Robin Hood di Sarnoski, focus almanacco cinema

The Death of Robin Hood: una ballata crepuscolare

The Death of Robin Hood ribalta le aspettative e si rivela un intimo dramma psicologico sulla parabola dell'(anti)eroe, con Hugh Jackman in stato di grazia. 

The Death of Robin Hood rappresenta la conferma del talento di Michael Sarnoski, che dopo aver firmato il promettente esordio Pig, con Nicholas Cage come protagonista, si confronta con il mito di Robin Hood, recidendo il legame con la tradizione, in una storia originale e intensa. La pellicola sbarcherà nei cinema italiani il 13 agosto – distribuita da A24, nota casa di produzione spesso impegnata in progetti audaci, come il recente campione d’incassi Backrooms – e vede la partecipazione di un brillante cast: Hugh Jackman, Jodie Comer, Bill Skarsgård e Murray Bartlett.  

The Death of Robin Hood, la trama

Robin Hood, ormai anziano, vive isolato dopo una vita di imprese e violenza. Gravemente ferito, trova rifugio presso una donna misteriosa che promette di curarlo, ma il loro incontro dà il via a una serie di eventi che lo costringono a confrontarsi con il proprio passato. In un ultimo viaggio, il celebre fuorilegge affronta nemici, alleati e le conseguenze delle scelte che hanno segnato la sua vita.

Una sanguinosa leggenda

Il lungometraggio di Sarnoski, ambientato in una lugubre e crepuscolare Irlanda del Nord, con una fotografia fosca che rimanda a Hellheim, inferno norreno, inizialmente, sceglie la via della violenza. The Death of Robin Hood immerge lo spettatore in un sanguinoso turbine di scontri, in cui la componente materica, fango e pestaggi, restituisce la brutalità di un personaggio ben lontano dal classico eroe virtuoso conosciuto nelle precedenti rappresentazioni. La violenza, mai gratuita, permea la prima mezz’ora del film, delineando un universo primordiale e ferino che non concede scampo nemmeno ai più giovani.

Il regista, che confeziona un’opera lontana dai canoni dei moderni blockbuster, riprende la suggestiva epica di Sir Gawain e il Cavaliere Verde di David Lowery e sviluppa una narrazione, soprattutto nella primissima parte, che dialoga, esteticamente e concettualmente, con Valhalla Rising firmato da Nicholas Winding Refn. La messa in scena privilegia un approccio contemplativo e sensoriale, in cui il paesaggio assume un ruolo narrativo tanto quanto i personaggi; i dialoghi sono ridotti al minimo e le ballate, di ascendenza vichinga, evocano la sensazione di un ultimo crepuscolare viaggio.

La via della redenzione

The Death of Robin Hood sovverte, in maniera sorprendente,  le aspettative alimentate dai trailer che facevano immaginare una pellicola action e spettacolare. Invece, tranne che per la suddetta primissima parte, il film si sviluppa come un dramma psicologico dalla forte componente introspettiva. Pertanto i momenti d’azione lasciano spazio all’introspezione. Gravemente ferito e incapace di muoversi se non con estrema fatica, il protagonista conduce il racconto verso un registro sempre più crepuscolare e minimalista.

La pellicola indaga il tormentato percorso interiore dell’eroe, Robin, che abbandona il suo nome nascondendosi sotto lo pseudonimo di Randolph, e a partire da questa scissione d’identità, è chiamato a fare i conti con le atrocità che hanno segnato il suo passato. Così, il mito tramandato dal popolo attraverso le ballate si sgretola, lasciando emergere la vera natura di Robin Hood: quella di uno spietato assassino. E l’ultima possibilità di redimersi non è concessa sui campi di battaglia, bensì in un finale catartico in cui Suor Brigid – una magnetica Jodie Comer – conduce Robin verso una purificazione tanto fisica quanto spirituale.

The Death of Robin Hood, in conclusione

Il lungometraggio scritto e diretto da Michael Sarnoski, un racconto autoriale dai toni epici e crepuscolari, si emancipa dalla tradizione e mette in scena un Robin Hood disilluso e violento. Il film, oltretutto, sorprende lo spettatore che dai trailer si aspettava un racconto improntato all’azione, e sviluppa, dopo un incipit crudo e violento, una narrazione che assume i contorni di un dramma psicologico e minimalista. L’azione lascia il passo all’introspezione, il percorso di redenzione del protagonista, un tormentato e superbo Hugh Jackman, è intimo e contemplativo e il mito celebrativo dell’eroe viene decostruito.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨