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Guillermo Del Toro ai Gotham Awards: “F*ck AI”
In occasione del ritiro del Vanguard Tribute per Frankenstein, Guillermo Del Toro, non ha lasciato dubbi sui suoi sentimenti per l’Intelligenza Artificiale.
Il regista Premio Oscar Guillermo Del Toro, vincitore del premio Vanguard Tribute per il suo ultimo film – prodotto da Netflix – Frankenstein (qui la nostra recensione), ha terminato il suo discorso esclamando: “F*ck AI”.
A dirla tutta, Del Toro, si è sempre schierato contro l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Infatti nel suo discorso, ha elogiato la pellicola con le star Jacob Elordi e Oscar Isaac, dicendo: “volutamente realizzato dagli umani, per gli umani”.
Le parole di Guillermo Del Toro
I Gotham Awards, che si sono tenuti a Manhattan, sono premi cinematografici destinati al cinema indipendente. Diventati un appuntamento fisso dal 1991.
Un tema che sta infuocando i salotti cinematografici, è proprio quello dell’Intelligenza Artificiale. A tal proposito, le parole che hanno fatto più rumore sono quelle del regista e sceneggiatore messicano.
“La maestria di tutti loro risplende in ogni singolo fotogramma di questo film, realizzato consapevolmente da esseri umani, per esseri umani […] Appartiene a tutti loro e vorrei esprimere la nostra gratitudine e dire: ‘Fanculo l’intelligenza artificiale'”.
Nel suo discorso, ha elogiato tutti coloro che danno vita ai film, dagli scenografi, ai costruttori, ai truccatori, ai direttori della fotografia, ai compositori e ai montatori.
Come è nato Frankenstein
Del Toro ha dichiarato di aver letto per la prima volta il romanzo di Mary Shelley quando aveva 11 anni, lasciando un segno nella sua vita. Cinquant’anni dopo, ha girato il film.
“Ho capito… attraverso il suo lavoro e il primo sguardo a Boris Karloff, che non appartenevo al mondo nel modo in cui i miei genitori, il mondo, si aspettavano che mi adattassi […] Che il mio posto era in una terra lontana, abitata solo da mostri e disadattati. Da allora sono diventati miei parenti”.
“Lavorare con artisti straordinari come Oscar e Jacob è stato davvero uno dei più grandi privilegi della mia vita, e in loro ho trovato un’altra famiglia. Non interpretano archetipi. Drammatizzano la condizione umana e il desiderio di una connessione in un mondo che li fraintende, entrambi, e in un mondo in cui il dolore genera solo dolore, cosa che, purtroppo, è così urgente ora, finché qualcuno non decide di fermarla”.
Ancora una volta, il mondo dell’arte ha lanciato un segnale forte e chiaro. E voi cosa ne pensate a riguardo? Fatecelo sapere e continuate a seguire l’Almanacco Cinema.
