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Nanni Moretti

Moretti dice la sua: striscione no Netanyahu al Nuovo Sacher

Moretti attacca con la visione di un autore che intreccia etica e cinema, e non va per il sottile: “Netanyahu criminale pazzo” urla dal suo cinema.

Non è la prima volta che Nanni Moretti espone posizioni nette.

E la scelta del “criminale pazzo” allo stesso ingresso del suo cinema traccia un confine netto fra spettatore, cittadino e artista.

Moretti: lo striscione al Nuovo Sacher come atto simbolico e politico

All’ingresso del Nuovo Sacher, la sala romana di proprietà di Nanni Moretti, è apparso uno striscione rosso con scritta bianca: “Netanyahu criminale pazzo”.

Un gesto forte, chiaro, che non lascia spazio a reticenze né ambiguità.

Le cronache ricordano che non è la prima volta che il cineasta si espone direttamente sui fatti internazionali.

In maggio aveva infatti pubblicato sui social un’immagine con Netanyahu recante la frase: «Ma quanti palestinesi devono ancora morire perché tu sia soddisfatto?».

L’azione non è mera performance retorica: è coerente con l’identità più intima e politica dell’autore.

In un panorama culturale dove spesso i segnali pubblici si guardano con sospetto, Moretti non teme che le sue scelte provochino reazioni, ma anzi le considera parte del mestiere (e del dovere) dell’intellettuale.

Moretti regista e “regista militante”

Moretti non è un cineasta che si limita a raccontare storie con forma elegante.

È invece un autore che per decenni ha incrociato la sua sensibilità con l’impegno civile.

La sua opera è spesso fatta di humour, ironia, dialoghi serrati, autoanalisi. E non si sottrae a tensioni morali.

Un titolo emblematico è Caro diario (1993), dove Moretti stesso percorre in vespa Roma, analizza quartieri e incontri. In un’auto-riflessione che diviene anche esame civile: non è pura nostalgia, ma esplorazione critica del tessuto urbano e delle relazioni umane.

In Aprile (1998) affiora l’ansia politica di una sinistra che cambia, prende corpo un disincanto. Moretti si mette in scena come figura inquieta, che cerca di orientarsi fra identità personali e destino collettivo.

Il caimano (2006) costituisce uno dei momenti più esplicitamente politici. Moretti (nel ruolo dell’autore che vuole fare un film su Berlusconi) dialoga con la storia recente, con i media, coi compromessi. Il cinema diventa crocevia del potere, dell’inganno, della satira e della responsabilità.

In tempi più recenti, Mia madre (2015) e Santiago, Italia (2018) mostrano una direzione quasi intima dell’impegno. Nel primo il tema del lutto e del legame genitoriale, ma sempre nel contesto di scelte morali; nel secondo un documentario che ricostruisce il golpe in Cile e il ruolo dell’Italia nel soccorso ai rifugiati politici.

Con queste opere Moretti ha progressivamente costruito un profilo di regista che non rinnega il politicamente impegnato, ma lo reinterpreta con delicatezza.

Attenzione: non si tratta di propaganda, ma di interrogazione, di inquietudine che si rivela attraverso la forma, i tempi, le risonanze interiori.

Habemus papam, la recensione su Almanacco Cinema Moretti

L’ideologia di Moretti: tra individualismo critico e responsabilità collettiva

Moretti non si iscrive a un partito o a un manifesto ideologico rigido. Almeno non esplicitamente.

La sua “ideologia” emerge piuttosto come sensibilità critica e come tensione verso l’ipotesi del bene comune.

Il suo cinema riflette un’idea della politica come spazio di conflitto, come luogo di scelta. Una responsabilità che grava su ciascuno.

Il suo sguardo è spesso “interno” (la famiglia, la crisi di fiducia, la piccola comunità), e al contempo proiettato sul “fuori” (il contesto sociale, i media, la globalità). Non è ingenuo: conosce le difficoltà, le ambivalenze, i rischi del consenso e delle alleanze. Ma non abdica al conflitto.

In questo senso, lo striscione contro Netanyahu non è “fuori posto”: rientra nella linea di un autore che, quando sente che una soglia morale è stata superata, reagisce. Che si tratti di questioni nazionali, europee o internazionali.

Non è la prima volta né sarà l’ultima.

L’importanza nell’universo del cinema italiano

Nanni Moretti è uno dei punti cardinali del cinema italiano contemporaneo.

La sua opera ha saputo infatti raggiungere un equilibrio raro fra sperimentazione narrativa e comunicazione diretta, fra impegno e introspezione. Molti registi (e spettatori) guardano a lui come modello: non solo per la qualità stilistica, ma per l’assetto morale che dà al fare cinema.

Indubbiamente ha un dialogo aperto con autori del passato come Rossellini, Pasolini, Olmi, Bertolucci, soprattutto per ciò che riguarda il cinema politico italiano. Ma allo stesso tempo li contamina con la sua voce intima e personale, mai dogmatica.

In più, la sua presenza pubblica (confronti, interviste, prese di posizione) rende il suo cinema vivo, non confinato al buio della sala.

Oggi, mentre le tensioni internazionali si fanno più acute, il gesto simbolico al Nuovo Sacher riporta al centro la domanda: che tipo di cittadinanza vogliamo esercitare come artisti, spettatori, esseri morali?

Moretti fornisce una risposta pratica: non stare zitti, non restare neutri, far pesare la propria presenza.

Anche con uno striscione, anche con un film, anche con un silenzio basta che sia carico di senso.