Festival di Venezia 2025: annunciati i film in programma

Festival di Venezia, il regista che unisce cinema e realtà

Festival di Venezia: un regista, in concorso quest’anno con il suo ultimo film, ha scelto un singolare modo per immedesimarsi al meglio nella storia.

Festival di Venezia anche quest’anno ricco di sorprese, e solide certezze. Tra queste, la presenza del regista Cedric Kahn, che parla di un particolare esperimento per il suo ultimo lavoro.

Festival di Venezia, la scelta del regista

Cedric Kahn, noto artista di fama internazionale, racconta la sua esperienza di immersione in un reparto psichiatrico per adolescenti per il suo film in concorso a Venezia, dal titolo A Place to Heal.

Si tratta del dodicesimo lungometraggio diretto, distribuito a livello internazionale da Charades.

Un sogno diventato realtà

Il regista e attore aveva da anni il desiderio di realizzare un film sulla psichiatria. Lo teneva lì, custodito nel suo personale cassetto delle idee. Poi, quasi come per magia, l’ispirazione giusta è arrivata, quasi come un fulmine a ciel sereno.

Ha infatti deciso di tenersi lontano da medici e diagnosi varie, e di dedicarsi a tempo pieno agli adolescenti, mettendoli al centro della storia, con la loro grande capacità di resistenza.

Nel film vi sono temi delicati quali disturbi alimentari, tentativi di suicidio, e altre tipologie di disagio psicologico, ma nonostante questo è presente anche una luce particolare, intriso di umorismo e gioia, in alcuni tratti. Non è un film fatto solo per pietà.

Non volevo che la psichiatria o la malattia mentale fossero associate a qualcosa di troppo mortale. Volevo il film fosse molto vitale, molto viscerale.

Queste le prime parole di Kahn ai microfoni di Variety. Il film si apre con Lucia, ragazza diciassettenne condotta in psichiatria dalla polizia. Qui ritrova Eloise, già ricoverata da tempo, ed entra in contatto con un gruppo speciale di persone ognuna in lotta con la propria difficoltà.

Kahn veste i panni di Etienne, a capo dell’equipe medica, oberata di lavoro ma al tempo stesso con la voglia di portare aiuto e speranza ai suoi pazienti.  Prima di mettere mano alla sceneggiatura, Kahn e la co-sceneggiatrice Kahina Le Querrec hanno vissuto in prima persona l’esperienza poi raccontata, osservando, prendendo spunto, ascoltando.

Diventano una famiglia. Si curano a vicenda. Non è solo l’istituzione che li cura. E’ il fatto che si trovino lì insieme in un momento di enorme fragilità. C’è un impulso morboso e un impulso vitale. E’ la coesistenza di queste due cose che rende quel luogo così particolare.

La salute mentale giovanile è ormai un tema molto importante e sempre più discusso, in tutta Europa e non solo. Durante il casting, il regista è rimasto profondamente colpito dalla sensibilità di questi ragazzi.

Ne parlavano senza tabù e senza pregiudizi negativi. Ricordo che quando eravamo adolescenti, le persone con problemi psichiatrici erano considerate un pò strane. Oggi è una cosa molto più accettata.

Kahn ha fatto suo il personaggio incarnandolo alla perfezione. Dice di non essersi mai sottoposto personalmente ad analisi, ma si dice anche soddisfatto della sua interpretazione. Molte star non sono solite usare questa franchezza, a suo dire.

Quest’anno reciterà anche in Jupiter, opera prima di Alexandre Smia, thriller politico in tempo reale fuori concorso. Carriera di grande successo, costellata di premi come quello dell‘Orso D’argento al Festival di Berlino. Il cast di A Place to Heal vede un cast di esordienti, in gran parte, con ben 12 adolescenti presenti.

Elogi anche per l’ospedale pubblico, pronto sempre ad accogliere tutti. Il film è prodotto da Ad Vitam Films, che si occupa della distribuzione in Francia e di Charades delle vendite internazionali.