La dittatura argentina mise in piedi un’operazione conosciuta come Guerra Sporca, finalizzata alla repressione di marxismo e peronismo. Molte delle persone arrestate furono gettate vive nell’oceano, attraverso i ‘voli della morte’. Questo diede vita al fenomeno dei Desaparecidos. Tra 1976 e 1983 si attivarono oltre 610 centri di detenzione clandestina. I più famigerati erano la Escuela de Mecanica de la Armada, il Club Atlético e il Garage Olimpo. Inizialmente i criminali di guerra videlisti ricevettero l’amnistia. Questa venne annullata con l’avvento di Néstor Kirchner al potere. Jorge Rafael Videla fu condannato a due ergastoli, con reclusione minima di 50 anni.
La trama
Ritorno a Buenos Aires è un thriller incentrato sulle vicende di Mariano Guerra, un uomo che torna in Argentina dopo 33 anni per testimoniare al processo contro gli ufficiali militari che lo rapirono, torturarono e schiavizzarono. Le vicende sono liberamente ispirate a quanto vissuto dallo stesso Marco Bechis: il regista fu infatti arrestato clandestinamente nel 1977, quindi espulso dall’Argentina dopo quattro mesi di prigionia.
Il trailer di Ritorno a Buenos Aires
“Il tribunale di Buenos Aires ha bisogno della sua presenza fisica. Lei sa che in Argentina sono ricominciati i processi per crimini contro l’umanità. Se lei decide di andare, il tribunale si occupa di tutto”.
Così si apre il trailer del film distribuito da Fandango. Segue l’informazione che il processo cui Mariano Guerra è chiamato a testimoniare riguarda Garage Olimpo. Tornare a Buenos Aires, per Guerra, significa incontrare vecchi amici, ma anche far fronte al suo trauma. Viene spiegato che
“qui per i militari ci sono due strade: l’ergastolo da una parte, o la libertà per insufficienza di prove”.
Nel corso delle vicende processuali Mariano Guerra si troverà inoltre a dover spolverare vecchi scheletri.
Le parole di Marco Bechis
Secondo il regista l’essere sopravvissuto
“ti caratterizza, diventa la tua identità. C’è il senso di colpa di essere vivo, e gli altri no. Ho voluto toccare questa figura così rara nella cinematografia contemporanea, perché è molto attuale. Quanti sopravvissuti all’invasione di Gaza palestinesi ci sono? A parte i sopravvissuti di tutte le guerre in Ucraina, c’è una popolazione sterminata di migliaia di persone che attraversano guerre. E’ una storia che sentivo l’urgenza di raccontare”.