Paolo strippoli EFA

Paolo Strippoli agli EFA, dalla Trilogia Metereologica alla corsa agli Oscar

Chi è Paolo Strippoli, il regista di L’Estranea: dall’horror e Netflix agli EFA e alla corsa agli Oscar per rappresentare il cinema italiano.

A 33 anni Paolo Strippoli ha percorso una strada piuttosto insolita per arrivare al centro del cinema italiano: Netflix, horror, piogge torrenziali, famiglie disfunzionali, festival di genere, Venezia, Oscar. Da oggi può aggiungere anche gli European Film Awards. L’Estranea è infatti l’unico film italiano presente nella shortlist annunciata oggi 14 ottobre dalla European Film Academy.

La shortlist EFA comprende 45 lungometraggi di finzione, all’interno di una selezione complessiva di 68 film tra fiction, documentari e animazione provenienti da 40 Paesi. Le nomination saranno annunciate il 14 novembre e i premi consegnati ad Atene il 16 gennaio. Per L’Estranea è un’altra tappa di una traiettoria internazionale che, nel giro di poche settimane, ha già attraversato Venezia, Toronto e la candidatura italiana agli Oscar.

Il dato interessante non è soltanto che Strippoli sia arrivato fin qui così giovane. È come ci sia arrivato: facendo esattamente il tipo di cinema che per molto tempo in Italia sembrava destinato a restare fuori dalla porta.

Da Corato agli Oscar, passando per la Trilogia Metereologica

Strippoli nasce a Corato, in provincia di Bari, nel 1993. Studia Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza e poi regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Prima di diventare autore passa dalla gavetta più classica: lavora come assistente alla regia per Gianni Amelio in La tenerezza, Daniele Luchetti in Io sono Tempesta e Gianni Zanasi in Troppa grazia. Nel 2019 vince il Premio Solinas per il soggetto L’angelo infelice.

Poi, però, il curriculum devia.

Nel 2021 firma insieme a Roberto De Feo A Classic Horror Story, prodotto per Netflix: un horror che mette insieme folk horror, citazioni internazionali e una certa ironia sul consumo contemporaneo delle immagini. Seguono Piove, nel 2022, e La valle dei sorrisi, nel 2025. Nel primo una Roma soffocata dalla rabbia viene investita da una sostanza capace di trasformare il rancore in violenza; nel secondo un paese di montagna apparentemente felice ha trovato un sistema molto poco rassicurante per liberarsi dal dolore.

I film cambiano pelle, ma non completamente ossessione: famiglia, trauma, dolore, perdita del controllo. E acqua.

Strippoli ha quasi costruito, senza programmarlo, una trilogia meteorologica. In Piove l’acqua accompagna il collasso della città; La valle dei sorrisi è attraversata da un clima continuamente minaccioso; in L’Estranea un’alluvione segue la crisi familiare fino a rendere l’apocalisse privata anche materiale. Per lui, che ammette di essere ossessionato dal controllo, gli agenti atmosferici estremi sono un modo di togliere ai personaggi l’illusione di poter governare ciò che accade.

Tre film, tre abbracci e parecchi traumi

C’è anche un’altra firma, meno prevedibile. Strippoli si è accorto che i suoi primi tre lungometraggi terminano tutti con un abbraccio: A Classic Horror Story, Piove e La valle dei sorrisi. Una ricorrenza curiosa per un autore associato soprattutto all’horror, ma piuttosto coerente con un cinema in cui la violenza funziona quasi sempre perché prima esiste un legame da mettere alla prova.

Non è un caso che Strippoli continui a rifiutare, almeno in parte, l’etichetta di “regista horror”. Non perché consideri il genere qualcosa da cui prendere le distanze. Al contrario: lo definisce uno degli spazi narrativi e visivi più liberi a disposizione di un autore.

Tra i film che lo hanno segnato c’è Pulse di Kiyoshi Kurosawa, scoperto da adolescente. Non tanto un catalogo di spaventi quanto un horror capace di usare il soprannaturale per parlare di solitudine, alienazione e rapporti umani. In Strippoli è rimasta la stessa idea: il genere non come argomento, ma come lingua.

L’Estranea: l’horror nascosto dentro una famiglia italiana

Con L’Estranea il meccanismo diventa ancora più evidente.

Strippoli e il cosceneggiatore Salvatore De Chirico partono da un melodramma familiare classico e ci innestano thriller psicologico e incursioni horror. Lo stesso regista ha raccontato che proprio questa natura ibrida rendeva il progetto difficile da presentare ai produttori: davanti alla sceneggiatura la domanda implicita era, in sostanza: “Che creatura è?”.

La creatura è ambientata nella Bari del 1999, in una famiglia di nuovi benestanti ossessionata dalla possibilità di perdere lo status conquistato. Strippoli conosce quel mondo anche attraverso la propria infanzia: arrivando a Bari dalla provincia di Corato, racconta di avere osservato quelle famiglie per le quali case, vestiti, aspettative sui figli e apparenze non erano soltanto vanità, ma la prova visibile di un riscatto sociale.

Al centro ci sono Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano, madre e figlia; Adriano Giannini completa il nucleo familiare, mentre Valeria Bruni Tedeschi interpreta la figura che dà il titolo al film. E proprio Bruni Tedeschi era nei pensieri di Strippoli fin dalla scrittura: il personaggio era stato immaginato per lei e, secondo il regista, il film avrebbe probabilmente preso una forma diversa se l’attrice avesse rifiutato.

Paolo Strippoli in shortlist agli EFA

Il film è arrivato in concorso a Venezia, dove ha ottenuto anche il riconoscimento Arca Cinemagiovani come miglior film italiano della Mostra, quindi al Toronto International Film Festival: lì si è classificato First Runner-Up al People’s Choice Award di Midnight Madness, risultato inedito per un titolo italiano nella storia di quella sezione. Il percorso è proseguito attraverso Busan e numerosi festival internazionali.

Poi è arrivata la scelta italiana per gli Oscar.

Tra i 21 titoli proposti c’erano film di Nanni Moretti, Marco Bechis, Gabriele Muccino, Riccardo Milani, Monica Guerritore e Isabel Coixet. Il comitato ANICA ha scelto L’Estranea indicandolo esplicitamente come un film “di genere” firmato da un giovane autore. Strippoli ha definito quella decisione un segnale particolarmente forte proprio perché thriller e horror raramente vengono scelti per rappresentare ufficialmente l’Italia. A 33 anni, inoltre, è tra i più giovani registi mai designati dal nostro Paese: soltanto Marco Bellocchio era più giovane, quando nel 1967 fu scelto a 27 anni con La Cina è vicina.

L’Estranea è rimasto l’unico film italiano nella shortlist fiction europea degli European Film Awards mentre contemporaneamente rappresenta l’Italia nella corsa all’Oscar internazionale. Nel primo weekend nelle sale italiane ha inoltre superato gli 800 mila euro, arrivando terzo al box office.

Per anni al cinema di genere italiano era troppo commerciale per essere davvero d’autore e troppo strano per essere davvero commerciale. Ora che Strippoli è agli EFA e agli Oscar, il problema sembra essere rimasto soprattutto nelle vecchie categorizzazioni.