Elon Musk Skydance

Elon Musk punta un miliardo sulla nuova Hollywood di Skydance

Elon Musk ha investito circa un miliardo nel gruppo Skydance nato dall’unione di Paramount e Warner Bros. Discovery, partecipando a una nuova iniezione di capitale insieme ad altri investitori. 

Nel 2022 Larry Ellison mise un miliardo di dollari nell’acquisto di Twitter da parte di Musk.

Ellison padre ha inoltre garantito personalmente oltre 40 miliardi del finanziamento necessario all’acquisizione di Warner Bros. Discovery. Non serve aggiungere molto: a volte i rapporti di potere hanno il pregio di presentarsi direttamente in forma contabile.

E il conto, in questo caso, è notevole. Centodieci miliardi di dollari per mettere Paramount e Warner Bros. Discovery sotto lo stesso tetto, più di 53mila dipendenti, HBO e CBS, CNN e Paramount+, Batman, Harry Potter, Mission: Impossible e una quantità di proprietà intellettuale sufficiente a riempire parecchie vite umane.

Dal 6 ottobre tutto questo ha un nome solo: Skydance. David Ellison l’ha presentata come la società capace di competere finalmente alla scala di Netflix, Disney, Amazon e degli altri giganti che da anni spiegano a Hollywood che per sopravvivere bisogna diventare ancora più grande.

Elon Musk mette un miliardo, Skydance cerca sei miliardi di tagli

La nuova Skydance si ritrova con oltre 80 miliardi di dollari di debito e con l’obiettivo dichiarato di ottenere almeno 6 miliardi di “sinergie” entro tre anni. Nel memorandum inviato ai dipendenti, Ellison e il co-CEO Ynon Kreiz hanno già preparato il lessico necessario: arriveranno “decisioni difficili” che riguarderanno la forza lavoro. È il modo elegante con cui una società da 110 miliardi informa 53mila persone che la fase romantica della fusione è terminata.

Il miliardo attribuito a Musk arriva dunque mentre Skydance cerca nuovo capitale, riduce i costi e prova a sostenere il titolo. Il nuovo azionista, invece, entra mentre stanno ancora scegliendo cosa dell’impero debba rimanere.

Le sinergie hanno cominciato a presentarsi

Negli ultimi giorni la fusione ha prodotto qualcosa di più concreto di una presentazione agli investitori: un nuovo organigramma.

Un memo interno ottenuto da Business Insider il 22 ottobre ha mostrato la nuova struttura tecnologica e di prodotto di Skydance. Quattro dirigenti di primo piano provenienti da Warner Bros. Discovery sono in uscita: il chief technology officer Avi Saxena, il responsabile prodotto dello streaming Tyler Whitworth, il chief information officer Dave Duvall e la responsabile della sicurezza informatica Trish Collins Weedon. Tre resteranno temporaneamente come consulenti durante la transizione. Nei ruoli principali della nuova organizzazione prevalgono invece dirigenti provenienti da Paramount.

Il giorno successivo è toccato alla pubblicità. Un altro memo interno ha presentato una struttura unificata costruita, nelle parole del responsabile Jay Askinasi, con “clear ownership, fewer layers”: responsabilità più chiare e, soprattutto, meno livelli. Due presidenti dell’area pubblicitaria di Warner Bros. Discovery continueranno a collaborare fino alla fine del trimestre, mentre il gruppo definisce l’assetto definitivo.

La riorganizzazione è arrivata anche allo streaming. Il 23 ottobre Casey Bloys ha ridisegnato la struttura di HBO Max e Paramount+: Jane Wiseman, responsabile degli originali Paramount+, non entrerà nel nuovo assetto, mentre parte delle sue funzioni passerà a Sarah Aubrey, proveniente da HBO Max.

Il conto delle sinergie

Skydance sostiene che i risparmi arriveranno dalla tecnologia, dagli acquisti, dal marketing, dagli immobili e dall’integrazione delle infrastrutture. È plausibile: due piattaforme streaming, due apparati amministrativi e due aziende centenarie offrono parecchi posti nei quali trovare qualcosa che, dopo una fusione, diventa improvvisamente doppio.

La contea di Los Angeles aveva provato a quantificare in anticipo che cosa potesse significare. Uno studio pubblicato ad agosto stimava che fino a 4.500 posti diretti nel cinema e nella televisione locale potrebbero essere a rischio nell’arco di tre anni, con 10.360 job-years complessivamente esposti considerando anche attività indirette e indotto. Il rapporto specificava che non si trattava di una previsione di licenziamenti, ma di una stima del rischio prodotto dal consolidamento.

L’accordo che ha permesso alla fusione di procedere contiene infatti anche una curiosa assicurazione sul futuro: Skydance dovrà investire 9,5 milioni di dollari l’anno per cinque anni in formazione professionale, sviluppo delle carriere, programmi cinematografici e organizzazioni artistiche. Totale: 47,5 milioni. Non sappiamo ancora quante persone perderanno il proprio posto; sappiamo già che qualcuno ha ritenuto prudente finanziare ciò che potrebbe servirgli dopo.

I trenta film che Skydance ha dovuto promettere

La parte più interessante arriva quando Skydance parla di creatività.

Nella presentazione ufficiale il gruppo si definisce “creative-first” e indica nella maggiore scala una possibilità di ampliare produzione e scelta. Ma almeno una parte di quella produzione non è affidata soltanto alla vocazione creativa del nuovo colosso.

L’accordo raggiunto con dodici Stati americani dopo la causa antitrust obbliga infatti Skydance a distribuire almeno 30 film l’anno nei primi due anni e 32 nei tre successivi, con almeno quattro titoli indipendenti ogni anno. Almeno metà dovrà essere prodotta o coprodotta dal gruppo, e sono fissati anche requisiti sulle finestre cinematografiche e sulle dimensioni delle uscite.

Se Skydance scende sotto la quota prevista, dopo il periodo concesso per rimediare può essere obbligata a cedere Miramax; inoltre, per ogni film mancante deve versare 30 milioni di dollari. L’intesa impone anche 1,5 miliardi di produzione aggiuntiva negli Stati Uniti nell’arco dei cinque anni e un fondo da 5 milioni l’anno destinato all’acquisto di film indipendenti.

I trenta film, insomma, sono blindati dall’accordo. Tutto il resto – organici, livelli, funzioni e costi – è il terreno sul quale Skydance deve ancora trovare i suoi sei miliardi.

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