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Durban International Film Festival, la grafica della passata edizione 2023

Durban International Film Festival, la parola d’ordine è libertà

Ieri ha avuto inizio l’edizione numero 45 del Durban International Film Festival. Un’edizione che si interroga sul tema della libertà in Africa.

La data di inizio del Durban International Film Festival (18-28 luglio), evidentemente, è tutto fuorché casuale: nella giornata del 18 luglio, infatti, in Sudafrica si celebra l’anniversario della nascita del primo presidente nero del Sudafrica nonché primo presidente post-apartheid: Nelson Mandela.

Madiba, come veniva soprannominato Mandela, è stato al centro anche delle parole di apertura del presidente del festival Andrea Voges: “Nel celebrare 30 anni di democrazia e con questa 45ª edizione del Durban International Film Festival che si apre nel giorno di Nelson Mandela, consideriamo anche il ruolo del cinema e dei cineasti nel riflettere la società e nel creare visioni di un mondo migliore.

Non dovremmo mai dare per scontata la nostra libertà e il nostro diritto alla libertà di espressione artistica. Molti cineasti e artisti in tutto il mondo creano sotto pressioni straordinarie e in grande pericolo. Riteniamo che l’arte del cinema sia più vitale che mai nel sfidare, affrontare, illuminare e intrattenere il pubblico”.

Durban International Film Festival, gli albori

In effetti, la riflessione sulla libertà è dovuta in un un festival che ha avuto origine quando il Paese era ancora sotto il regime di apartheid. Un regime che si serviva ampiamente della censura, anche in ambito cinematografico, per vietando film potenzialmente sovversivi.

In quel panorama, il Durban International Film Festival è stato protagonista: alle sue origini ospitava un pubblico misto di bianchi e neri. Una scelta coraggiosa, dal momento che all’epoca tutti i cinema sudafricani dovevano rispettare le leggi sulla segregazione razziale.

I numeri del festival

L’edizione di quest’anno vanta numeri imponenti: 92 film provenienti da 50 Paesi, tra i quali non figura l’Italia. I film sono così ripartiti: 29 sono lungometraggi, e includono anche alcune opere restaurate (un esempio: City of God di Fernando Meirelles); 16 sono documentari di registi noti ed emergenti, sudafricani ed esteri; infine, 26 sono i cortometraggi.

In cartellone diverse anteprime: 14 anteprime mondiali, 5 anteprime internazionali, 36 anteprime africane e 37 anteprime sudafricane.

Forte la presenza femminile: il 73% dei film proiettati al Durban International Film Festival ha un regista, un autore o un produttore donna.

Un programma di proiezioni ad hoc

Ad aprire il festival è stato un film che è tutto un programma: Legacy: The De-Colonized History of South Africa, dell’attrice e regista di origini sudafricane (ma residente negli Stati Uniti) Tara Moore. Un documentario che racconta l’eredità dell’apartheid a distanza di 30 anni dalla sua abolizione.

Il film di chiusura sarà ugualmente significativo: si tratta di The Showerhead, una regia di Craig Tannerche racconta la storia del vignettista politico Jonathan Shapiro, in arte Zapiro, uno dei protagonisti della lotta per la giustizia del Sudafrica post-liberazione.

Nella selezione del Durban International Film Festival ci sono film premiati ai principali festival internazionali come il vincitore del Grand Prix di Cannes All We Imagine as Light di Payal Kapadia, il vincitore dell’Orso d’Oro di Berlino Dahomey di Mati Diop e il pluripremiato The Seed of the Sacred Fig di Mohammad Rasoulof.

Inoltre, in programma ci sono i lavori di cineasti emergenti provenienti da Paesi africani poco rappresentati in ambito cinematografico come Madagascar (Disco Afrika), Somalia (A Village Next to Paradise) Kenya (The Battle for Laikipia e After the Long Rains), Mozambico (The Nights Still Smell of Gunpowder) e Repubblica Democratica del Congo (Rising Up at Night).