Cinema

Febbre da cavallo, 50 anni: da insuccesso al botteghino a fenomeno popolare

Febbre da cavallo, 50 anni: il film che trasformò un flop in una leggenda del cinema italiano sarà celebrato all’Ippodromo delle Capannelle di Roma.

Febbre da cavallo, 50 anni. Il celebre film divenuto un cult per il panorama cinematografico italiano, riceverà il suo giusto omaggio con una proiezione alle Capannelle.

Febbre da cavallo, 50 anni: proiezione speciale introdotta da Enrico Vanzina

Febbre da Cavallo, 50 anni
Febbre da Cavallo, 50 anni
Ci sono film che conquistano immediatamente il pubblico e altri che impiegano anni prima di essere riconosciuti per il loro vero valore. È quanto accaduto a Febbre da cavallo, la celebre commedia diretta da Steno, che il 29 ottobre festeggia il traguardo dei cinquant’anni e continua ancora oggi a essere uno dei film più amati della storia del cinema italiano.
Per celebrare l’anniversario, l’Ippodromo di Capannelle, luogo simbolo dell’universo raccontato nella pellicola, ospiterà una proiezione speciale introdotta da Enrico Vanzina, che del film fu coautore della sceneggiatura insieme al padre.
Quando arrivò nelle sale il 29 ottobre 1976, nessuno avrebbe immaginato il destino che lo attendeva.
Il cast era di assoluto livello, con Gigi Proietti, Enrico Montesano, Francesco De Rosa, Mario Carotenuto, Catherine Spaak, Marina Confalone e Adolfo Celi, ma il pubblico dell’epoca non premiò il film, mentre molte recensioni si mostrarono fredde o apertamente negative.
Eppure proprio quell’opera destinata inizialmente a passare quasi inosservata sarebbe diventata uno dei più sorprendenti casi di rivalutazione nella storia del cinema italiano.
Al centro della vicenda troviamo tre irriducibili scommettitori romani: Bruno Fioretti detto Mandrake, interpretato da Proietti, Armando Pellicci detto Er Pomata, interpretato da Montesano, e Felice Roversi, interpretato da De Rosa.
Tre amici accomunati dalla passione per i cavalli, dall’infinita capacità di perdere denaro e da un talento inesauribile nel progettare improbabili stratagemmi per risolvere i propri problemi economici.
Accanto alle loro disavventure, il film raccontava una Roma lontana dagli stereotipi turistici, fatta di ippodromi, bar, sogni di riscatto e amicizie improbabili. Una città popolare che diventò parte integrante della storia insieme a luoghi simbolici come Ponte Milvio, Via Veneto, l’Isola Tiberina e Piazza Augusto Imperatore.
La vera rinascita di Febbre da cavallo arrivò negli anni Novanta. Grazie alle televisioni private e alle continue repliche televisive, il film venne scoperto da una nuova generazione di spettatori. Da quel momento il fenomeno non si è più fermato.
Le battute iniziarono a entrare nel linguaggio comune. Espressioni come “La tripla a un milione!” o il termine “mandrakata”, utilizzato oggi per indicare uno stratagemma particolarmente ingegnoso, sono diventate parte del lessico quotidiano.
Anche frasi come “È un whisky maschio senza raschio” continuano ancora oggi a essere citate da appassionati di ogni età.
Nel tempo sono nati gruppi di fan, raduni, pagine social, convegni e iniziative dedicate al film.
L’opera di Steno è diventata un vero fenomeno culturale, capace di superare il cinema per entrare nella memoria collettiva del Paese.
Il successo fu talmente grande da portare nel 2002 alla realizzazione di Febbre da cavallo – La mandrakata, diretto da Carlo Vanzina, che riportò sullo schermo Proietti e Montesano insieme a Nancy Brilli e Rodolfo Laganà.
Lo stesso Montesano ha ricordato che, dopo quel film, si era persino pensato a un terzo capitolo intitolato Il ritorno del Pomata, progetto che però non vide mai la luce.
Fondamentale nel successo del film è stata anche la celebre colonna sonora composta da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera. La celebre marcetta che accompagna le corse e le disavventure dei protagonisti è diventata essa stessa un simbolo riconoscibile, ancora oggi utilizzato come suoneria e immediatamente associato al film.
Frizzi ha raccontato come il tema nacque al termine delle riprese e fosse pensato per accompagnare sia il ritmo delle corse sia l’ansia e le speranze degli scommettitori protagonisti della storia.
Anche gli stessi protagonisti hanno più volte manifestato la loro soddisfazione per una popolarità cresciuta col passare degli anni.
Montesano ha ricordato come durante gli Europei del 2000 il film venisse mostrato ai giocatori della Nazionale per aiutarli a rilassarsi prima delle partite, segno di quanto fosse ormai entrato nell’immaginario collettivo italiano.
A mezzo secolo dalla sua uscita, Febbre da cavallo continua dunque a rappresentare qualcosa di unico. Non soltanto una commedia di straordinaria efficacia, ma il ritratto di un’epoca, di una città e di un modo di vivere ormai scomparso.
Forse è proprio questo il segreto della sua longevità: dietro le risate, le scommesse e le improbabili trovate di Mandrake ed Er Pomata si nasconde un pezzo di Italia che continua ancora oggi a far ridere, emozionare e riconoscersi sullo schermo.