Festa del Cinema 2026, Chris Pratt: il celebre artista, noto per titoli di grande successo, ha presentato il suo nuovo documentario tra fede e spettacolo.
Festa del Cinema 2026, Chris Pratt. L’attore, presente all’evento romano, ha presentato il suo nuovo documentario che porta il pubblico nel cuore della Basilica Vaticana.
Festa del Cinema 2026, Chris Pratt: il suo racconto che unisce

Il nuovo documentario presentato alla Festa del Cinema di Roma porta il pubblico nel cuore della Basilica Vaticana. Un racconto che unisce divulgazione, immagini spettacolari e riflessioni sul modo in cui il sacro viene rappresentato nell’era della comunicazione globale.
La Basilica di San Pietro è probabilmente uno dei luoghi più fotografati, filmati e raccontati del pianeta. Milioni di persone ne conoscono la facciata, la cupola e gli interni monumentali attraverso immagini, documentari, dirette televisive e contenuti digitali diffusi in ogni angolo del mondo.
Proprio per questo motivo raccontare ancora oggi San Pietro rappresenta una sfida complessa: come si può sorprendere il pubblico davanti a un luogo già visto infinite volte?
A questa domanda prova a rispondere Pétros Ení, il documentario diretto dalla regista spagnola Paula Ortiz e presentato alla Festa del Cinema di Roma.
Festa del Cinema 2026, Chris Pratt: la risposta di Petros Eni
Il progetto, realizzato in collaborazione con Vatican Media e la Fabbrica di San Pietro, sceglie una strada particolare: affidare la guida del racconto a Chris Pratt, uno dei volti più popolari del cinema contemporaneo.
L’attore americano accompagna gli spettatori in un percorso che attraversa la storia, l’architettura e il significato spirituale della Basilica, in occasione dei quattrocento anni dalla consacrazione dell’edificio attuale. Il documentario non si limita però a un approccio strettamente storico o archeologico.
L’ambizione dell’opera è quella di trasformare San Pietro in un’esperienza visiva immersiva, capace di dialogare con il linguaggio contemporaneo.
Le immagini puntano sull’impatto scenografico del complesso vaticano: movimenti di macchina elaborati, prospettive monumentali, giochi di luce e una costruzione visiva che mette in evidenza tutta la magnificenza barocca del luogo. Ne emerge un racconto che guarda tanto alla divulgazione culturale quanto ai codici del grande spettacolo audiovisivo.
In questo senso il documentario sembra inserirsi in quella tradizione visiva che ha trovato grande espressione anche nelle opere televisive dedicate al Vaticano. L’obiettivo è rendere accessibile un patrimonio immenso senza rinunciare all’emozione e alla spettacolarità delle immagini.
Accanto alla dimensione estetica emerge però una riflessione più profonda. Pétros Ení si interroga infatti sul rapporto tra il sacro e la rappresentazione, tra la necessità di comunicare a un pubblico globale e il rischio di trasformare tutto in immagine.
È una sfida che riguarda non solo il Vaticano, ma qualsiasi istituzione chiamata a raccontarsi in un’epoca dominata dalla comunicazione visiva.
Chris Pratt diventa così molto più di un semplice narratore.
La sua presenza funziona come ponte tra culture e pubblici differenti, aiutando a tradurre una storia millenaria in un linguaggio immediatamente riconoscibile per gli spettatori contemporanei.