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Una battaglia dopo l'altra, la recensione su Almanacco Cinema. Nell'immagine: Leonardo DiCaprio

Leonardo DiCaprio: “Io, pentito di avere fatto Titanic?”

In un’intervista uscita oggi su D di Repubblica Leonardo DiCaprio, tra i protagonisti della cerimonia degli Oscar 2026 di stasera, parla del cinema che ama.

Questa sera, 15 marzo 2026, al Dolby Theatre di Los Angeles si consuma l’ennesimo atto di un rapporto antico e inevitabile: Leonardo DiCaprio contro l’Oscar. Questa è la sua ottava nomination. La prima risale al 1994: aveva vent’anni, interpretava Arnie Grape in Buon compleanno Mister Grape, e il mondo del cinema capì in un colpo solo di trovarsi davanti a qualcosa di raro.

Da allora, ogni volta che Leonardo DiCaprio sceglie un ruolo, lo fa con la cura maniacale di chi sa che il tempo e i progetti sono entità preziose, non da sperperare. Ha vinto una statuetta su otto nomination, nel 2016, per The Revenant. Stasera, anche se non è altamente probabile, potrebbe aggiungere un altro premio alla collezione, e quella seconda statuetta avrebbe il sapore di un cerchio che si chiude.

Oscar 2026, la nomination di DiCaprio per Una battaglia dopo l’altra

Il film è Una battaglia dopo l’altra, di Paul Thomas Anderson: forte di 13 nomination agli Oscar, già incoronato ai Golden Globes, ai Critics Choice Awards e dal National Board of Review come Miglior film dell’anno. DiCaprio vi interpreta Bob Ferguson, ex membro di un gruppo rivoluzionario, un uomo consumato dalla storia e dal tempo, in fuga con la figlia attraverso un’America che non riconosce più. Un ruolo che porta addosso tutto il peso degli anni Settanta che DiCaprio ha amato, studiato, divorato fin da ragazzo: quei film di Pollack, Pakula, Lumet che gli hanno insegnato che il cinema può essere urgente come un editoriale e doloroso come la vita vera.

Per un’ironia della sorte degna di una sceneggiatura cinematografica, DiCaprio e Anderson avrebbero potuto incontrarsi trent’anni fa. Avrebbero potuto girare insieme Boogie Nights, nel 1997, anno in cui invece DiCaprio scelse di salire su un transatlantico destinato a diventare leggenda. Un rimpianto confessato con la stessa franchezza con cui DiCaprio racconta tutto, quando decide di parlare.

Ma c’è un filo ancora più antico che lega questo attore al destino cinematografico: La valle dell’Eden. Un film. Un’ossessione. Una storia d’amore con James Dean che a 19 anni lo portò persino a partecipare a un’audizione per un biopic sull’attore di Gioventù bruciata, progetto di Michael Mann rimasto nel cassetto. “Ero troppo giovane”, gli dissero. Forse. O forse il destino stava solo prendendo tempo, rimandando a quando DiCaprio sarebbe stato pronto per qualcosa di ancora più grande.

Quella storia è qui, in quest’intervista. Le risposte, le passioni, i rammarichi e le certezze di un uomo che, tra l’ottava nomination e il settimo film con Martin Scorsese già in lavorazione in Europa, sembra finalmente a suo agio con la propria leggenda.

L’intervista di D di Repubblica a Leonardo DiCaprio

Pentito d’aver scelto Titanic? È mai possibile?
“No, no, non potrei mai. Sarei un ingrato. È stato il film che mi ha cambiato la carriera, forse la vita. Sono cresciuto con una madre single a Echo Park, uno dei quartieri più poveri della città, droga e gang erano ovunque. Lavoro come attore da quando avevo 12 anni e devo dire grazie a quelle origini, quei sacrifici che mi hanno preparato a Hollywood. Per questo, ancora oggi, non mi lascio abbagliare dalle luci della ribalta. Quel Titanic mi ha dato una grande libertà: scegliere i ruoli che volevo”.

Come in Una battaglia dopo l’altra. La storia è stata concepita più di 20 anni fa, eppure è ancora politicamente attualissima.
“Perché affronta argomenti che purtroppo fanno parte della realtà in cui viviamo: odio, ostilità, estremismo. Credo che Paul abbia descritto perfettamente la polarizzazione politica, sociale e culturale dell’America di oggi. Mi ricorda moltissimo i film con cui sono cresciuto”.

I film più amati

Ci racconta la sua videoteca?
Film degli anni Settanta. I tre giorni del condor, Tutti gli uomini del presidente, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Perché un assassinio… Titoli drammatici, con risvolti politici, diretti da grandi come Sydney Pollack, Alan J. Pakula e Sidney Lumet. Anderson mostra la dura realtà che molti americani stanno affrontando, il terrore per le forze dell’ordine, gli agenti armati che pattugliano le strade, mentre le persone vengono rapite ed estradate. Tra proteste violente, feroci. Credo che le lotte per il progresso, contro tirannia e oscurità, siano esattamente da fare… una battaglia dopo l’altra”.

Nel film, il personaggio interpretato da Benicio Del Toro le dice: “Sai cos’è la libertà? È non avere paura. Proprio come Tom Cruise”. È d’accordo?
“D’accordissimo. Rappresenta un invito a vivere senza timori, citando Tom come simbolo di coraggio e uomo d’azione. Anche se non lo conosco personalmente, a Hollywood tutti sappiamo che Tom non ha paura di nulla. Mi riconosco di più nella libertà di parola, però. In questo assomiglio a mia madre che dice sempre quello che pensa, senza filtri. E io sono arrivato a un punto della vita in cui non ho più né tempo né voglia di essere politicamente corretto”.

Le battaglie politiche di Leonardo DiCaprio

Quella stessa urgenza (dire le cose come stanno, prima che sia tardi) alimenta da quasi trent’anni il suo impegno ambientalista. La Leonardo DiCaprio Foundation nasce nel 1998 con un mandato preciso: proteggere gli ultimi luoghi selvaggi rimasti sulla Terra. Una missione che oggi suona meno romantica e molto più disperata. Siamo ancora in tempo?
Lo saremmo, se solo non avessimo dei leader che prendono decisioni basate solo su interessi economici. La mia Fondazione si dedica alle soluzioni che favoriscono un rapporto più armonioso tra umanità e natura. È una corsa contro il tempo, appunto”.

È il messaggio dei documentari che ha prodotto e interpretato, come Before the Flood o Ice on Fire?
“Il punto è sensibilizzare l’opinione pubblica. Ice on Fire esplora, dati alla mano, il potenziale evento di estinzione causato dal rilascio di metano nell’Artico. Molti politici negano il cambiamento climatico e in questo momento così critico non possiamo affidarci a chi non crede nella scienza. È gente che non dovrebbe ricoprire nessuna carica pubblica”.

Ha anche investito in business sostenibili, da scarpe vegane con plastica riciclata dall’oceano alla carne coltivata.
C’è un nesso tra la crisi ecologica e il consumo di carne, in particolare quella rossa. È tutto collegato. Si parte dagli allevamenti intensivi per arrivare alle emissioni di gas serra, dal settore mondiale dei trasporti alla deforestazione, al consumo dell’acqua e al degrado del suolo. Non ci troviamo davanti a un pericolo alieno da combattere da un giorno all’altro con guerre spaziali. Il cambiamento climatico è inevitabile, ma è terrificante che molte corporation non vogliano modificare lo status quo“.

Tornando a Hollywood: cosa vuol dire, oggi, essere Leonardo DiCaprio?
Pensi che ho iniziato grazie al mio fratellastro che guadagnava facendo pubblicità. Volevo fare lo stesso per aiutare mia madre, per toglierci dallo stato di povertà in cui vivevamo. Ero io a dirle come e quando portarmi alle audizioni e lei guidava ogni giorno per ore pur di vedere realizzato quel sogno”.

Il cinema che ama

Chi è oggi il suo attore preferito?
“Sempre e per sempre Jack Nicholson. Da lui ho imparato a prendere questo mestiere in modo leggero, senza divismi. È un professionista straordinario, sempre pronto a suggerirti qualche piccolo particolare che possa migliorarti”.

Quando gira l’ultimo ciak, sente subito la mancanza del set?
“Sì, lo ammetto. Ma il bisogno di tornare alla vita normale è più forte. Mentre si gira, l’esistenza si ferma. Se lavorassi troppo, mi preoccuperei. Non voglio vivere passando soltanto da un film all’altro“.

Leo si è mai emozionato davanti a una star?
“È successo con Diane Keaton, quando abbiamo lavorato per La stanza di Marvin. Aveva una risata contagiosa, non la dimenticherò mai. Sul set la facevo sempre ridere pur di goderne. Era incredibile”.

È vera l’amicizia con Tobey Maguire?
“Ci siamo conosciuti a 12 anni facendo un’audizione per lo stesso ruolo. E abbiamo in comune l’amore per l’arte. Collezioniamo capolavori: Frank Stella, Basquiat, Edward Ruscha, Takashi Murakami“.

Il cerchio si chiude, come sempre, con Martin Scorsese. Presto inizieranno le riprese di What Happens at Night, settimo capitolo di un sodalizio che è ormai leggenda vivente del cinema americano. Come descrive Scorsese?
“Marty è impagabile, curioso di tutto, gli interessano le cose più disparate. A ogni nuovo lavoro ti dà una lista interminabile di film da vedere, organizza proiezioni per farti scoprire scene che possano aiutarti, passa mesi a discutere il tuo ruolo. Ci tiene a circondarsi di persone che abbiano una buona educazione cinematografica. È la persona più innamorata del grande schermo che io conosca“.