Carrie – Lo sguardo di Satana: emarginazione. Violenza. Vendetta

Carrie – Lo sguardo di Satana: emarginazione. Violenza. Vendetta

Carrie – Lo sguardo di Satana è tra gli horror che più hanno influenzato la storia del cinema. Narra le vicende di una ragazza emarginata.

Carrie – Lo sguardo di Satana è un film realizzato da Brian De Palma nel 1976. Tratto dal primo romanzo di Stephen King, ha come protagonista Sissy Spacek. Il film è stato inserito tra i cento migliori thriller e horror della storia del cinema, ed è conservato nel National Film Registry.

Carrie – Lo sguardo di Satana, la trama

Carrie (Sissy Spacek) è stata cresciuta da una madre estremamente religiosa, che l’ha costretta all’isolamento. Un giorno, mentre è nello spogliatoio scolastico, ha il menarca. Non sapendo cosa stia succedendo, la ragazza va nel panico, e viene per questo umiliata dalle sue compagne di classe. Le ragazze vengono a loro volta punite dall’insegnante di educazione fisica, Miss Collins (Betty Buckley), che le costringe a svolgere ore aggiuntive della sua materia. La punizione porterà Sue Snell (Amy Irving) al pentimento, ma al tempo stesso attirerà su Carrie le ire di Chris Hargensen (Nancy Allen).

Il destino di Carrie

Questa non è solo la storia di “una poveretta afflitta da problemi mestruali” (come definita dallo stesso Stephen King). Di certo il menarca dà il via alla serie di fatti riguardanti la ragazza, ma il film parla principalmente di violenza, abusi ed emarginazione. Questi renderanno la protagonista prigioniera della sua stessa mente, impedendole di riconoscere chi è colpevole delle sue umiliazioni e chi, invece, è innocente. Prende così il via una spirale di violenza, che condurrà l’intera vicenda verso un finale tragico e sanguinoso.

Carrie – Lo sguardo di Satana, accoglienza e interpretazione critica

Carrie – Lo sguardo di Satana si distingue per la qualità interpretativa dei suoi attori e per le atmosfere create dalla colonna sonora, composta da Pino Donaggio. Il film si mantiene costantemente in equilibrio tra l’idillio della giovinezza e la tensione provocata nella protagonista dagli abusi. Ne deriva un effetto perturbante. Questo film è tra le migliori espressioni del cinema horror statunitense. Peter Bradshaw, redattore del Guardian, ha affermato che l’opera

mostra, come nessun’altra, l’estasi che si cela dietro l’appagamento di desideri orribili.

Carrie – Lo sguardo di Satana e le sparatorie di massa

L’osservatore contemporaneo non potrà evitare un collegamento tra il finale di Carrie – Lo sguardo di Satana e le sparatorie di massa. Spesso chi compie queste azioni soffre di emarginazione e di malattia mentale, non di rado provocate da bullismo o mobbing. Tra il 1967 e il 2019, secondo il Washington Post, negli Stati Uniti si sono verificate 163 stragi; questo, stando a quanto affermato dal Los Angeles Times, li rende la nazione con il più elevato numero di sparatorie al mondo.

Cosa insegna Carrie – Lo sguardo di Satana?

Carrie – Lo sguardo di Satana è ancora attuale, e non solo perché gli Stati Uniti mantengono il record mondiale di stragi con arma da fuoco. E’ ancora attuale perché invita lo spettatore a riflettere sulle conseguenze a lungo termine delle sue azioni violente: come sostenuto da principi spirituali e tradizionali, il male fatto trova sempre il modo di tornare al mittente. Produrre comunità, invece di emarginazione, è l’unica strada utile per spezzare il ciclo del sangue e vivere serenamente. Anche Carrie, per un istante, ha avuto questa possibilità; possibilità che le sue vittime avrebbero potuto seguire sin dall’inizio, rendendo Carrie felice e salvandosi la vita.