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Era Reboot, effetto nostalgia o algoritmi difettosi?
Negli ultimi anni l’industria dell’intrattenimento ha sfornato un’enorme quantità di reboot. Ma quali sono i motivi? Carenza di idee o semplici necessità produttive?
Sono sempre di più i titoli che vengono ripescati dal calderone dell’intrattenimento. Dalla Disney alla Marvel, dalle serie HBO alle saghe fantasy, siamo di fronte ad un vero e proprio rimaneggiamento (quasi ridicolo) di prodotti che sembravano aver fatto il loro tempo.
I cataloghi streaming sono saturi, le case di produzione sempre più selettive, eppure quasi ogni giorno spunta un nuovo articolo che ci segnala l’ennesimo reboot di Hunger Games.
Riutilizzare gli stessi archetipi è necessario. Gli stessi intrecci? Va bene. La stessa struttura, anche. Ma riproporre sempre le stesse storie non finirà per annoiarci?
Solo quest’anno sono stati annunciati più di trenta reboot fra remake, sequel e prequel. Ritornano il Diavolo veste Prada e Quel pazzo venerdì con un sequel; La rivincita delle bionde e Rambo con un prequel.
Poi c’è la Disney che a breve farà uscire nelle sale il live action di Lilo e Stitch, si aggiungono poi il remake delle Cronache di Narnia, il reboot di Resident Evil e dulcis in fundo (come se non avessero rimpastato già abbastanza) l’ennesimo prequel de Il signore degli anelli, Gollum.
Ma non è finita, in arrivo l’anno prossimo Harry Potter con la fantomatica serie HBO, La mummia, L’esorcista, Gomorra Le Origini, gli X men, e tanti altri.
Reboot, si torna sempre dove si è stati bene
La domanda sorge spontanea, non ci sono più idee? Eccetto i film d’autore e serie innovative come Scissione e Shōgun, sembra che le case di produzione vogliano puntare sempre di più sul fattore “nostalgia”.
Certo, le emozioni vendono, ma non sarà che il guadagno sicuro stia appannando un po’ troppo la vista? La settima arte, in quanto tale, non dovrebbe tentare di uscire dalle logiche produttive?
Si credeva che con l’innovazione degli strumenti d’intrattenimento le possibilità si sarebbero moltiplicate, che la crescente concorrenza avrebbe dato vita ai prodotti più disparati, le possibilità sembravano infinite. Com’è che invece riguardiamo sempre le stesse storie?
L’utilizzo degli algoritmi ha forse spodestato la spinta propulsiva dei creativi? Non sono ipocrita, di certo sarò seduta anch’io in prima fila sulle poltrone del multisala a godermi Lindsey Lohan e Jamie Lee Curtis che si riscambiano i corpi; ma resto comunque in attesa che, prima o poi, dell’effetto nostalgia non m’importerà più.
