Micaela Ramazzotti senza filtri a Belve: le sue “verità” sul cinema
Se c’è un’attrice nel panorama del cinema italiano in grado di incarnare la spontaneità, almeno nella fiction, quella è Micaela Ramazzotti: la sua intervista a Belve ne è la prova.
Ne stanno parlando tutti i giornali: l’attrice Micaela Ramazzotti, intervistata da Francesca Fagnani nella cornice del suo programma tv Belve (RaiDue), ha parlato a briglia sciolta, nel perfetto stile del programma. Troppo, secondo alcuni.
In 50 minuti di intervista (qui il link all’intervista completa, sotto l’anteprima), si è comportata come sarebbe idealmente richiesto a qualsiasi ospite del programma: da vera “belva”. Non risparmiando sconti a nessuno, ex colleghe di set incluse.
Lei stessa, all’inizio dell’intervista, si è definita un “lupo solitario”, perché “non mi piace tanto frequentare il branco”. Lupo perché “resta capobranco: un po’ nelle foreste, un po’ nella narrativa”. Ottime premesse per un’intervista che è tra più fedeli allo spirito del programma e offre ottimi spunti di riflessione sul cinema italiano. Scopriamoli insieme.
Belve, l’intervista a Micaela Ramazzotti: i passi sul cinema
L’attore, come il poeta, è un “fingitore”
Micaela Ramazzotti lo dice esplicitamente: è una bugiarda. Ma il suo essere bugiarda è legato al suo essere attrice. Racconta che si è finta svampita e fragile per intercettare ruoli, perché le faceva comodo, e questo la fa diventare un po’ la nostra Marilyn nostrana. Marilyn, nei suoi diari, scriveva: “A volte mi viene da pensare che sono soltanto un’enorme bugia, da capo a piedi. Mento a tutto il mondo”. Nel 2026, Ramazzotti dichiara: “Sono una bugia ambulante”.
Certo, non è la prima attrice a farlo. Prima di lei, una folta schiera di interpreti come, nel cinema italiano, Sandra Milo e Stefania Sandrelli, che non a caso è la sua versione matura nel film La prima cosa bella. Però lei è quella che, nel cinema contemporaneo, è stata più brava a indossare questa maschera.
Il sarcasmo di Micaela Ramazzotti nei confronti delle “attrici nevrotiche”
Micaela Ramazzotti ironizza sul suo essersi finta un'”attrice profonda”, “un’attrice nevrotica, problematica”, di quelle che piacciono tanto al cinema italiano, arrivando a fingere, in un’intervista rilasciata a Vanity Fair, di essere stata in cura da uno psicoterapeuta.
A un certo punto della chiaccherata, complice Fagnani, i nomi delle “attrici nevrotiche” escono fuori: Margherita Buy, Laura Morante.
Perseverare è vincere
Ripercorrendo la sua carriera, Ramazzotti dimostra che nel mondo del cinema, soprattutto se vieni da una periferia (nel suo caso AXA prima e Acilia, nella periferia di Roma Sud, poi) e non hai santi in paradiso, devi insistere e perseverare finché non ti fai notare.
Il suo turning point è il ruolo di Veronica nel film Non prendere impegni stasera (2006) di Gianluca Maria Tavarelli: grazie a questo ruolo viene notata da Paolo Virzì che la vorrà poi in Tutta la vita davanti (2008). Da questo momento in poi la sua vita, professionale e sentimentale, cambierà radicalmente.
Il rifiuto della figura del “pigmalione”
Nella sua intervista senza filtri Micaela Ramazzotti rievoca anche, inevitabilmente, anche il suo sodalizio artistico e sentimentale con Virzì, rifiutando con decisione l’idea che lui venga descritto come il suo “pigmalione”. Dice l’attrice: “Io sono anche un po’ autrice dei miei personaggi. Pigmalione è brutto da dire, perché fa sentire sempre la donna sempre più piccola, minore, un passo indietro. Invece non è così”.
Ramazzotti ringrazia Virzì per i due figli avuti insieme, dichiarando di non doverlo ringraziare per il proprio successo, iniziato dalle apparizioni nei suoi film. Poi sostiene che lui dovrebbe ringraziarla per essere stata una fonte importante d’ispirazione per il suo lavoro.
Nel cinema italiano conosciamo moltissime altre attrici sposate con registi o produttori – qualche esempio: Sophia Loren, Valeria Solarino, Kasia Smutniak – eppure nessuna di loro, a pensarci bene, deve il proprio successo e riconoscimento di attrice al proprio marito. La storia insegna che se sei una brava attrice, prima o poi vieni notata. Con un marito o un compagno di peso nell’ambiente, probabilmente, questo avviene prima.
La vera amicizia tra attori è difficile, se non impossibile
Questo, perlomeno, è ciò che sostiene Micaela Ramazzotti, che ricordando l’esperienza sul set di La pazza gioia, ha messo in evidenza la sua distanza rispetto alla collega Valeria Bruni Tedeschi, a partire dalle origini: “Lei è nata ricca, io no”.
Criticando gli atteggiamenti della collega sul set del film, sul quale a suo dire “si sentiva forse padrona, di tutto, dell’ambiente”, “senza senso del pudore”, Ramazzotti si è attirata molte critiche da parte dei commentatori. Il motivo: in molti l’hanno considerata un’ingrata dopo che Bruni Tedeschi ha voluto condividere idealmente con lei il David di Donatello che si è aggiudicata nel 2017 per la sua interpretazione (dopo aver vinto ex aequo il Nastro d’Argento lo stesso anno, ndr).
Ramazzotti si è anche cimentata in un’ottima (e assai caustica) imitazione della collega, che peraltro nel 2024 era stata già ospite del programma di Francesca Fagnani (per chi fosse curioso, lo trova al minuto 37 dell’intervista su RaiPlay).
La stoccata di Micaela Ramazzotti al “circoletto”
Verso la fine della sua intervista non manca il sarcasmo di Micaela Ramazzotti nei confronti del ristretto “circoletto” del cinema italiano che conta, nel quale lei è entrata di diritto grazie all’ex marito, che era “uno dei soci del circolo”. L’attrice e regista ironizza: “La tessera ce l’avevo, perché ero la moglie del socio (…) però non l’ho usata tanto, nel senso che la tenevo lì”. Poi, con riferimento al suo attuale compagno Claudio Pallitto, che è un personal trainer: “Mo’ ciò quella sportiva”.
Insomma: Micaela Ramazzotti ha rilasciato un’intervista destinata a non passare inosservata e a suscitare polemiche. Come diceva una nota canzone: “la verità ti fa male, lo so”.