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Cannes invasa dall’AI: 5.500 film al World AI Film Festival
Il World AI Film Festival porta a Cannes migliaia di opere generate con intelligenza artificiale. Entusiasmo, problemi di copyright e film senza cuore.
A Cannes il cinema del futuro è arrivato prima del Festival. Non dalla porta principale, quella della Palma d’Oro, ma da una laterale molto affollata: il World AI Film Festival, due giorni dedicati ai film creati o costruiti con l’intelligenza artificiale.
Nelle sale sono passati uomini con squame di pesce, eroine con il cuore fuori dal corpo, animali fotorealistici che si comportano come esseri umani e interi eserciti generati al computer. Una specie di laboratorio visivo permanente, dove tutto sembra possibile e non sempre necessario. Il dato però è difficile da ignorare: il WAIFF ha raccolto circa 5.000 opere, mentre il sito turistico ufficiale di Cannes parla di quasi 5.500 film inviati da oltre 80 Paesi.
Il festival AI di Cannes cresce mentre il Festival vero prende le distanze
Il WAIFF si è svolto il 21 e 22 aprile 2026 al Palais des Festivals, lo stesso ecosistema simbolico del grande cinema mondiale. Ufficialmente è un evento dedicato all’incrocio tra creazione audiovisiva e intelligenza artificiale, organizzato con il sostegno delle istituzioni locali e pensato come vetrina tecnologica, creativa e industriale.
Il punto è che questa vetrina non sembra più marginale: un’edizione ancora grezza, diseguale, spesso più innamorata della precisione tecnica che della narrazione: poi però mancano ritmo, corpo, comicità, quella piccola resistenza umana che fa respirare una scena. Eppure l’industria osserva.
Al festival sono circolati nomi pesanti: Gong Li, presidente dell’evento, Claude Lelouch, Mathieu Kassovitz. Lelouch, 88 anni, Oscar per Un uomo, una donna, ha dichiarato di voler usare l’AI per il suo 52esimo film. Kassovitz, regista de L’odio, è ancora più netto: sta lavorando a un film AI-enabled e sostiene che presto il pubblico non farà più troppa differenza tra attori reali e sintetici.
Il Festival di Cannes, quello della competizione ufficiale, invece mantiene la linea: niente film AI in corsa. La presidente Iris Knobloch ha difeso l’idea del cinema come visione personale, non come semplice assemblaggio di dati. È una posizione culturale, ma anche una barricata industriale. Quanto reggerà?
Copyright, corpi sintetici e il problema del cinema senza ferite
L’aspetto più interessante è il cortocircuito etico. Molti autori presenti al WAIFF vogliono usare l’AI per spendere meno, girare più in fretta, immaginare cose prima impossibili. Ma gli stessi strumenti sono accusati di nutrirsi di opere, stili, volti e archivi creativi prodotti da altri. Emblematico il caso di un corto con personaggi che evocavano il riconoscibilissimo stile di Wallace & Gromit, non premiato né proiettato: ma dove finisce l’omaggio e dove comincia il plagio?
Dietro l’etichetta “film AI” non c’è una sola tecnologia, ma una catena di strumenti diversi che possono intervenire in fasi differenti della produzione. In pre-produzione l’intelligenza artificiale può generare concept art, storyboard, animatic, moodboard, ambienti, costumi e variazioni visive in pochi minuti, riducendo il tempo necessario per visualizzare un’idea prima delle riprese. Nella fase di generazione video, invece, entrano in gioco modelli text-to-video o image-to-video: l’autore scrive un prompt, carica un’immagine di riferimento o definisce un movimento di camera, e il sistema produce brevi clip sintetiche.
Molti film sono assemblati shot dopo shot, con correzioni manuali, compositing, upscaling, interpolazione dei frame, color grading e montaggio tradizionale. In pratica, l’AI non sostituisce automaticamente tutta la filiera ma la sposta verso la post-produzione.
Dopo il Filmart 2026, anche Cannes ha visto il futuro. Solo che per ora questo futuro somiglia a una stanza piena di immagini magnifiche che cercano ancora un’anima.