Rino Gaetano – Sempre più blu, il dietro le quinte di un artista capace di plasmare ironia e fragilità in musica senza tempo.
La recente tre giorni cinematografica su Rino Gaetano mandata a novembre in tutte le sale è il sogno che ci sveglia di botto la mattina. Insieme a lui piano piano – nel dormiveglia – assaporiamo i minuti che passano e ci pregustiamo tutta la giornata.
Quanto il nostro operato quotidiano condizionerà l’epoca in cui stiamo vivendo? E quanto la nostra vita ne sarà condizionata. Supereremo mai quegli stessi limiti che a volte la vita, nella sua abitudinarietà, ci impone?
Un documentario evento su Rino Gaetano
A rispondere a queste domande ci prova non solo l’artista ma anche il docu-film Rino Gaetano – Sempre più blu, diretto da Giorgio Verdelli e co-scritto insieme a Luca Rea. Proiettato per tre giorni evento, il 24, 25 e 26 novembre 2025. Circa 92 minuti bastano per integrare materiali d’archivio, taccuini privati e interviste inedite a amici, familiari e musicisti contemporanei.
Il film non è un regalo all’idealizzazione del suo personaggio, al contrario ce lo mostra infinito e vulnerabile, mettendoci di fronte alle fragilità, i dubbi, la forza, alla volta della costruzione del mosaico emotivo, fusione di chi eravamo ieri, di chi siamo oggi. Il tutto nascosto da un sorriso geniale e scanzonato.
Guardare la normalità in faccia
Rino appare come un uomo pieno di sogni, paure e ironia. Il documentario evidenzia come Rino Gaetano – abbia quella magia del vivere nel trasformare la vita quotidiana in qualcosa di così blu, in un intreccio indistruttibile e inconfutabile fra poesia e musica, senza banalizzare la normalità. I concerti, le testimonianze generazionali e gli spezzoni d’archivio mostrano la forza di un artista aldilà del confine fra cielo e terra. Riescono a dare voce solo a chi mostra una comprensione all’ascolto, senza giudizio.
Fra musica e cinema
Un connubio che non stanca mai riflette su icone come Rino Gaetano o altri come Lucio Battisti, per citarne un altro genialmente simile, sono figure perfette nella loro eternità e ancora oggi continuano senza volerlo a condizionare le nostre vite. Camminare dal sud ad un’eterna immaginifica piazza Sempione, Roma d’altri tempo e di adozione in un quartiere come Montesacro che fa da sfondo insieme ad oggetti rimasti invariati e intatti nel tempo.
Così come in una canzone ascoltata la mattina prima di andare a lavoro o nella colonna sonora di un sogno dal quale non ci si vuole ancora svegliare. Perché l’occasione più importante resti quella che ci fa sedere sulla poltrona pronti ad imparare e a cantare mentre le immagini si alternano nei piani sequenza sullo schermo senza pensare al tempo che passa e senza cadere mai nella noia o ripetizione. Entrambi i cantautori erano perfettamente inseriti nella moda culturale del loro tempo, scanzonati, forti e vulnerabili come se non si potesse prescindere da tutto questo e ne hanno fatto una filosofia di vita più che un lavoro, dando forma ad arte pura più che musica.
Lo erano anche registi, attori celebrati in quei giorni di programmazione speciale che figure come queste ce lo raccontano. Forse è proprio questo ad accomunarli e a rendere i fotogrammi della loro vita così speciali. Eppure quella tanto forte aderenza al presente non sarebbe bastata a tenerli in vita, anche dopo la morte stessa. La loro forza riusciva ad andare oltre: uno sguardo vivido eppure così personale, che ce li fa venire in mente anche oltre ai capelli arruffati spesso tenuti nascosti sotto un cappello iconico, simbolo toccabile di Rino. Una sonora rottura degli schemi, la profondità in grado di parlare anche a chi stava vivendo una storia diversa, lontana da quegli anni.
La chiave del loro successo supera le barriere socio-culturali e si slega dal contesto, riesce ad essere molto più di un materiale che ad oggi sarebbe brutalmente d’archivio. Invece rimane nei sensi, nelle orecchie, nelle immagini riflesse degli spettatori che si ritrovano a muoversi sullo schermo. Mentre cantano i motivetti più famosi o le canzoni più socialmente impegnate. Vestite solo da un abito leggiadro, mai leggero. Perché dietro a quelle storie ci siamo tutti noi, noi che ci ritroviamo a rileggere e a riscoprirci proprio tramite quelle parole trasformate magistralmente in musica.
E allora accade un meraviglioso incidente di percorso, un impatto fra musica e grande cinema. Nato in un’epoca che -volente o nolente- ancora oggi sembra non essere mai davvero terminata. Che da ricordare solo come documentario sarebbe inevitabilmente riduttivo. Le strade si incrociano, intrecciandosi costantemente in una grande trasferta, un viaggio inquietante, rischioso ma maledettamente invitante, senza appartenere mai veramente al passato, mix incontrollato di presente e futuro in un oggi-ieri-domani-mio-tuo-nostro sempre più condiviso.
La musica che attraversa le generazioni
Questo senso di appartenere a tutto e a niente, Rino Gaetano – Sempre più blu lo spiega senza farci la morale, in una due ore circa, di racconto che non stanca. Ci mostra un artista che parla a quel qualcosa che qualcuno definirebbe anima, altri cuore.
Le canzoni “stonate” di Rino Gaetano, fedele ai suoi tre accordi, di aggancio nazionale solo perché troppo agganciato alle parole per essere percepito e concepito da chi di parole non ne ha fatto un culto, mostrano una quotidianità ironica e di spessore, e i nostri genitori, zii, fratelli non sembrano poi, esserci così lontani. Negli anni ’70, epoca di sogni, libertà, contraddizioni, incoerenze e fasi lunari ai limiti del mistico, la sua musica segnava una strada precisa. Sembrava urlare, non sei solo. Anche io mi sento così. Anche io sono umano come te. E ad oggi, dalle sale cinematografiche ai concerti, prosegue a illuminare il viaggio di chi, nella vita, come nella musica e nell’arte, cerca la poesia come ha già fatto nella realtà.
Rino Gaetano, un’eredità che continua
Alla fine della visione, il cielo di Rino Gaetano – Sempre più blu è chiaro e scuro allo stesso tempo. Forse prende una forma di magenta. Sganciato dal cielo per aderire ad una realtà razionale ma volati.e che ci permette ancora di sognare. Senza scindere dalle questioni sociali. Banale ridurlo a mera nostalgia: Rino è un uomo capace svegliare il conscio e il subconscio in un sottostrato da gustare,vivere e godere.
Uscendo dalla sala, il sentimento è quello di aver partecipato a un risveglio di massa: un film che lascia un ricordo vivido e la voglia di cantare ancora insieme a lui. Ogni attimo sembra riportarci a sognare di nuovo.