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Alex Proyas torna con Heaven: sci-fi, AI e mercato Cannes

Alex Proyas torna con Heaven: sci-fi e AI al Marché di Cannes

Alex Proyas rilancia Heaven al Marché du Film con Ex Machina Studios e K5: una satira sci-fi sull’aldilà digitale, prodotta con pipeline AI.

Alex Proyas (Il Corvo, Dark City, rimette piede nel grande circuito con Heaven, progetto inseguito da anni e adesso riportato in vetrina da Ex Machina Studios e K5 International, che lo presenteranno al Marché du Film di Cannes. Non è un film annunciato in concorso, ma un titolo da mercato: quindi prevendite, trattative, cast in discussione e una promessa molto precisa da spendere davanti ai buyer: riportare Proyas nella fantascienza che gli appartiene, usando una pipeline produttiva AI-enabled per costruire mondi più ampi senza devastare il budget.

Il mercato di Cannes 2026 si tiene dal 12 al 20 maggio, e il progetto arriva lì con un pitch già nitido e abbastanza provocatorio da farsi notare.

Di cosa parla Heaven di Alex Proyas

La storia segue un burocrate disperato che fugge da una vita in rovina entrando in un aldilà tecnologicamente perfetto, salvo scoprire che quel paradiso è un’illusione costruita con conseguenze inquietanti. Già qui si capisce perché Heaven sembri un progetto naturale per Proyas: controllo, simulazione, architetture artificiali, promessa di salvezza che si rovescia in incubo.

La produzione lo presenta come una satira dark nella tradizione di Brazil di Terry Gilliam, una distopia velenosa e l’incubo della macchina burocratica. Dopo un decennio senza regia cinematografica, dal 2016 di Gods of Egypt, Proyas torna con un titolo che sembra voler riannodare il filo con il suo immaginario più riconoscibile, quello di Dark City e, per altri versi, anche di I, Robot.

L’AI nel progetto Heaven: strumento o slogan?

Il punto davvero interessante, però, è un altro: Heaven non viene venduto solo come nuovo film di Alex Proyas, ma come dimostrazione pratica della linea industriale di Ex Machina Studios. La società, lanciata a gennaio da Marco Weber, Martin Weisz e Tom Ryan, dice di voler usare un’AI “etica”, fondata su attori reali, storie scritte da esseri umani e pratiche compatibili con i sindacati, con l’obiettivo di tagliare i costi che oggi soffocano molta produzione.

È il lessico perfetto del 2026: l’AI non come sostituzione dichiarata dell’umano, ma come infrastruttura invisibile che rende fattibile ciò che prima era troppo costoso. Sulla carta suona rassicurante, nella pratica sarà il film a dire se questa è davvero una protezione dell’autorialità o soltanto un modo più elegante per vendere la stessa rivoluzione industriale con un volto presentabile.

Per ora, di concreto, ci sono le prevendite affidate a K5, il lavoro principale previsto a Los Angeles e le discussioni di casting già avviate. Icon, che anni fa era stata legata al progetto, non è più coinvolta. Proyas ha definito Heaven un vero passion project, mentre Weber lo presenta come il punto d’incontro ideale tra la visione del regista e la pipeline di Ex Machina.

La fantascienza adulta e visionaria può ancora esistere, ma anche i mostri sacri, ormai, devono fare i conti con i nuovi padroni tecnologici della produzione.