Couture è un dramma corale che esplora il lato più umano e complesso del mondo dell’alta moda, rivelando ambizioni, fragilità e difficoltà esistenziali.
Couture, l’ultimo film scritto e diretto dalla regista francese Alice Winocour (Revoir Paris, Maryland, Augustine), è stato presentato nel 2025 in occasione di tre importanti festival: Roma, San Sebastián e Toronto. Il film ha conquistato l’attenzione soprattutto per l’intensa interpretazione di Angelina Jolie, che figura anche tra le produttrici del lungometraggio. Arrivato nelle sale italiane il 26 agosto 2026, Couture vanta inoltre un cast composto da Ella Rumpf, Louis Garrel e Vincent Lindon.
Couture, la trama
Durante la Paris Fashion Week, tre donne provenienti da mondi diversi vedono le loro vite intrecciarsi. Maxine, regista americana, arriva a Parigi per girare un video per una prestigiosa maison, ma riceve una chiamata che sconvolge la sua esistenza. Al suo fianco ci sono Ada, giovane modella appena entrata nel mondo della moda, e Angèle, truccatrice con il sogno di diventare scrittrice.
Traumi e sogni
Alice Winocour porta al centro del racconto le esperienze psicologiche delle sue protagoniste e le difficoltà che sono costrette ad affrontare. Dietro il mondo apparentemente elegante e patinato dell’alta moda si nascondono infatti fragilità, paure e conflitti interiori. I personaggi si trovano a confrontarsi con momenti di profonda incertezza, mettendo in discussione le proprie ambizioni e il modo in cui percepiscono se stessi. La dimensione professionale diventa così lo sfondo attraverso cui raccontare esperienze personali e dolorose, mostrando come le pressioni esterne possano influire profondamente sulla vita e sulle scelte personali.
Couture traduce il disorientamento delle sue protagoniste attraverso una narrazione frammentata, che segue le loro esperienze e i diversi momenti di crisi senza ricondurli a un unico punto di vista. La struttura riflette così la loro instabilità emotiva, restituendo la sensazione di un equilibrio continuamente messo alla prova. Degno di nota è il rapporto tra le tre protagoniste e il mondo della moda: nessuna di loro aspira realmente a farne parte. Ognuna si ritrova immersa in questo ambiente inseguendo un’ambizione diversa, legata a un desiderio personale che va oltre la moda. Winocour utilizza così la fashion week come un limbo, uno spazio di passaggio, nel quale le protagoniste si incontrano e si confrontano con le proprie aspirazioni.
La prova attoriale di Angelina Jolie
Angelina Jolie offre un’interpretazione intensa e misurata, capace di accompagnare il percorso emotivo di una protagonista costretta a confrontarsi con una profonda crisi personale. La sua Maxine attraversa il film in uno stato di crescente disorientamento, divisa tra le esigenze professionali e una realtà privata che improvvisamente prende il sopravvento. L’attrice evita di affidarsi a una recitazione eccessivamente enfatica, lasciando emergere il dolore soprattutto attraverso gli sguardi, i silenzi e piccoli cambiamenti nell’espressione.
È una prova, tra le migliori degli ultimi anni per la star, che trova la propria forza nella sottrazione e nella capacità di restituire con autenticità tutta la fragilità della protagonista. Anzi, stupisce che la regista non abbia scelto di incentrare la pellicola esclusivamente su di lei, dal momento che Couture avrebbe potuto essere il classico film costruito attorno a una grande interpretazione. Una scelta che avrebbe forse valorizzato maggiormente la prova di Angelina Jolie, soprattutto considerando che Ella Rumpf e Anyer Aney non sempre riescono a reggere il confronto con l’attrice.
Couture, in conclusione
Couture si presenta come un dramma d’autore che porta sullo schermo le fragilità emotive e psicologiche dei suoi personaggi. Winocour, che cita Alfred Hitchcock e David Cronenberg come proprie fonti di ispirazione, utilizza il corpo e la sua vulnerabilità come strumenti per raccontare paure, disorientamento e crisi interiori. Un approccio interessante, che però non sempre riesce a tradursi in un autentico coinvolgimento emotivo dello spettatore.
La frammentazione narrativa e alcune scelte di sceneggiatura finiscono infatti per creare una certa distanza dai protagonisti. A questo si aggiunge la sensazione che determinati passaggi narrative siano già stati esplorati da altri registi. Couture rimane così un’opera interessante nelle intenzioni e affascinante per la capacità di mostrare personaggi reali, tuttavia risulta meno incisiva nel riuscire a imporsi nella memoria dello spettatore.