Ridley Scott riesce a mantenersi sull’onda del successo, ma la sua percezione è cambiata nel corso degli anni, alternando maestrie e spazzatura.
Ci si domanda spesso in base a quale merito un’artista o un personaggio pubblico riesca ad ottenere il grande di “maestro”. Non tanto nei casi come un’orchestra, in cui il titolo di maestro spetta in tutti i sensi al suo direttore, ma la domande dovrebbe vertere su quali parametri prestabiliti – se esistono – bisognerebbe definire chi sia un maestro e chi non può esserlo definito.
Molto spesso, al di là del puro talento o delle capacità, il titolo platonico di maestro viene attribuito per senialità, ovvero, più è alta l’età e più è probabile arrivarci. Nel cinema non funziona proprio così, e forse neanche nella vita di tutti i giorni. Ma quando si parla di cinema è impossibile tracciare una linea retta anticipatamente, per questo ci sono artisti che ci marciano da una parte all’altra. Ecco a voi, Ridley Scott, in uscita con il suo ultimo film The Dog Stars.
Ridley Scott
Classe 1937, Ridley Scott nasce e cresce in una cittadina chiamata South Shields, non troppo distante dalla città di Newcastle. Cresciuto in una famiglia in cui lo studio ossessivo per l’arte e la passione per il cinema erano la quotidianità, Scott si iscrive alla Royal College of Art per studiare fotografia ed il fratello Tony ci si iscriverà in seguito per studiare pittura.
Ben presto entrambi rivalutano le loro intenzioni e, dopo aver collaborato per la creazione di un dipartimento cinematografico proprio, nel 1965 Scott realizza Boy and Bicycle, cortometraggio di circa mezz’ora con protagonista duo fratello Tony. Entrambi iniziano la loro carriera. Entrambi si interessano di documentari e di spot pubblicitari, ma non è quello che faranno.
Leggenda al di fuori del pianeta
Mentre Tony esordirà nel 1983 con Miriam si sveglia a mezzanotte e costruirà una carriera che va da Top Gun a L’ultimo Boy Scout passando per Man on Fire e Una vita al massimo, Ridley Scott esordisce nel 1977 con I duellanti, film presentato a Cannes. L’infinito duello tra due ufficiali nella Francia napoleonica non solo costruisce l’iter di costruzione della politica europea ma lo affronta in maniera anacronistica.
L’esordio sorprende tutti, ma non quanto i due successivi film. Nel 1979 esce Alien, pietra miliare del cinema di fantascienza e di quello horror e che crea un genere a parte e contribuisce al rafforzamento della final girl. Nel 1982, esce Blade Runner, che scoperchia la passione orwelliana per il distopico di Scott e che ribattezza un filone intero denominato cyberpunk. Peccato che quest’ultimo non ebbe proprio tanto successo…

Il genio della truffa
Gli anni ’80 sono solo un disastro dopo l’altro: il blockbuster Legend va malissimo e il sottovalutato Black Rain viene snobbato. Nel 1991, Scott fa una pausa dalla sua pausa e realizza Thelma & Louise, una banale ma efficace storia d’amore platonica e di cameratismo femminile che lo riporta in auge con critica e pubblico. Ma questa pausa dura molto poco.
I suoi versatili anni ’90 lo catapultano in blockbuster di poco conto, fino al nuovo millennio. Nel 2001 realizza Il gladiatore che, come i successivi Le crociate, Robin Hood, Exodus e Napoleon, ne dimostra i limiti autoriali ma soprattutto narrativi. Comunque, gli anni 2000 sono all’insegna della sua musa Russell Crowe, che ne ricalca le orme: grandi potenzialità sacrificate a favore di storie superficiali.
Tutti i soldi del mondo
Proprio questa mancanza effettiva di profondità lega il cinema di Scott con la creazione di una nicchia filmica in un mondo che già non esiste ed il ricordo della sua vita passata. Così nascono anche i suoi successi nel 21esimo secolo: Black Hawk Down è un grande action sulla guerra, Il genio della truffa è una commedia brillantissima, American Gangster è un crime spaziale, Prometheus e Alien: Covenant sono due capostipiti del moderno sci-fi.
A completare il suo puzzle ci sono anche il discreto The Martian e il kurosawiana The Last Duel, che riprende il suo debutto e che sarebbe dovuto essere il suo finale di carriera. Ma no. Scott realizza poi House of Gucci, uno degli insulti più gravi esistenti all’Italia nonchè anche al resto dell’umanità, e Il gladiatore II, in cui ben poco si salva e sicuramente non è il suo regista, che ormai passa il tempo a insultare gli intervistatori e a lamentarsi con i suoi film.