La BFI Film Academy 2026 amplia corsi gratuiti e tirocini pagati. Dietro l’annuncio, il problema di chi può davvero permettersi di entrare nel cinema.
Il British Film Institute ha trovato un sistema piuttosto sofisticato per aiutare i giovani a entrare nel cinema: farli lavorare e pagarli.
Dal 2027 la nuova BFI Film Academy offrirà ogni anno circa 300 posti in dodici corsi specialistici gratuiti e 60 percorsi di sviluppo professionale per ragazzi tra i 18 e i 25 anni, con quattro mesi di formazione seguiti da sei settimane di tirocinio retribuito presso aziende e produzioni del settore.
I nomi aiutano a dare alla faccenda il necessario peso cinematografico: Amazon MGM Studios, Lucasfilm, Framestore e lo stesso BFI Filmmaking Fund. Il programma 2026-2029 dispone complessivamente di 12,3 milioni di sterline provenienti dal governo britannico e dalla National Lottery. Nei corsi residenziali saranno coperti anche i costi di alloggio, mentre sono previste borse per gli spostamenti.
Può sembrare una normale politica di formazione, lo diventa un po’ meno quando si nota quanta attenzione sia stata necessaria per eliminare ostacoli piuttosto elementari.
Il privilegio chiamato esperienza
Diversità, accesso, rappresentazione, nuovi talenti. Raramente il problema viene descritto nella sua forma reale: per accumulare esperienza bisogna potersi permettere di accumularla.
Già la Social Mobility Commission britannica indicava tra le barriere strutturali delle industrie creative l’ampia presenza di stage non retribuiti, insieme alla precarietà e alla dipendenza dalle reti personali. Il meccanismo ha una sua impeccabile logica meritocratica: tutti possono lavorare gratis, purché qualcuno possa mantenerli mentre lo fanno.
Nel frattempo il Sutton Trust ha rilevato che i giovani provenienti da famiglie working-class hanno probabilità circa quattro volte inferiori rispetto ai coetanei middle-class di lavorare nelle industrie creative. E il BFI stesso, nella strategia Screen Culture 2033, cita un dato abbastanza meno cinematografico di qualunque red carpet: soltanto il 24% degli intervistati riteneva che lavorare nelle screen industries fosse davvero un’opportunità aperta a tutti. Più della metà dei giovani dichiarava inoltre di non aver mai ricevuto un orientamento professionale pertinente.
BFI Film Academy 2026: il talento non basta
Non soltanto corsi gratuiti, quindi, ma alloggio pagato. Non soltanto contatti con l’industria, ma contributi per raggiungerli. Non soltanto la meravigliosa parola placement, ma la precisazione fully paid.
Persino gli standard di diversità del BFI prevedono ormai esplicitamente opportunità retribuite per chi entra nel settore. Non perché lo stipendio renda una persona più talentuosa, naturalmente. Piuttosto perché evita che la selezione avvenga qualche mese prima del provino, quando bisogna decidere chi può permettersi sei settimane senza stipendio a Londra.
Il programma della Film Academy viene presentato come un investimento sulla prossima generazione, ma racconta anche qualcosa della precedente: per troppo tempo il cinema ha cercato nuovi talenti chiedendo loro, come prima prova di vocazione, di dimostrare di non avere urgente bisogno di soldi.