Hollywood alza la voce contro l’AI generativa: star, musicisti e autori si uniscono a una campagna che potrebbe cambiare le regole del gioco.
Hollywood si schiera compatta contro l’intelligenza artificiale generativa. Scarlett Johansson, Cate Blanchett e Joseph Gordon-Levitt sono tra i volti più noti a sostegno di Stealing Isn’t Innovation, la nuova campagna della Human Artistry Campaign che accusa le big tech di aver addestrato i propri modelli di IA su opere protette da copyright senza consenso.
L’iniziativa, lanciata ufficialmente giovedì, denuncia quello che viene definito un vero e proprio saccheggio su larga scala di contenuti creati da esseri umani (film, musica, libri e sceneggiature) utilizzati per sviluppare strumenti tecnologici potenzialmente in grado di competere con gli stessi artisti.
La Human Artistry Campaign ha presentato la campagna rivelando oltre 700 sostenitori, mentre il New York Times ha pubblicato un’inserzione dedicata all’iniziativa, segnale di una mobilitazione che sta rapidamente guadagnando visibilità.
IA, l’appello delle star che aderiscono a Stealing Isn’t Innovation
“Big Tech sta cercando di cambiare la legge per poter continuare a rubare l’arte americana per costruire i propri business basati sull’IA, senza autorizzazione e senza pagare le persone che hanno svolto il lavoro. È sbagliato; è antiamericano, ed è un furto su vasta scala”, recita uno dei messaggi centrali della campagna. “I seguenti creatori sono tutti d’accordo. E tu? Se sì, vieni a unirti a noi”.
Accanto a Johansson, Blanchett e Gordon-Levitt, hanno aderito numerosi protagonisti dell’industria cinematografica e televisiva, tra cui David Lowery, Fran Drescher, Jennifer Hudson, Kristen Bell, Michele Mulroney, Olivia Munn, Sean Astin e Vince Gilligan. Forte anche il sostegno dal mondo della musica, con nomi come Cyndi Lauper, LeAnn Rimes, Martina McBride e Questlove, oltre ai gruppi MGMT, OneRepublic, R.E.M. e OK Go. Tra gli scrittori figurano George Saunders, Jodi Picoult, Roxane Gay e Jonathan Franzen.
Non solo cinema: tutte le associazioni coinvolte nella protesta
La Human Artistry Campaign riunisce sindacati e associazioni che rappresentano i creativi, tra cui la Writers Guild of America, la Recording Industry Association of America, The NewsGuild, la NFL Players Association e SAG-AFTRA. L’obiettivo è chiaro: spingere le aziende tecnologiche a stipulare accordi di licenza e garantire ai creatori la possibilità di escludere le proprie opere dall’addestramento dell’IA.
“La vera innovazione nasce dalla motivazione umana di cambiare le nostre vite. Fa avanzare le opportunità, stimola la crescita economica e crea posti di lavoro“, ha dichiarato la senior advisor della campagna, la dottoressa Moiya McTier. “Ma le aziende di IA stanno mettendo in pericolo le carriere degli artisti, sfruttando opere creative senza autorizzazione per accumulare miliardi di dollari di profitti”.
McTier ha aggiunto: “L’America vince quando le aziende tecnologiche e i creatori collaborano per realizzare prodotti e strumenti digitali di altissima qualità. Soluzioni come le licenze offrono un percorso verso un risultato reciprocamente vantaggioso per tutti”.
IA, l’utilizzo da parte degli studios
Al momento, pochi studios di Hollywood hanno intrapreso la strada delle licenze ufficiali per l’IA generativa. Il caso più rilevante è quello di Disney, che a dicembre ha siglato un accordo triennale con OpenAI per integrare alcuni dei suoi personaggi iconici nello strumento di generazione video Sora.
Proprio Sora, però, aveva fatto discutere solo pochi mesi prima: la versione 2.0 aveva generato contenuti riconducibili a franchise come Bob’s Burgers, Pokémon, Grand Theft Auto e SpongeBob SquarePants. Inizialmente OpenAI aveva invitato i detentori dei diritti a chiedere l’esclusione delle proprie opere, salvo poi fare marcia indietro nel giro di pochi giorni.
Una controversia che ora, con il sostegno compatto delle star di Hollywood, promette di diventare uno dei temi centrali del rapporto tra cinema e intelligenza artificiale.
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