Festa del Cinema 2026, Famiglie imperfette: nel corso dell’evento romano, si sono intrecciate tra loro molte opere di registi incentrate sulla famiglia.
Festa del Cinema 2026, Famiglie imperfette. Film di registi uniti da un unico filo conduttore: la famiglia, con tutte le sue radici e complessità.
Festa del Cinema 2026, Famiglie imperfette: da Luchetti al cinema francese

Da Daniele Luchetti a Gianni Zanasi, da Olivier Nakache ed Éric Toledano fino a Salvatore Mereu: la 21ª Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città mettono al centro la famiglia come luogo di appartenenza, conflitto, trasformazione e crescita.
La famiglia è il filo invisibile che collega alcune delle opere più interessanti presentate alla 21ª Festa del Cinema di Roma e ad Alice nella Città.
Non quella ideale o rassicurante delle rappresentazioni tradizionali, ma una famiglia contemporanea fatta di relazioni complesse, identità in costruzione, radici culturali differenti e un costante bisogno di trovare il proprio posto nel mondo.
Festa del Cinema 2026, Famiglie imperfette: i titoli più attesi
Tra i titoli più attesi spicca Noi, un po’ meglio di Daniele Luchetti, che affronta con sensibilità il tema dell’adozione attraverso una coppia interpretata da Elio Germano e Maria Chiara Giannetta.
Il film racconta il percorso emotivo di due persone che si interrogano sul desiderio di diventare genitori, esplorando dubbi, aspettative e fragilità con uno sguardo intimo e profondamente umano.
Sul versante della commedia si muove invece È andata così di Gianni Zanasi, autore da sempre interessato a osservare gli equilibri più imprevedibili della vita familiare.
Al centro troviamo una famiglia allargata e fuori dagli schemi, composta da una madre, due figli nati da padri differenti e un marito che vive all’interno di questo universo affettivo apparentemente disordinato ma ricco di vitalità.
Quando le istituzioni cercano di intervenire per ristabilire ordine e regole, emerge una riflessione ironica e affettuosa su cosa significhi davvero essere una famiglia.
A sostenere il racconto è una brillante Valentina Lodovini, affiancata da interpreti come Valerio Mastandrea, Michele Riondino e Leonardo Lidi, protagonisti di una commedia corale destinata ad arrivare nelle sale il 26 novembre.
La riflessione si allarga poi al cinema francese con Just an Illusion – Una famiglia quasi perfetta, firmato da Olivier Nakache ed Éric Toledano, i registi del successo internazionale Quasi amici.
Ambientato negli anni Ottanta, il film segue la famiglia Dayan, composta da individui che portano con sé origini culturali e percorsi migratori differenti.
Attraverso gli occhi del giovane Vincent, il racconto affronta temi come l’identità, l’integrazione e il sentimento di appartenenza. I due figli della famiglia si chiedono continuamente chi siano davvero: francesi, ebrei, arabi o africani.
La risposta proposta dal film è che l’identità non nasce da una sola appartenenza, ma dalla sintesi di tutte le esperienze che contribuiscono a formare una persona.
La figura materna, interpretata da Camille Cottin, rappresenta bene questa complessità: una donna di origine ebraico-algerina costretta a lasciare il proprio paese durante gli anni della guerra d‘Algeria. Attraverso la sua storia il film affronta temi politici, culturali e sociali senza rinunciare alla leggerezza della commedia.
La crescita del più giovane dei figli, alle prese con i primi turbamenti adolescenziali e sentimentali mentre osserva le difficoltà economiche dei genitori, trasforma il film in un vero romanzo di formazione.
Un affresco tenero e coinvolgente che intreccia vicende private e storia collettiva, con uscita prevista nei primi mesi del 2027.
Più ambizioso e visionario è invece Alberi erranti di Salvatore Mereu, presentato ad Alice nella Città dopo l’ottima accoglienza ricevuta al Festival di Locarno.
Il regista sardo abbandona i territori più realistici per costruire un’opera che si muove tra fiaba, simbolismo e riflessione esistenziale.
Ispirato al romanzo Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta, il film racconta tre personaggi appartenenti a classi sociali differenti e legati ai rispettivi nuclei familiari da rapporti profondamente diversi, soprattutto con le figure paterne.
Il racconto attraversa infanzia e giovinezza mescolando realtà e immaginazione, con improvvise ellissi temporali, sparizioni misteriose, elementi metafisici e suggestioni simboliche.
Mereu definisce l’opera una vera e propria favola moderna, chiedendo allo spettatore la stessa fiducia che normalmente si concede ai racconti fantastici.
Sullo schermo sfilano interpreti come Massimo Popolizio, Alessandro Haber, Romeo Perrone e Giulia Maenza, impegnati in un racconto che cerca di spingersi oltre il visibile per interrogarsi sul significato più profondo delle relazioni umane.
Il quadro complessivo
Nel complesso, la Festa del Cinema di Roma disegna un mosaico sorprendentemente coerente: famiglie che si allargano, si rompono, si ricompongono, si interrogano sulle proprie origini o provano a costruire nuove forme di appartenenza.
Che si tratti di adozioni, identità culturali, famiglie fuori asse o fiabe contemporanee, il cinema sembra ricordarci che il bisogno di essere accolti, riconosciuti e amati continua a essere uno dei motori più potenti delle storie che raccontiamo. E forse anche della vita stessa.