Ecco l impero dei sensi restaurato, Nagisa Oshima

L’impero dei sensi, restaurato il capolavoro scandaloso di Ōshima

L’impero dei sensi, restaurato il controverso capolavoro di Nagisa Ōshima a 50 anni dalla sua realizzazione. Tornerà nelle sale italiane in versione integrale. 

L’impero dei sensi (titolo esteso in italiano Ecco l’impero dei sensi, originale Ai no korīda), diretto dal regista giapponese Nagisa Ōshima, ha lasciato un segno nella storia del cinema. Non solo per l’innegabile valore artistico, ma anche per la capacità di mettere in discussione convenzioni sociali e limiti della rappresentazione.

A 50 anni dalla sua realizzazione, L’impero dei sensi è stato restaurato e tornerà nelle sale italiane dal 9 novembre 2026, distribuita da CG Entertainment in una versione integrale, senza i tagli che ne hanno accompagnato a lungo la storia distributiva.

Considerato uno dei film più controversi della storia del cinema, questo film ha superato persino le provocazioni di Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Se il film con Marlon Brando e Maria Schneider aveva fatto discutere per alcune sequenze diventate celebri, Ōshima ha scelto una strada ancora più radicale, mostrando rapporti sessuali reali e affrontando il desiderio senza ricorrere alla simulazione.

L’impero dei sensi restaurato: la storia vera dietro il film di Nagisa Ōshima

Presentato nel 1976, L’impero dei sensi prende ispirazione da un fatto di cronaca realmente accaduto in Giappone nel 1936, diventato noto come il caso Sada Abe.

La protagonista è Sada Abe, una donna dal passato difficile, che ha lavorato anche come prostituta. Dopo aver trovato impiego come domestica in una locanda, inizia una relazione con il proprietario, Kichizō Ishida. Quello che inizialmente sembra un rapporto clandestino si trasforma progressivamente in una passione totalizzante, dominata da un desiderio sempre più ossessivo.

I due amanti si isolano dal mondo esterno, facendo della propria relazione un universo esclusivo nel quale il piacere diventa l’unica ragione di esistenza. Sada arriva a dichiarare di soffrire di “eretismo”, descrivendo così un desiderio sessuale continuo e incontrollabile. La loro storia, però, è destinata a concludersi tragicamente.

Il film di Ōshima si confronta con temi come il possesso, la dipendenza emotiva e la progressiva dissoluzione dell’identità individuale all’interno di una passione estrema. Un approccio che richiama anche alcune suggestioni della letteratura erotica di Georges Bataille, trasformando il racconto in una riflessione radicale sul rapporto tra eros, potere e morte.

L'impero dei sensi restaurato

L’impero dei sensi restaurato: il caso della censura e le conseguenze per il cast

La scelta di mostrare rapporti sessuali non simulati rese L’impero dei sensi un caso internazionale. La lavorazione stessa fu organizzata per aggirare i vincoli della censura giapponese: nonostante fosse girato in Giappone con interpreti giapponesi, il film venne realizzato come coproduzione franco-giapponese. Il negativo fu sviluppato e montato a Parigi, evitando così che l’intera produzione fosse sottoposta ai controlli delle autorità nipponiche. In Giappone, infatti, l’opera poté essere distribuita soltanto in una versione pesantemente censurata.

Anche gli interpreti pagarono un prezzo per aver partecipato a un progetto tanto controverso. Tatsuya Fuji, che interpretava Kichizō Ishida ed era già un attore affermato, riuscì a gestire meglio le conseguenze della partecipazione al film. Per Eiko Matsuda, interprete di Sada Abe, l’esperienza ebbe invece ripercussioni particolarmente pesanti sulla carriera.

L’Impero dei sensi in Italia: il lungo confronto con la censura

La storia distributiva italiana del film fu particolarmente complessa. Nel 1977 Medusa presentò L’impero dei sensi alla commissione di censura, che negò il nulla osta alla proiezione. Le motivazioni riguardavano l’insistenza sulle scene sessuali, la rappresentazione di alcune pratiche erotiche e la violenza del finale.

La società distributrice presentò ricorso, sostenendo che le sequenze contestate avessero un preciso valore artistico e fossero indispensabili alla comprensione dell’opera. L’11 ottobre 1977 anche la commissione d’appello confermò il divieto.

Soltanto dopo una serie di modifiche e tagli il film ottenne il permesso di circolare nelle sale italiane, con il divieto ai minori di 18 anni. L’uscita arrivò nel 1979, tre anni dopo la presentazione internazionale. L’8 aprile dello stesso anno, l’Unità celebrò la decisione con un articolo dal tono trionfalistico, sottolineando come la censura avesse finalmente riconosciuto il valore artistico dell’opera. Il titolo della vicenda era emblematico: “Il pubblico italiano è diventato finalmente adulto!”.

Nagisa Ōshima e la provocazione che ha fatto la storia del cinema

La vicenda di L’impero dei sensi non si esaurisce nella sua componente erotica. Il film rappresenta uno dei tentativi più radicali di Nagisa Ōshima di mettere in discussione i confini tra cinema, morale e libertà espressiva.

Quando il regista fu processato in Giappone con l’accusa di oscenità, rispose ribaltando la prospettiva dei suoi accusatori con una frase destinata a diventare celebre:

L’oscenità non sta in ciò che si mostra, ma in ciò che si nasconde.

Una dichiarazione che riassume la posizione artistica di Ōshima e il senso di un’opera che, a distanza di cinquant’anni, continua a interrogare lo spettatore.