Francesco Guccini, la feconda relazione con il cinema

Francesco Guccini, la feconda relazione con il cinema

Francesco Guccini, il cantautore modenese morto lo scorso 6 agosto, aveva una relazione feconda con il cinema. Se ne vuole qui ripercorrere la strada.

Francesco Guccini è stato tra i maggiori cantautori e scrittori italiani del tardo Novecento; ha inoltre avuto una carriera da attore. E’ venuto a mancare lo scorso 6 agosto, mentre si trovava nella sua casa di Pavana. I funerali hanno visto la partecipazione di Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna.

Francesco Guccini e il cinema

Francesco Guccini ha iniziato a occuparsi di cinema già nel 1976, quando apparve in Fantasia, ma non troppo, per violino, film Rai diretto da Gianfranco Mingozzi. Nel film Guccini interpretava il bardo cinquecentesco Giulio Cesare Croce, impegnato nel raccontare le vicende bolognesi. In seguito Guccini ha partecipato a I giorni cantati (1979, Paolo Pietrangeli), Musica per vecchi animali (1989, Stefano Benni), Radiofreccia (1998, Luciano Ligabue), Ormai è fatta! (1999, Enzo Monteleone) e a tre film di Leonardo PieraccioniTi amo in tutte le lingue del mondo (2005), Una moglie bellissima (2007) e Io & Marilyn (2009).

La relazione clandestina con il cinema

“Il tutto iniziò dietro le quinte, come fosse una specie di demiurgo. Mi ha ricordato i grandi barman del cinema classico hollywoodiano: pungente, preciso, uno che era lì prima di te, che sapeva le cose, ma non te le diceva direttamente. Tant’è che ha cominciato nel 1976 con Fantasia, ma non troppo, per violino, film di Mingozzi per la Rai. Qui ha interpretato Giulio Cesare Croce, autore di Bertoldo e Bertoldino. Nel film Croce si trova catapultato nella Bologna dei nostri giorni, e se ci pensi è incredibile la trasposizione di questo poeta-fabbro. In qualche modo la figura del fabbro si avvicina al modo di scrivere e di raccontare di Guccini“.

Il carattere narrativo delle opere di Guccini

Anche là dove non si è occupato direttamente di cinema, Francesco Guccini ha sviluppato uno stile autoriale che fa eco al linguaggio cinematografico: i suoi brani descrivono infatti, con vividezza di dettagli e immersione emotiva, episodi di vita quotidiana. A volte ha anche deciso di interpretare o narrare personaggi storici e letterari, senza mai rinunciare alla sopra detta teatralità. Si può ricordare, a titolo d’esempio, Farewell: già in apertura, il brano mostra un ritornello che si configura come sottofondo della storia narrata. Nel corso della canzone vengono descritti un “maglione sformato”, “il buffo montone orientale”, dei “tavoli pieni di vino”: ogni cosa appare vivida.

Francesco Guccini sul cinema

“Ho poco a che fare con il cinema, tutto sommato. Ho fatto delle particine in due o tre film, ma in maniera del tutto dilettantesca e quasi ridicola, devo dire”,

questo quel che pensava il cantautore sul suo ruolo da attore.

“Non ci vado quasi mai al cinema. Ogni tanto, raramente. Una volta ci andavo più spesso. Da giovane andavo al cinema tre o quattro volte alla settimana, la sera, anche di pomeriggio ogni tanto. Il cinema è ancora un fenomeno importante, ma oggi tante sale sono state abbandonate”.