Il settore dei cinema, che molti speravano potesse risollevarsi dopo i minimi storici della pandemia, sembra non riuscire a trovare pace e stabilità.

Ormai è un ritornello che conosciamo fin troppo bene: tra la pandemia da COVID-19, le cui ripercussioni si fanno sentire ancora oggi, e l’avanzata dello streaming iniziata già anni prima, la sala è finita per diventare sempre più obsoleta, e i cinema stessi rischiano di scomparire tra qualche decennio.
E se qualcuno sperava che il 2025 potesse segnare un’inversione di questa preoccupante tendenza, la dura realtà con la quale i cinema si ritrovano a dover fare i conti è quella di un incasso totale sul suolo nazionale che a stento raggiunge quelli dell’altrettanto mediocre 2024, cifre ben distanti dai 9 miliardi di dollari pronosticati dagli analisti (per fare un raffronto, prima della pandemia i cinema incassavano regolarmente oltre 10 o 11 miliardi all’anno).
“C’è una tendenza sfortunata: non riusciamo proprio a portare il settore a 9 miliardi di dollari al botteghino nazionale. Sembra che saranno due anni consecutivi in cui l’industria resta piatta.”
Queste le parole di Mike Sherrill, direttore della catena di sale Alamo Drafthouse a Variety.
E quel che preoccupa di più è che nemmeno i franchise di maggior successo degli ultimi anni, i quali hanno sempre rappresentato una garanzia per quanto concerne le sale, sembrano riuscire ad attirare più gente al cinema: il Marvel Cinematic Universe ha fallito nel tentativo di rilanciare il proprio universo cinematografico con gli eroi di serie B (Captain America: Brave New World e Thunderbolts* sono stati dei flop, non giriamoci intorno), e persino il ritorno al cinema di personaggi ben più iconici con I Fantastici 4 – Gli Inizi ha generato un profitto modesto in confronto ai fasti dell‘Infinity Saga, e se dall’altra parte Avatar: Fuoco e cenere, Wicked – Parte 2 e Jurassic World – La Rinascita, totalizzeranno gli incassi più alti dell’anno (rispettivamente 760 milioni di dollari in crescita, 504 milioni e 869 milioni), non sin tratta comunque di risultati all’altezza dei rispettivi predecessori.
Ma d’altronde gli incassi che salgono e scendono, le mode e le tendenze che vanno e vengono, i franchise che hanno il loro exploit per poi andare scemando, tutto questo fa parte della realtà cinematografica fin dai suoi inizi.
Ma allora cosa c’è di diverso questa volta?
Chi devono temere i cinema?
Tanto per cominciare lo strapotere delle piattaforme streaming, prima su tutte Netflix, che con l’acquisto di Warner rischia seriamente di scombinare le carte in tavola: basti pensare alle parole del co-CEO della piattaforma, Ted Sarandos, il quale ha lasciato intendere di ritenere le finestre dei film (i periodi di tempo entro i quali vengono proiettati nei cinema), fin troppo lunghe, e di essere pronto a ridurle e renderle maggiormente “a misura di consumatore”.
Certo, ci sono anche motivazioni per essere ottimisti.
Ad esempio la recente riconquista di un mercato cinematografico estremamente remunerativo come quello cinese, il quale negli anni della pandemia si era mostrato ostile ai prodotti di Hollywood (non vi sarete dimenticati della mancata uscita di Eternals a causa di un bacio gay, vero?), ma che ha accolto produzioni importanti come Zootropolis 2 o il già citato Avatar, sebbene sia da segnalare come proprio dalla Cina arrivi la produzione più remunerativa dell’anno, ovvero il film d’animazione Ne Zha 2, il quale ha generato 2,1 miliardi in tutto il mondo.
Altrettanto remunerativi si sono dimostrati i film per famiglie (è il secondo anno di fila in cui le produzioni PG incassano più di quelle PG-13), gli adattamenti dei videogiochi (Un film Minecraft è arrivato a sfiorare il miliardo di dollari), e i film tratti dagli anime (Demon Slayer: Infinity Castle e Chainsaw man).
A quello che è stato senza dubbio il brand più popolare dello scorso decennio, il Marvel Cinematic Universe, l’arduo compito di riconquistare il favore del pubblico con Spider-man: Brand New Day e Avengers: Doomsday, mentre la sua eterna rivale DC dovrà riconfermare il successo di Superman con personaggi molto meno popolari come Supergirl e Clayface.
Molto più cupa la situazione per i film destinati ad un pubblico adulto, come i flop The Smashing Machine, Bugonia e A Complete Unknown, sebbene alcuni prodotti vietati ai minori abbiano riscoss non poco successo come nel caso di Sinners, Weapons e Una Battaglia Dopo l’Altra.
Ma forse sono nuovamente proprio le parole dell’esercente Mike Sherrill a chiarire di cosa effettivamente necessiterebbe l’industria:
“Mi piacerebbe pensare che gli studi e i distributori stiano osservando le tendenze e vedendo che storie originali e fresche funzionano. Quindi non limitatevi a darmi altri 20 film. Datemi 20 film di quel materiale che ha significato per le persone.”