A 88 anni, Jane Fonda continua a essere una delle voci più combattive e politicamente impegnate del cinema americano.
L’attrice e attivista è intervenuta sulla possibile fusione tra Paramount e Warner Bros., sul clima politico negli Stati Uniti e sulla crescente influenza dei miliardari della tecnologia. Lo ha fatto a Venezia, dove è stata premiata durante il gala benefico dei DVF Awards, organizzato da Diane von Furstenberg nell’ambito della Mostra del Cinema.
Fonda considera l’operazione tra i due grandi gruppi una minaccia per l’industria dell’intrattenimento. A suo giudizio, una maggiore concentrazione degli studi avrebbe conseguenze negative sia per il pubblico, con il possibile aumento dei prezzi, sia per i lavoratori, a causa dei numerosi posti di lavoro a rischio. Anche attori, sceneggiatori e altri professionisti creativi perderebbero parte del proprio potere contrattuale, così come i sindacati.
L’attrice ha inoltre ricordato il legame con David Ellison, la cui Skydance aveva finanziato la serie Grace and Frankie, nella quale Jane Fonda ha recitato per sette anni. Il rapporto personale, tuttavia, non cambia la sua posizione sull’operazione societaria.
Le critiche di Jane Fonda
Particolarmente critica è stata anche nei confronti di quella che considera una crescente intimidazione nei confronti delle personalità pubbliche che esprimono opinioni politiche sgradite ai grandi gruppi economici. Fonda ha difeso Mark Ruffalo dalle accuse di antisemitismo legate alle sue posizioni sulla fusione, interpretandole come una forma di pressione volta a scoraggiare il dissenso.
L’impegno politico di Jane Fonda, iniziato negli anni Settanta, resta centrale nella sua vita. L’attrice ha sottolineato l’importanza della mobilitazione collettiva, ricordando il lavoro del Committee for the First Amendment, organismo da lei rilanciato per contrastare le nuove forme di censura e intimidazione.
Sul fronte politico, Fonda si è detta preoccupata per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, per l’espansione dei data center e per le conseguenze sociali e ambientali delle politiche adottate negli Stati Uniti. Ha osservato inoltre segnali di crescente insofferenza anche tra settori dell’elettorato conservatore.
Infine, Jane Fonda ha rivolto la sua critica all’élite tecnologica e agli oligarchi interessati alla ricerca della longevità estrema. Secondo la sua visione, l’ossessione per vivere indefinitamente rischia di convivere con un sistema che sacrifica ambiente, diritti e condizioni di vita della maggioranza.
Ed è proprio la crisi climatica, più di ogni altra cosa, a rendere urgente la mobilitazione. Per la star di Hollywood, infatti, il tempo a disposizione per invertire la rotta non è infinito: superata una certa soglia di riscaldamento globale, alcune conseguenze potrebbero diventare irreversibili.