Primordial Soup: la scommessa di Aronofsky e l'AI nel cinema

Primordial Soup: la scommessa di Aronofsky e l’AI nel cinema

Il regista Darren Aronofsky ha fondato Primordial Soup, uno studio creativo dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nello storytelling.

L’annuncio è stato presentato lo scorso 20 maggio durante la conferenza annuale degli sviluppatori di Google, dove è stata anche ufficializzata la collaborazione tra Google DeepMind e lo studio stesso.

Il progetto Primordial Soup

DeepMind, il laboratorio di ricerca e sviluppo di AI di Google, fornirà a Primordial Soup strumenti video generativi di ultima generazione, come Veo 3 e Flow – anch’essi introdotti durante la conferenza. L’obiettivo comune è quello di esplorare l’utilizzo dell’AI come alleato creativo all’interno del processo produttivo cinematografico, ponendo l’artista al centro del controllo e della direzione delle tecnologie. L’intelligenza artificiale, dunque, non si propone come sostituto dell’autore, ma come uno strumento da modellare secondo la sua visione.

Questa collaborazione porterà alla realizzazione di tre cortometraggi che fonderanno riprese dal vivo e generazione AI. Il primo, intitolato Ancestra (2025) e diretto da Eliza McNitt, verrà presentato in anteprima il prossimo 13 giugno al Tribeca Festival. Il film si ispira alla nascita della regista stessa, e presenta un neonato interamente generato tramite AI, modellato a partire da fotografie dell’autrice da bambina.

AI e cinema: un rapporto già consolidato

Sebbene l’impiego dell’intelligenza artificiale nel cinema sollevi ancora oggi dibattiti, critiche e proteste, la sua presenza nell’industria è tutt’altro che recente. Tecniche come la computer grafica (CGI) e la motion capture sono utilizzate sin dagli anni ’80 e hanno avuto un forte impatto visivo e narrativo. Negli anni ’90, film rivoluzionari come Jurassic Park (1993) e Matrix (1999) hanno portato gli effetti visivi (VFX) a nuovi livelli di sofisticazione, segnando un punto di svolta.

Oggi, l’AI viene impiegata in numerosi ambiti della produzione audiovisiva: tecniche di de-aging, aging e face-swapping per modificare l’aspetto degli attori con naturalezza; miglioramento del doppiaggio e del suono, per esempio nel film The Brutalist (2024), dove un software AI è stato utilizzato per perfezionare la pronuncia degli attori e aumentare la credibilità della performance; creazione di scenografie e ambienti digitali, spesso troppo complessi o costosi da realizzare fisicamente, con un notevole risparmio sui costi di produzione.

L’intelligenza artificiale nella pre-produzione

Ma l’applicazione dell’AI non si limita alla fase di post-produzione. Negli ultimi anni, ha assunto un ruolo centrale anche in pre-produzione, consentendo di stimare tempi, budget e potenziale successo di un progetto prima ancora che venga realizzato.

Inoltre, l’AI è sempre più utilizzata per analizzare sceneggiature, aiutando le case di produzione a valutarne la qualità narrativa. Alcuni software riescono addirittura a generare idee originali da sviluppare in progetti audiovisivi. A riguardo si è espresso favorevolmente anche lo sceneggiatore Paul Schrader, suscitando non poche discussioni all’interno della comunità creativa.

Tuttavia, è importante riconoscere i limiti dell’intelligenza artificiale: essa si basa su modelli derivati da dati esistenti e, per quanto sofisticata, non possiede la capacità di creare vera originalità. L’essere umano, con la sua sensibilità e intuizione, resta il motore insostituibile dell’atto creativo.

Verso una coesistenza consapevole

Rifiutare l’uso dell’intelligenza artificiale non è la soluzione. È invece fondamentale imparare a conoscerla e utilizzarla in modo consapevole, così da instaurare un rapporto equilibrato tra tecnologia e creatività umana. Solo così sarà possibile sfruttarne appieno le potenzialità, senza perdere di vista il valore dell’autorialità.