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Halloween, 15 film horror da (ri)scoprire
Dal Giappone all’Italia, vi consigliamo quindici film horror in occasione di Halloween, con storie dimenticate e da scoprire.
Da sempre, per qualche motivo, siamo affascinati dalle storie che, paradossalmente, ci spaventano, trovando nel terrore una sorta di attrazione. Forse perché il cinema horror nasce anche po’ come fuga dalla monotonia della realtà, aprendo la fessura verso mondi paralleli e inesplorati. Sebbene, a volte l’horror ci insegni che il male non viene da un altrove, ma si nasconde tra noi, nella nostra quotidianità. Oggi, in occasione di Halloween, vi consigliamo quindici titoli particolari, nascosti e insoliti.
Film horror delle inquietudini interiori
In questa sezione, riscopriamo tre film horror in cui le sofferenze dell’essere umano hanno plasmato il presente a propria immagine e somiglianza.
Il lutto è un fenomeno capace di trasformare completamente la realtà attorno a noi ma, a volte, anche di farcene scoprire una nuova, che ignoravamo. Questo è l’incipit di Lake Mungo (2008) di Joel Anderson, mockumentary che fonde la sofferenza, il senso di colpa e il soprannaturale. Tutto coesiste, ma sfugge allo sguardo. Dopo la morte della figlia Alice, la famiglia cerca di rimettere insieme i pezzi, ma eventi inspiegabili iniziano a prendere forma, così anche la doppia vita di Alice riemerge.
Lake Mungo è un film sicuramente sulla fragilità del presente e su quanto davvero conosciamo la realtà dei nostri cari. Se pensiamo invece ad Anima Persa (1977) di Dino Risi, ciò che è al centro del racconto è un altro tipo di fragilità: quella della mente. Tino si trasferisce temporaneamente a Venezia, ospite degli zii Stolz, per iniziare i suoi studi d’arte. Ma improvvisamente, Tino ode strani rumori provenienti dalla soffitta, accorgendosi giorno per giorno di uno strano mistero che aleggia nella casa, e soprattutto nel rapporto ambiguo tra gli zii.
La fragilità è tema centrale anche di The Innocents (2021) di Eskil Vogt. Una famiglia si trasferisce in un complesso residenziale nel nord Europa. Qui, i bambini scoprono di avere poteri telepatici e telecinetici, e ciò che inizia come un gioco innocente si trasforma velocemente in una tragedia fuori controllo. Il film esplora la crudeltà di una realtà vulnerabile, facendoci riflettere su quanto la violenza sia insita nell’essere umano già nell’età dell’innocenza.
Film horror di ossessione e violenza
È innegabile, la violenza è insita nell’uomo. Come esseri umani, tendiamo a nascondere i nostri istinti primordiali, le tensioni più nascoste, quasi avendo un senso di repulsione verso di esse. Ecco, questi quattro film horror non lo fanno.
Alta Tensione (2003) di Alexandre Aja e À l’intérieur (2007) di Alexandre Bustillo e Julien Maury sono due film francesi in cui la violenza psicologica e quella fisica si intrecciano a pericolose ossessioni, distorcendo la percezione della realtà. Nel primo, due amiche si rifugiano nella casa di campagna di una di loro per studiare. Ma l’apparente quiete viene disturbata dall’arrivo di un killer. Tuttavia, la realtà inizia a prendere pieghe strane e nulla, forse, è come sembra. Insomma, un film al cardiopalma, proprio come À l’intérieur. Film in cui una donna incinta si ritrova intrappolata nella propria casa, perseguitata da un’intrusa inquietante. Un vero e proprio incubo nella claustrofobia.
In Angst (1983) di Gerald Kargl la claustrofobia che viviamo è la mente contorta e degradata di un assassino. Appena uscito di prigione, il suo impulso di uccidere e la sete di sangue prendono nuovamente il sopravvento. Qui, come spettatori siamo trascinati in un vortice di follia e ossessione disturbata, in soggettiva con l’assassino e i suoi monologhi perversi. Un film che, nella sua originalità, risulta sempre molto attuale.
E attuale è anche il tema di The Sadness (2021) di Rob Jabbaz, in cui un virus trasforma le persone in creature sadiche, perverse e incontrollabili, generando una pandemia inquietante. Qui, il corpo umano, ma in primis la mente, subiscono una degenerazione che mostra le pulsioni più nascoste.

La tecnologia come minaccia
La minaccia del digitale è ormai un fenomeno sempre più reale e Charlie Brooker con Black Mirror ne ha approfondito tutti gli aspetti più inquietanti. Ma già negli anni 2000 la tecnologia, a suo modo, prendeva il sopravvento sul nostro sguardo, alterando il mondo circostante.
Tra i film horror giapponesi più cupi c’è Pulse (2001) di Kiyoshi Kurosawa. Qui, il soprannaturale contamina la realtà ed è proprio lo schermo digitale ad essere il varco di accesso. Una serie di suicidi inspiegabili in una Tokyo spettrale e metafisica sono l’inizio di un abisso nella solitudine, come fosse un’epidemia.
Un contagio diverso, quello di Diary of the Dead (2007) di George A. Romero, un found footage che racconta l’apocalisse zombie attraverso le videocamere di studenti di cinema. Romero costruisce una storia in cui la nostra dipendenza dall’immagine e dal raggiungimento del successo distrugge l’empatia e la connessione tra esseri umani.
Un altro found footage che raccoglie e imprime su nastro le paure dell’uomo è V/H/S (2012), frutto di corti di registi emergenti, tra i quali Ti West. Come un’antologia dell’orrore, ogni segmento compone un mosaico di storie disturbanti che testimoniano ancora una volta l’ossessione per la registrazione, l’archiviazione e il guardare “qualcosa di proibito”.
Tre cult
Tra gli anni ’60 e ’90, l’horror trova nuove forme e linguaggi, e si reinventa. Tra metacinema, ironia e trasposizioni. Lamberto Bava e il suo Demoni (1985) mostra quanto il cinema possa “contaminarci”. In un cinema della periferia berlinese, la prima di un film horror maledetto è varco del male verso la realtà.
Un altro maestro dell’horror italiano, Mario Bava, realizza I tre volti della paura (1963), film in cui si intrecciano tre racconti: Il telefono, un thriller erotico, I Wurdalak, un racconto di vampiri tratto da Tolstoj, ed infine La goccia d’acqua, in cui tratta il tema della punizione soprannaturale, ispirandosi liberamente a un racconto di Turgenev. A chiudere questo trittico, un altro film ad episodi: Body Bags (1993) di John Carpenter e Tobe Hooper. Tre storie del terrore contaminate da un’ironia grottesca, narrate da un becchino eccentrico.

Quando il mostro è l’essere umano
Per chiudere il cerchio, torniamo alle considerazioni iniziali. A volte, la paura affiora dal reale, e l’orrore si manifesta nei gesti umani e negli spazi che fanno da trappola. Non i mostri, ma gli esseri umani.
Una coppia parte per un weekend romantico immerso nella natura, ma l’incontro con un gruppo di adolescenti si rivelerà fatale. Eden Lake (2008) di James Watkins, è una lotta disperata per la sopravvivenza, che mostra come la crudeltà si annidi nella normalità più monotona.
In egual modo, Creep (2004) di Patrick Brice, che ci porta in uno spazio apparentemente innocuo, nella casa di un uomo qualunque. Aaron, un videomaker, accetta un lavoro da un uomo misterioso che lo invita per girare un filmato. Girato come un found footage, il film è un’escalation di tensione e disagio, che mostra come il vero orrore è lì dove mai ce lo aspettiamo.
