(Intelligenza artificiale) IA e cinema

IA e cinema: un sanguinoso campo di battaglia

La paura è concreta ed è nell’aria da un po’: l’IA eliminerà il bisogno di pagare attori in carne ed ossa? Ecco il punto della situazione.

Lo dimostrano le molte alzate di scudi da parte, soprattutto, di attori e sceneggiatori a Hollywood e altrove: l’IA fa tanta paura.

Una delle ultime iniziative anti-IA è la campagna “Stealing isn’t innovation” (Il furto non è innovazione) lanciata da Human Artistry Campaign, forte di quasi 800 firmatari, tra cui lavovatori e lavoratrici del mondo del cinema come Scarlett Johansson e Cate Blanchett.

Blanchett è tra le star più attive contro l’appropriazione indebita da parte dell’intelligenza artificiale: nel 2025, infatti, fu tra i firmatari di una lettera indirizzata alla Casa Bianca in cui si chiedeva di rispedire al mittente le richieste delle compagnie tech di poter addestrare i propri sistemi di IA su opere protette dal diritto d’autore senza bisogno di autorizzazioni.

È dal 2023 che la questione IA e cinema si è fatta bollente. Risalgono a quest’anno, infatti, gli scioperi di associazioni e sindacati come SAG-AFTRA (Screen Actors Guild – American Federation of Television and Radio Artists, ndr) e WGA (Writers Guild of America, associazione che riunisce due sindacati di sceneggiatori, ndr) contro l’uso sconsiderato dell’intelligenza artificiale (qui la proposta di SAG-AFTRA).

Il punto è: non se ne può impedire l’utilizzo tout-court – anzi, le IA tornano utili per rendere più agili diverse lavorazioni – ma devono essere usate con rigore e nel pieno rispetto dei diritti delle maestranze, mettendo sempre al centro gli esseri umani.

“Prodigi” da IA. Con qualche limite

Già è realtà l’IA che riporta in vita attori morti: è accaduto con Val Kilmer, scomparso nel 2025 e resuscitato digitalmente per il film As Deep As The Grave, previo consenso degli eredi. Così come la riproduzione artificiale delle voci di interpreti scomparsi da anni: è il caso delle voci di James Dean e Judy Garland riprodotte dalla startup ElevenLabs.

Vogliamo, poi, parlare dell’utilizzo delle IA per migliorare gli accenti e renderli più credibili? Si è molto parlato del suo utilizzo per il film di Brady Corbet pluricandidato agli Oscar The Brutalist, quando il montatore Dávid Jancsó ha rivelato l’utilizzo del software IA Respeecher per migliorare la pronuncia ungherese dei protagonisti Adrien Brody e Felicity Jones.

L’intervento delle IA non si limita al grande e piccolo schermo, ma influenza anche i videogiochi, sia in termini di attori virtuali che di voci sintetizzate al posto di doppiatori. Finora sono stati molti gli attori umani ad aver interpretato personaggi all’interno dei videogiochi: tra i molti esempi, citiamo Susan Sarandon (Granny Rags in Arkane), Kristen Bell (Lucy Stillman in Assassin’s Creed), Michael Fassbender (Re Logan in Fable 3) e Cara Delevigne (Dj Cara in GTA 5).

Un giorno, tutto questo potrebbe essere un retaggio del passato. O forse no, almeno secondo una specialista del settore come Kate Saxon, regista di performance capture e doppiatrice di videogiochi da oltre 20 anni (The Witcher 3: Wild Hunt, Fable II, Alien: Isolation e altri).

Secondo Saxon: “Nei videogiochi che puntano davvero su narrazione potente, personaggi ricchi e dialoghi significativi, non vedo come l’intelligenza artificiale possa mai sostituire completamente gli attori”.

Manca quel quid che caratterizza gli attori in carne ed ossa: “C’è qualcosa che manca, qualcosa che non puoi quantificare, che eleva una performance da decente a genuinamente commovente”.

E ancora: “Gli attori portano molto più delle loro voci. Portano esperienza di vita, istinti, intelligenza emotiva”.

La California agisce concretamente

Anche alle lotte portate avanti dai sindacati di Hollywood, nel 2024 il Senato della California ha approvato l’Assembly Bill 1836: si tratta di una legge che vieta l’utilizzo senza consenso delle repliche digitali di artisti deceduti, sia voce che immagine digitale, in film, serie TV, videogiochi, audiolibri e altri contenuti multimediali.

I precedenti sono molteplici: oltre a Val Kilmer, anche Oliver Reed ne Il gladiatore, Paul Walker in Furious 7, Carrie Fisher in Star Wars: The Rise of Skywalker e Peter Cushing in Rogue One. In tutti questi casi, comunque, l’autorizzazione era stata chiesta e concessa dagli eredi.

Il risultato è che lo scorso 30 marzo il governatore della California Gavin Newsom ha apposto la propria firma su un ordine esecutivo volto a implementare misure di sicurezza e tutela della privacy da parte delle aziende che sviluppano intelligenze artificiali.

Così Newsom: “La California è sempre stata la culla dell’innovazione. Ma conosciamo anche l’altro lato della medaglia: nelle mani sbagliate, l’innovazione può essere usata impropriamente mettendo le persone a rischio”.

Gli inciuci del governo Trump con le big tech che sviluppano IA

Il provvedimento di Newsom va in controtendenza rispetto alle azioni del governo di Donald Trump, che lo scorso dicembre ha firmato un ordine esecutivo che limita la possibilità per i singoli Stati americani di creare normative autonome sull’intelligenza artificiale.

Portando l’esempio della Cina, nella quale per le aziende c’è un interlocutore unico per l’IA – il governo centrale – Trump mira a snellire la burocrazia, rendendo più competitivi gli Stati Uniti e le sue aziende tech che operano nel settore.

Queste le parole su X del venture capitalist David Sacks, incaricato da Trump di occuparsi delle politiche su criptovalute e intelligenza artificiale: “Nel migliore dei casi avremo 50 modelli di IA diversi per 50 Stati diversi. Un caos normativo persino peggiore di quello europeo. Questo soffocherà l’innovazione, soprattutto per le piccole startup che non possono permettersi i costi della conformità normativa. Nel frattempo, la Cina correrà avanti. Non ci possiamo permettere questo”.

Nel frattempo, però, quattro Stati della federazione USA (oltre alla California, anche Colorado, Utah e Texas) hanno approvato leggi che introducono regole sull’IA nel settore privato, includendo limiti alla raccolta dei dati personali e maggiori obblighi di trasparenza.

Le critiche all’ordine esecutivo voluto da Trump non mancano: il governatore repubblicano della Florida, Ron DeSantis, lo ha definito “un sussidio per le Big Tech”.

E ha aggiunto: “L’ascesa dell’IA rappresenta il cambiamento economico e culturale più significativo del momento; negare ai cittadini la possibilità di indirizzare queste tecnologie attraverso l’autogoverno costituisce un eccesso di potere federale e lascia campo libero alle aziende tecnologiche”, ha scritto il governatore.

Il senatore democratico del Massachusetts Ed Markey, invece, ha definito il piano di Trump “un regalo di Natale anticipato per i suoi amici miliardari amministratori delegati”.

L’approccio alle IA nel cinema italiano

Anche in Italia ci si interroga su rischi e benefici delle IA nel settore cinematografico, sia tra gli addetti ai lavori che in ambito di ricerca accademica.

Partiamo dagli addetti ai lavori. Nel 2024, in occasione degli Stati Generali del Cinema a Siracusa, hanno detto la loro sull’argomento cinque registi italiani: Neri Parenti, Paolo Genovese, Roberta Torre, Piero Messina e Gabriele Muccino.