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Paramount-Warner: nasce oggi l’impero Skydance

Skydance: la fusione Paramount-Warner promette più cinema. Il flop di Digger lascia aperta una domanda: chi avrà ancora il permesso di tentare qualcosa di diverso?

Il 6 ottobre è la data prevista per il closing dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount, un’operazione da 110 miliardi di dollari che porterà cinque grandi studios sotto quattro proprietari.

La nuova società si chiamerà Skydance; Paramount e Warner conserveranno i loro marchi, come due insegne storiche affacciate sullo stesso ufficio. Agli artisti si promettono più opportunità, agli investitori oltre sei miliardi di sinergie. Per i lavoratori che perderanno il posto con la fusione, l’accordo prevede 47,5 milioni di dollari in cinque anni per formazione e riqualificazione.

Tom Cruise prometteva trenta film, il pubblico ne salta già uno

Tom Cruise aveva sostenuto pubblicamente la fusione, dando credito alla promessa di trenta film all’anno: parlava di colleghi come di famiglia e immaginava che quei trenta titoli potessero diventare quaranta, moltiplicando le occasioni per registi e sceneggiatori. Ellison aveva trovato un testimonial che conosceva entrambi i rami della famiglia: Top Gun e Mission: Impossible da una parte, il suo accordo produttivo con Warner dall’altra.

Poi è arrivato Digger, la satira di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise: otto milioni di dollari al debutto nordamericano, venti nel mondo, contro almeno 125 milioni di produzione e altri cento stimati per il marketing. Dopo le recensioni deludenti, Warner aveva invitato gli spettatori a decidere da soli; un’autonomia che il pubblico ha esercitato prima ancora dell’insediamento della nuova dirigenza.

Warner aveva chiuso il 2025 con 4,3 miliardi d’incassi globali, il miglior risultato dal 2019. Michael De Luca e Pamela Abdy, che avevano guidato quella stagione, escono comunque; Dana Goldberg e Josh Greenstein guideranno entrambi gli studios. Quanto a Cruise, dei trenta film promessi almeno ventinove proveranno a non essere Digger.

Gilroy, Andor e l’architettura del controllo

Warner Bros. Discovery, del resto, era già nata da una fusione nel 2022. Anche allora si annunciavano più risorse creative, più scelta e almeno tre miliardi di sinergie annuali. Nell’annuncio originario, David Zaslav prevedeva vantaggi per consumatori, autori e azionisti. Nel 2024, fra pubblicità televisiva debole e incertezze sui diritti sportivi, il gruppo aveva contabilizzato una svalutazione di 9,1 miliardi sull’avviamento delle reti TV. La fusione doveva rendere Warner più competitiva contro i giganti dello streaming; quattro anni dopo, il gruppo nato da quell’operazione viene comprato da Paramount con la stessa promessa. Nel frattempo, le sinergie annunciate sono passate da tre a oltre sei miliardi.

Al New York Film Festival, Tony Gilroy ha definito tragica la fusione Paramount-Warner, accusandola di distruggere in nome del venture capital l’architettura del settore. Parlando dell’Impero di Andor, Gilroy aveva già descritto l’accentramento di potere come un’illusione di ordine: dietro l’apparenza monolitica ci sono persone mosse da paura e ambizioni di carriera, interessate all’ufficio d’angolo quanto ai propri compiti. L’autorità, spiegava, è spesso sorda e inetta.

Per Paramount-Warner, il rischio è che un insuccesso diventi una direttiva valida per tutti, mentre diminuiscono le scrivanie alle quali proporre qualcosa di diverso. L’accentramento contiene il seme della propria instabilità: elimina gli spazi che gli permetterebbero di correggersi.