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Con i miei occhi, la celebrazione del talento artigiano di Dante Ferretti
Domani a Roma aprirà al pubblico una mostra preziosa: Con i miei occhi, dedicata al lavoro dello scenografo Dante Ferretti. L’abbiamo visitata in anteprima.
Il cinema, lo diciamo spesso, è un lavoro di squadra: e talvolta nelle squadre può capitare che ci siano fuoriclasse come lo scenografo Dante Ferretti, al quale è dedicata la mostra Con i miei occhi che proprio domani aprirà ufficialmente i battenti.
Le coordinate: Roma, Museo di San Salvatore in Lauro, a due passi da Via dei Coronari e da Campo De’ Fiori.
Chi è Dante Ferretti, cui è dedicata la mostra Con i miei occhi
Il suo nome è una garanzia: Dante Ferretti, “venti Nomination agli Oscar in due” con la moglie Francesca Lo Schiavo, è semplicemente uno dei più grandi scenografi viventi. Anzi: a insindacabile giudizio di un uomo di nome Leonardo DiCaprio, “lo scenografo più emblematico e rappresentativo della sua epoca, forse il migliore di tutti i tempi”.
Interminabile l’elenco dei premi vinti da Ferretti: tre Oscar vinti per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret, uno dei film che gli è più caro, 9 Nomination agli Academy Awards, 4 BAFTA, 5 David di Donatello e 14 Nastri d’Argento.
Non solo uno scenografo, ma un artista di più ampio respiro, capace di passare agilmente dai bozzetti alle pitture, la cui importanza artistica è testimoniata dall’esposizione permanente allo Smithsonian Institute di Washington e delle mostre all’Academy Awards e al MoMA di New York.
Insomma: come Vittorio Storaro e Milena Canonero una delle nostre maestranze di maggior prestigio, riconosciuto e celebrato in tutto il mondo proprio come i suoi “colleghi”.
In occasione della mostra Con i miei occhi, abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo di persona: un uomo minuto, dotato di grande ironia e autoironia, semplice e diretto. Il tipo di persona con il quale non disdegneresti di passare una serata di chiacchiere e risate, magari irrorate da un buon vino.
La mostra Con i miei occhi: la curatela di Raffaele Curi
Il nostro primo contatto con la mostra avviene attraverso l’incontro con il curatore, che è anche un caro amico di Ferretti da tanti anni: Raffaele Curi, attore e regista nonché direttore artistico della fondazione Alda Fendi.
Curi è sicuro del successo che avrà la mostra: “in questi ultimi anni non c’era mai stata una mostra che senz’altro consegna ai posteri il grande talento di Ferretti, ma che lo celebra per quello che è, cioè un grande artigiano. Nel momento dell’intelligenza artificiale, che qualcuno ancora disegni, che abbia una mano fantastica (ha la stessa mano di Raffaello, che è nato a Urbino) e che sa accarezzare con il disegno le persone, i posti, “.
Quando gli chiediamo quale sia la scenografia di Ferretti che preferisce ci risponde: “E la nave va di Fellini, perché è una cosa che mi ha veramente molto molto molto colpito. Se lei mi domandasse qual è il film più comico che abbia mai visto risponderei Amarcord di Fellini. Se lei mi chiedesse qual è il film più triste che ho visto è E la nave va di Fellini: il vero genio che raggruppa tutto quanto. In E la nave va sono grandiosi sia Fellini che Ferretti, perché riescono a interpretare meglio addirittura dei registi classici che parlano della morte: Dreyer, Bergman. “.

Sì, perché sono tanti i grandi autori con cui Ferretti ha lavorato: oltre a Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini (“A lui devo tutto”, confessa), Franco Zeffirelli, Tim Burton, Terry Gilliam, Martin Scorsese e molti altri. E il risultato di questi fortunati sodalizi è proprio qui, sotto i nostri occhi, in un’accurata selezione fatta appositamente per la mostra Con i miei occhi.
Il percorso della mostra. Con un cicerone d’eccezione
Il cicerone che ci guida attraverso il viaggio alla scoperta degli splendidi bozzetti, per usare le sue parole, è “un certo Ferretti”. Non capita spesso il privilegio di poter gironzolare per una mostra assieme all’artista che espone: stavolta è successo ed è stato esilarante, complici le battute dette da Ferretti con uno humour molto inglese.
Tra una battuta e l’altra, comunque, lo scenografo ci ha fatto dono di molti aneddoti.
Il percorso è partito da un film meno conosciuto di quelli ai quali ha lavorato: Il settimo figlio (2014) di Sergej Bodrov. Il bozzetto è una suggestivo collage di figure incollate su un imponente fondale architettonico.
Il film di Tim Burton mai realizzato
Il percorso passa anche per il bozzetto preparato per un film mai realizzato, Ripley Believe It or Not di Tim Burton. Ferretti ricorda con grande humour l’incontro avuto con Burton: “Siamo stati due mesi con Tim Burton in Cina. Abbiamo fatto tutto il giro. Siamo tornati a Londra di sabato, e lui ha detto: ‘Ci vediamo lunedì mattina in ufficio’. È venuto in ufficio: era tutto vestito di nero, non s’era lavato, puzzava pure (ride). Piangendo, faceva: ‘Dante, scusa, siamo stati due mesi in Cina ma purtroppo il produttore ha detto che non vuole più fare il film, non vuole tirare più fuori i soldi. C’abbiamo un altro filmetto piccolo da fare, però abbiamo solo 50 milioni (sorride, ndr). Per questo ce ne erano 200′”.
L’altro film era Sweeney Todd, i cui ambienti sono stati tutti ricostruiti negli Shepperton Studios in Inghilterra. “Con pochi soldi, perché hanno chiamato un bravo scenografo (ride, ndr)”. Questo film è valso a Ferretti il suo secondo Oscar per la Migliore scenografia.
Con i miei occhi: Titus
Il viaggio prosegue con due bozzetti realizzati per Titus, film basato sull’omonima opera di William Shakespeare e diretto da Julie Taymor nel 1999. Un film per il quale Ferretti suggerì di usare come modello architettonico il Colosseo Quadrato in zona Eur: “Lei lo voleva fare al Colosseo. Passando dall’autostrada da Fiumicino a Roma, c’era all’EUR il Colosseo Quadrato e le ho detto: ”Guarda, è più bello farlo lì’. Le è piaciuto moltissimo. (…) Infatti il film lo abbiamo fatto quasi tutto lì”.
Con i miei occhi: E la nave va
Poi si arriva a uno dei capolavori di Ferretti: E la nave va. In mostra ci sono tre bozzetti, uno della “scena in cui tirano su il rinoceronte, che stava sotto la nave”, uno della nave che affonda in mare e un altro della cabina del principe. Con l’ironia che lo contraddistingue, Ferretti racconta che oltre alla nave “è affondato anche il produttore, perché non ha fatto una lira”.
Racconta che è stato fatto tutto in teatro, dove era stata costruita una “pedana enorme” dentro il Teatro 5 di Cinecittà. Ferretti ci ha confidato che quando Fellini lo ha visto ha commentato “Bello, bello, però io ho un problema: io soffro il mal di mare”. Per sopperire al problema, hanno costruito “una torretta” vicino, sulla quale stava fermo il regista mentre la nave si muoveva.
Gli occhi vagano attraverso un bozzetto di Ginger e Fred, alias Giulietta Masina e Marcello Mastroianni, che ballano nell’omonimo film di Fellini (con il regista Ferretti ha collaborato per un totale di 6 film) per poi posarsi nuovamente sul bozzetto per Dagobert di Dino Risi e su quello per Il barone di Munchausen di Terry Gilliam, fino ad arrivare ai pezzi “forti”: i bozzetti realizzati per svariati film di Scorsese, da L’età dell’innocenza fino a Hugo Cabret.
Con i miei occhi: le collaborazioni con Scorsese
Tra gli altri Casinò, Shutter Island e Gangs of New York sul quale Ferretti precisa che “è stato fatto tutto a Cinecittà”. “Abbiamo ricostruito tutto quanto per convincere Scorsese a farlo a Cinecittà”. L’argomentazione di Ferretti era più che valida: “Fine Ottocento a New York dove si fa? È tutto moderno”. “L’ho convinto perché stavamo a Venezia a vedere una cosa, lui ci ha portato con l’aereo a Roma e io l’ho portato a mangiare al ristorante di fronte a Cinecittà. Era domenica. Gli ho detto ‘Dai, andiamo a vedere un momento Cinecittà’. (…) Siccome era vuota, era domenica, allora l’ho portato in fondo, dove ci sta il fondale, dove c’è la grande piscina (…) Ha detto: ”Forse si può fare”.
Ferretti aggiunge: “Lui già conosceva Cinecittà perché era venuto la prima volta, quando poi l’ho conosciuto io, con Isabella Rossellini perché poi si sono sposati. E allora Scorsese voleva conoscere Fellini. Noi stavamo facendo La città delle donne. Mi ricordo che stavamo girando in un casino (un bordello) che avevamo ricostruito, e allora a un certo punto ricordo che Fellini disse a Scorsese: ‘Io so che adesso tu ti sposi con Isabella, però questo non mi pare il posto migliore per passare la luna di miele””.
La sfida più grande di Dante Ferretti
A conclusione del percorso guidato nell’universo di Con i miei occhi, gli chiediamo quale sia stata la sua sfida più difficile nella creazione di un bozzetto. Ci risponde con semplicità e ironia: “La pazienza. No, la più grande sfida è andare ogni 20 minuti a lavarsi le mani. Non sa l’acqua che ho consumato. (…) Poi mi sono messo finalmente una parannanza, perché le prime volte ero sporco, con tutti i gessetti e carboncini”.
Non ci sono dubbi: Dante Ferretti si è sporcato (letteralmente) le mani per arrivare dove è arrivato. Ma grazie alla sua possente immaginazione e capacità di visualizzare l’inesistente ha reso il cinema ancora più magico.
