Jack Thorne, autore della serie Adolescence, accusa alcuni sceneggiatori di usare l’IA per “barare” e chiede regole e sanzioni più severe.
L’IA torna al centro del dibattito sul futuro della scrittura cinematografica e televisiva: a intervenire a gamba tesa sull’argomento, stavolta, è Jack Thorne. Thorne, sceneggiatore britannico tra gli autori di Adolescence, ha accusato alcuni colleghi di utilizzare l’IA per generare i propri testi, definendo questa pratica una forma di “imbroglio” nei confronti degli altri professionisti.
Thorne, che è anche presidente della Writers’ Guild of Great Britain, ha affrontato il tema durante un incontro pubblico a Londra, concentrandosi soprattutto sull’utilizzo non dichiarato degli strumenti di intelligenza artificiale nella scrittura professionale. Secondo lo sceneggiatore, il problema non riguarda l’esistenza della tecnologia in sé, ma il modo in cui viene utilizzata per sostituire il lavoro creativo umano.
Jack Thorne: “Con l’IA alcuni sceneggiatori stanno barando”
Secondo Jack Thorne, alcuni scrittori starebbero ricorrendo all’IA per produrre intere sceneggiature attraverso semplici richieste impartite ai sistemi generativi. Una pratica che, a suo giudizio, altera le regole della professione e penalizza chi continua a investire tempo e competenze nella scrittura.
Il punto, per Jack Thorne, è anche etico: presentare come proprio un testo generato da un’intelligenza artificiale significa sottrarre valore al lavoro creativo degli altri sceneggiatori e rischia di trasformare una tecnologia ancora controversa in uno strumento per aggirare le regole dell’industria.
Per questo motivo, lo sceneggiatore ritiene necessario introdurre norme precise che impediscano l’utilizzo segreto dell’IA nella produzione di sceneggiature professionali.
La richiesta di sanzioni per chi utilizza l’IA in modo scorretto
Jack Thorne non si è limitato a criticare il fenomeno, ma ha invocato conseguenze concrete per chi viene scoperto a utilizzare l’IA in maniera non autorizzata.
Il paragone scelto è quello del mondo accademico, dove presentare come proprio un lavoro prodotto da altri può comportare sanzioni. Secondo Thorne, un principio analogo dovrebbe essere applicato anche all’industria audiovisiva, con broadcaster e società di produzione chiamati a intervenire nei casi di abuso.
L’obiettivo non sarebbe vietare ogni forma di tecnologia generativa, ma stabilire un confine chiaro tra strumenti utilizzati come supporto e sistemi impiegati per sostituire integralmente il lavoro dello sceneggiatore.
Il problema del copyright e dei materiali utilizzati per addestrare l’IA
La preoccupazione di Jack Thorne riguarda anche un altro aspetto centrale della diffusione dell’intelligenza artificiale: il rapporto tra i modelli generativi e le opere utilizzate per addestrarli.
Lo sceneggiatore ha criticato l’assenza di interventi sufficientemente incisivi da parte del governo britannico nei confronti dei sistemi di IA che utilizzano enormi quantità di materiale creativo per l’addestramento. Per Thorne, gli autori devono poter sapere come vengono utilizzate le loro opere e avere strumenti per tutelare il proprio lavoro.
Il timore è che, senza regole più rigorose, l’industria creativa possa trovarsi in una posizione sempre più fragile davanti a tecnologie capaci di produrre testi, immagini e altri contenuti sulla base di opere realizzate da professionisti.
Jack Thorne: “Gli scrittori devono essere irreprensibili”
La posizione di Jack Thorne si inserisce quindi in un dibattito più ampio sul futuro della professione dello sceneggiatore. Da una parte c’è chi considera l’IA uno strumento che può accelerare alcune fasi del processo creativo; dall’altra, cresce la preoccupazione che gli studi possano utilizzarla per ridurre il ricorso ai professionisti o per sostituire progressivamente alcune mansioni.
Per Thorne, proprio per questo gli sceneggiatori devono mantenere standard particolarmente rigorosi. La trasparenza sull’utilizzo dell’IA dovrebbe diventare un elemento fondamentale del rapporto tra autori, produttori e broadcaster.
Il successo di Adolescence, serie Netflix scritta da Thorne insieme a Stephen Graham, rende ancora più significativa la sua presa di posizione. La miniserie ha costruito la propria forza proprio sulla scrittura, affrontando temi complessi come la mascolinità adolescenziale, il bullismo e l’influenza della cosiddetta manosfera sui più giovani.
Il futuro della scrittura passa dalle regole
Il dibattito sull’intelligenza artificiale nel cinema e nella televisione è ben lontano dall’esaurirsi. Per Thorne, però, una cosa deve essere chiara: l’innovazione tecnologica non può trasformarsi in una scorciatoia per appropriarsi del lavoro creativo altrui o per eliminare la responsabilità dell’autore.
La richiesta è dunque quella di stabilire regole chiare, tutelare il diritto d’autore e prevedere conseguenze per chi utilizza l’IA in modo fraudolento. Una posizione che riporta al centro una domanda sempre più difficile da evitare: dove finisce l’assistenza tecnologica e dove comincia la sostituzione del lavoro creativo umano?