Gabriele Mainetti ospite al Nuovo Cinema Aquila di Roma insieme all’attrice Yaxi Liu. Dietro le quinte del suo nuovo film: ecco cos’ha raccontato.
“Io volevo provare a raccontare Roma, che poi alla fine rimane sempre Roma, non cambia mai. Però basta che ti giri su te stesso e hai un’altra Roma, perché è meravigliosa”: Gabriele Mainetti ha iniziato il suo incontro al Nuovo Cinema Aquila parlando della sua città.
“Mi stanco a pensarla come la vedo ritratta in quei film che solitamente poi dopo possono essere ambientati anche da altre parti. Invece Roma ha tanto da dare, basta andare sul territorio e accorgersene. E insomma, è venuto fuori questo folle pastiche, che secondo me ha trovato la sua armonia grazie anche a Yaxi, che è stata strepitosa”.
I protagonisti di Gabriele Mainetti: Yaxi Liu ed Enrico Borello
Di Liu infatti il regista ha detto: “Io sono molto esigente, chi ha visto i miei film prima sa quanto io ami lavorare con gli attori perché sono stato attore per 15 anni. Quindi dovevo trovare la persona. E Yaxi è così: vi assicuro. Yaxi, te lo dico col cuore in mano, non ho mai lavorato con una donna così brava come te“.
In merito alla scelta femminile della protagonista, ha commentato: “Quello non risponde a un protocollo. Ultimamente ci si batte in modo giusto per la diversità, però è importante, secondo me, che queste idee nascano spontanee, che siano figlie di un modo di sentire. Bisogna lottare all’inizio, bisogna imporsi, però a me [l’idea] è nata semplicemente così”.

Yaxi Liu è già in Cina, la serata al cinema romano dello scorso martedì è stato il suo ultimo momento di incontro con il pubblico italiano (per ora). Tramite l’interprete ha fatto sapere di essere molto felice e di aver voluto mostrare a tutti che anche le donne sono molto forti.
Mainetti si è dilungato pure sul protagonista maschile: “Mi piaceva anche mostrare l’identità di un maschio, interpretato dal bravissimo Enrico Borello, in un modo diverso: il ragazzo più sensibile, che non ha paura delle proprie emozioni. Mi sono ispirato un po’ a un film meraviglioso di Almodóvar, che si chiama Hable con ella, dove c’era quest’uomo che piangeva tantissimo. Mi commuoveva questa cosa e volevo un po’ ribaltare il concetto, che solitamente viene impostato in film di genere”.
Per Mainetti il suo è un film non totalmente italiano
Questo lungometraggio ha un’ulteriore protagonista: la fusione tra culture, quella romana e quella cinese: “Per me la cosa fondamentale era, nel momento in cui si creava un mix tra il film d’arti marziali e il dramma popolare nostro, accogliere l’altra cultura come un’occasione di crescita“, ha proseguito il regista.
“Questo film non è totalmente italiano, ed è proprio l’altra cultura che ci permette questa grande crescita. È un’occasione, e non lo è a livello ideologico. Non ci sono personaggi che si mettono in bocca un’idea di interculturalità, di multiculturalità”.
Parola d’ordine: azione
“Se lo spettatore semplicemente vede che c’è la possibilità nei fatti, con le scene d’azione, che noi [in Italia] non facciamo – è il corpo, una forma più ludica – si accorge di quanto possiamo essere meglio. Il rapporto non è soltanto quello che vogliamo dire con le parole e con l’ascolto”.
Con una piccola lezione di cinematografia, Mainetti ha approfondito: “Jackie Chan era un regista immenso. Si è sempre ispirato a Buster Keaton e a Charlie Chaplin. Per loro il cinema era muto: avevano i movimenti. Nel momento in cui arriva il dialogo, ci si può paralizzare: parole, parole, parole, parole. Il cinema è movimento“.
La scenografia: sotto i portici dell’Esquilino
Andando sui dettagli tecnici, invece: “La scenografia l’ha fatta Andrea Castorina, che lavora solitamente con Marco Bellocchio: ha fatto Esterno Notte e questi ultimi suoi film”.
E torna, naturalmente, Roma, l’Esquilino in particolare: “La scenografia è Roma, Piazza Vittorio, che poi abbiamo vestito di qualche colore in più. Abbiamo tre, quattro location. In quelle tre, quattro location io condenso il multiculturalismo in modo, forse, esasperato: avevo bisogno di far vedere che Piazza Vittorio poteva essere ancora di più di quello che è. Abbiamo lavorato su questo: c’è un’esagerazione, ma è puramente espressiva“.
Una colonna sonora in armonia tra Roma e la Cina
E infine la musica: “La musica l’ha fatta Fabio Amurri, che è un ragazzo di 35 anni. Io lavoro con i giovani, mi piace tantissimo dare questa opportunità. Lui aveva fatto solo Call My Agent“.
Mainetti ha scherzato sullo stupore del compositore, un po’ incredulo del suo interessamento: “Ho sentito le tue musiche, sono strepitose e secondo me possiamo fare un ottimo lavoro”, gli avrebbe risposto. “E lo vedrete, ha fatto un ottimo lavoro”.
La città proibita è al cinema dallo scorso 13 marzo. Per noi di Almanacco Cinema non c’è dubbio: correte a vederlo!