Skip to content Skip to footer
Isabella Tabarini

Le interviste: Isabella Tabarini, su RaiPlay con Miss Fallaci e Rocco Schiavone

All’indomani dell’uscita delle prime due puntate della serie Miss Fallaci su RaiPlay abbiamo intervistato Isabella Tabarini, attrice che fa parte del cast.

A tu per tu con… Isabella Tabarini

In questi giorni sei onnipresente: il 18 febbraio è uscita la prima puntata di Miss Fallaci, in cui interpreti la parte di Rita, mentre ieri è uscita la prima puntata della sesta stagione di Rocco Schiavone 6, in cui interpreti la parte di Gloria. Non ti capita mai di fermarti? Mi piacerebbe che ci parlassi dei tuoi personaggi in queste serie.

“A onor del vero, Miss Fallaci è stato girato nel 2023, quindi ha avuto una lunga gestazione a livello distributivo. Invece Rocco Schiavone l’ho girato un anno dopo, nel 2024. Nonostante la distanza, poi, sono usciti insieme. Infatti alcuni colleghi e amici mi hanno detto “Fai tutto adesso”, invece è un lavoro che ha preso più tempo.

Si tratta di due personaggi molto diversi: Rita è una donna del suo tempo, è la segretaria del direttore dell’Europeo, sa perfettamente qual è il suo posto nel mondo e non sgomita per fare più di quanto una donna in quegli anni non potesse fare.

Lavora silenziosamente, è a disposizione dei propri colleghi maschi, e ammira profondamente Oriana, non ha alcuna invidia nei suoi confronti. Anzi: spera veramente che possa esprimersi in questo mondo maschilista. È un personaggio che si svilupperà un po’ più nel finale e permetterà ad Oriana di avere un’intuizione importante.

Invece Gloria è un personaggio un po’ misterioso, non posso dire troppo altrimenti mi uccidono (ride, ndr). Compare in un paio di episodi, forse già nella prima puntata, ed è una donna molto benestante, sicura di sé, con un piccolo vizio, che è quello del gioco. Questo lo porterà ad incontrare alcuni dei protagonisti della serie in una situazione ai limiti della legalità”.

 

Isabella Tabarini

Ti senti più Rita o più Oriana?

“Non potendo gloriarmi di grandi talenti come Oriana, mi sento più Rita, perché sono meno sovversiva rispetto agli schemi che ci sono. Ho molta fiducia nel tempo, nelle persone, che le cose vengano riconosciute: è un’attitudine. C’è chi fa sentire la propria voce in maniera molto determinata e c’è chi la fa sentire in maniera più delicata”.

Ci sono state molte critiche sul fatto che la serie è stata ridoppiata. Tu come hai preso questa scelta?

“Mi farò dei nemici ma l’ho presa molto male, perché non sono una fan del doppiaggio. Sono fortunata, perché essendo le mie parti in italiano, le abbiamo tenute in lingua originale, non abbiamo dovuto ridoppiarle. La parte ridoppiata è quella ambientata all’estero, nella quale Oriana va in America insieme a Jo. Quindi la figura dell’interprete viene un po’ sacrificata dal doppiaggio.

Io consiglierei di vedere la serie su RaiPlay in lingua originale: io l’ho fatto e secondo me è un valore aggiunto. Abbiamo attori internazionali di altissimo livello, il cui lavoro viene perso. Oltre al fatto che Oriana stessa, non parlando inglese, arrivava spaesata a questi incontri: il pubblico, ugualmente, si sarebbe identificato in lei. Sarebbe stato molto più interessante sentire ciò che sentiva lei“.

È divertente: hai recitato in Miss Fallaci, che è la storia di una giornalista, e sei molto avvezza ai ruoli da giornalista. Infatti ho notato che in Call my agent Italia interpreti la giornalista di Vanity Fair e la interpreti anche in Speravo de morì prima, la serie su Francesco Totti…

“Infatti ridendo, a Luca Ribuoli, ho detto: “Ma guarda che non so fare solo la giornalista” (ride, ndr). L’ho conosciuto sul set di Speravo de morì prima, facendo quest’intervista a Ilary Blasi, e con Greta Scarano (che la interpreta nella serie) avevo questo scambio. Ero una giovane giornalista al suo primo scoop.

In Call me agent, invece, intervisto Paola Cortellesi, che interpreta sé stessa, su questo suo ruolo che racconta nella serie, che è molto simpatica. Questo personaggio torna anche nella seconda stagione di CMA, quando poi intervista Serena Rossi.

Tra l’altro, anche in uno dei primi film che ho girato, nel lontano 2008 (Fuga dal call center) interpretavo una studentessa di giornalismo.

Isabella Tabarini in Miss Fallaci

Visto che hai interpretato varie volte una giornalista, secondo te quale ruolo riveste oggi la stampa nel fare e disfare le star? Penso che negli anni Cinquanta c’erano giornaliste potenti come Louella Parsons…

“Credo che sia fondamentale, infatti la figura dell’ufficio stampa dei vari artisti può fare la differenza. Io sono un po’ fuori da questi meccanismi, quindi li osservo più che viverli, però mi rendo conto che l’interesse dell’ufficio stampa a spingere un artista piuttosto che un altro può fare la differenza”.

A te è mai capitato di essere lanciata da un articolo?

“Non so se sia una conseguenza di un articolo. In questo periodo più giornalisti mi hanno contattata quindi poi è chiaro che tutto ciò che esce sono semi in più che vengono piantati. Un articolo chiama un altro articolo”.

Prima parlavi del fatto che Rita, il tuo personaggio in Miss Fallaci, è solidale verso Oriana. Nel tuo ambiente hai trovato spesso una “sorellanza”?

“Devo dire di sì, io sono stata abbastanza fortunata, non ho vissuto invidie particolari. Con le mie colleghe è sempre andata molto bene, sia con quelle meno note che con quelle più note, come Paola Cortellesi, Greta Scarano e Miriam Leone, tutte molto disponibili e aperte. Nessuna si è mai chiusa nei confronti di un nuovo arrivo femminile. Bisogna scegliersi anche gli amici giusti. Lavorare con persone belle ti permette di fare questo lavoro con serenità”.

Puoi farmi qualche nome delle “persone belle” che hai incontrato sul tuo cammino?

“A parte quelle che ho citato, posso menzionare Chiara Buratti, Marianna Bonansone, che è in scena con me in Caravaggio, poi Susi Amerio… Care amiche, oltre che colleghe. È bello circondarsi di persone che poi tifano per te”.

Citavi lo spettacolo di Caravaggio. Raccontaci lo spettacolo, che ha per oggetto quella che è stata, forse, la prima icona rock del panorama artistico.

“Infatti il nostro è un musical rock, si chiama Caravaggio – A Rebel Rock Musical. Il musical c’è l’ho nel cuore da quando ero piccola. Continuo a farlo, da Valjean, che è stato nominato agli Italian Musical Awards del 2013, fino a questo spettacolo, che sta muovendo i suoi primi passi.

Raccontiamo un Caravaggio inedito, perché di lui vengono raccontati sempre due aspetti: i suoi quadri e la sua cattiva reputazione. In realtà Caravaggio aveva tante altre sfaccettature: lui portava dei messaggi all’interno dei suoi quadri, che davano anche un po’ fastidio. Lui sosteneva che Dio è in terra: nelle persone vere, nelle persone povere. Non dipingeva angioletti e cieli azzurri.

Noi cerchiamo di raccontare quello che c’è dietro, la Roma del Seicento, il potere della Chiesa, gli appoggi, gli ostacoli. E poi ovviamente il lato umano. Per i combattimenti abbiamo Jacopo Siccardi che era nella Nazionale di Scherma, quindi i combattimenti con la spada sono molto realistici. Raccontiamo sia la parte fisica, i suoi quadri, che la parte politica e religiosa”.

Caravaggio è un’icona della pittura. Per te quali sono le icone della recitazione?

“Posso sembrare scontata, ma posso menzionare Meryl Streep, sicuramente Kate Winslet. Per la commedia una meravigliosa Meg Ryan“.

Hai preso parte a diversi cortometraggi: quale ruolo ricoprono, secondo te, nel panorama cinematografico di oggi? Ti piace lavorarci, da attrice?

“Il cortometraggio mi appassiona molto, e mi è capitato di presenziare alcune giurie di festival di cortimetraggi, quindi ne ho visti tanti anche da spettatriice. Credo sia proprio un linguaggio, non è semplicemente un film corto come qualcuno potrebbe pensare. È più una suggestione, un invito riflessione, è molto efficace nel darti uno spunto su cui ragionare. Lo paragono di più a un quadro, a una poesia: infatti spesso gli autori si concentrano a darti quello schiaffo che ti faccia riflettere nei giorni successivi.

Purtroppo in Italia si limita molto ai festival, non c’è una fruizione popolare. Secondo me bisognerebbe dedicargli degli spazi anche all’interno della televisione. Proporre dei corti, anche prima dei film al cinema, perché sono molto stimolanti dal punto di vista mentale. Come attrice forse lo sviluppo di un personaggio in un lungometraggio ti permette di esplorare molto di più. Trovo che il corto sia più efficace come obiettivo per raccontare una tematica, sei forse più lo strumento di un progetto che vuole far passare un concetto”.

Qual è il tuo ruolo dei sogni?

Un ruolo ben scritto, che esca dai cliché e che non sia il risultato di scelte a tavolino di qualche algoritmo”.

Chiudo con una domanda che è anche una provocazione: ti è mai capitato di interpretare un ruolo che non rispettasse questi parametri?

“Sì, però non posso dirti quale”.