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Harvey Keitel in 5 interpretazioni indimenticabili
Buon compleanno Harvey Keitel! Scopri 5 film dove il suo talento ti lascia sempre un po’ sorpreso, come un gangster che ascolta Madonna.
Harvey Keitel compie gli anni: 5 film per conoscerlo meglio
Immaginate una banda di gangster, seduti a un tavolo. Sicuramente penserete a chissà quale losca discussione sia in atto. Invece no: stanno dibattendo animatamente su “Like a Virgin” di Madonna. Se questa scena vi suona familiare, è perché stiamo parlando dell’iconico incipit de Le Iene, con un Harvey Keitel che, fin da subito, si impone con una presenza più che singolare.
E oggi, che è il suo compleanno, vogliamo celebrarlo con cinque film che ne dimostrano la particolarità. Proprio come quella discussione surreale, Harvey Keitel è così: inaspettato, capace di sorprenderti anche quando pensi di averlo inquadrato.
Le Iene (1992): Quando le mance fanno più casino della rapina
Un film che non ha certo bisogno di presentazioni. Il debutto di Tarantino è un pugno nello stomaco e Harvey Keitel è il suo gancio destro. Nei panni di Mr. White, un duro con un vago senso dell’onore (diciamo così).
Harvey Keitel qui è come il fratello maggiore inca**ato del gruppo, quello che cerca di tenere a bada i casinisti ma che alla fine si fa coinvolgere anche lui. La sua faccia dice “ne ho viste di peggio”, ma i suoi occhi tradiscono umanità. Un film che ti fa ridere, ti fa saltare sulla sedia e ti fa pure venire voglia di lasciare una mancia decente alla cameriera. Perché? Beh guardalo.
Pulp Fiction (1994): Il lupo che risolve gli impicci meglio di Mr. Clean
Tarantino ci ricasca, e Harvey Keitel pure. In Pulp Fiction, è Winston Wolfe, ovvero l’uomo che chiami quando hai un “piccolo incidente” con un cadavere in macchina e devi farlo sparire prima che la fidanzata del boss torni a casa.
Nel ruolo di un “ripulitore” con la calma di un monaco zen, la professionalità di un chirurgo e, sicuramente, problem solving come prima skill sul curriculum vitae , Harvey Keitel anche nel ruolo di un personaggio secondario ruba la scena a chiunque, dimostrando che a volte l’eleganza sta nel risolvere casini con nonchalance. Insomma, uno di quei personaggi che ti fanno pensare “speriamo ci facciano uno spin-off”.
Il Cattivo Tenente (1992): Quando la polizia fa più schifo dei criminali (e Keitel pure)
Cambio di registro totale. Qui Harvey Keitel si cala nei panni di un poliziotto corrotto fino al midollo, tossicodipendente e moralmente in bancarotta. Un essere umano abietto che usa il distintivo come scusa per ogni nefandezza possibile.
Ma è proprio in questa abiezione che Keitel tira fuori una performance da Oscar (ingiustamente ignorata, diciamocelo). Il suo personaggio è come un incidente a cui non riesci a non guardare: magnetico nella sua caduta a pezzi. Abel Ferrara alla regia mette l’angoscia addosso, con una fotografia che sembra sporca come l’anima del protagonista.
Lezioni di Piano (1993): Da Gangster a Latin Lover (con qualche tatuaggio di troppo!?)
E qui la faccenda si fa… romantica!? Harvey Keitel, quello che anni prima spaccava nasi e urlava contro la gente, si ritrova in mezzo a una storia di pianoforti muti e signorine comunicative (a modo loro).
Nei panni di George Baines, un tipo che all’inizio sembra più interessato ai tatuaggi tribali che alle effusioni amorose, Keitel ci sorprende con una sensualità inaspettata. Vederlo innamorarsi di Holly Hunter a suon di musica è un po’ come vedere un pitbull che lecca un gattino, ma funziona!
Keitel in questo film dimostra che anche un duro dal cuore di pietra (forse non proprio di pietra, diciamo sasso poroso) può sciogliersi di fronte al sentimento. Un film che ti fa dire: “ma davvero quello è Harvey Keitel?”.
Smoke (1995): Harvey Keitel, il filosofo da bancone che ti svela i segreti del mondo (con una sigaretta in mano)
Chiudiamo in bellezza con Smoke, commedia indipendente che profuma di tabacco e chiacchiere da bar.
Keitel abbandona pistole e distintivi per indossare i panni di Auggie Wren, il burbero ma saggio proprietario di una tabaccheria di Brooklyn. Diciamocelo, se avessimo un problema esistenziale, probabilmente Auggie sarebbe l’ultima persona a cui penseremmo di rivolgerci. Eppure, tra una sigaretta rollata e una battuta sarcastica, questo strano guru di quartiere dispensa perle di saggezza e ascolta le storie più improbabili.
Se vi siete mai chiesti dove vanno a finire i sogni infranti e le piccole gioie quotidiane, beh, probabilmente fanno un salto da Auggie. E Harvey Keitel ce lo racconta con naturalezza, con la sua aria disillusa e il suo sguardo che ne ha viste di cotte e di crude, facendoci quasi venire voglia di mollare tutto e aprire una tabaccheria.
Buon compleanno, Harvey!
