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Ferragosto al cinema: l’Italia nei film, meglio di un saggio

Ferragosto al cinema non è un giorno come gli altri: tra spiagge, tavolate, fughe e malinconie, film che raccontano vizi, virtù e trasformazioni degli italiani.

Ferragosto è una di quelle invenzioni italiane che sembrano semplici finché non provi a spiegarle a uno straniero.

C’è chi lo aspetta per partire e chi lo teme perché resta. C’è chi sogna il mare, chi la montagna e chi semplicemente un supermercato aperto.

È vacanza, rito collettivo, pausa, abbuffata, traffico, famiglia, solitudine. È il giorno in cui l’Italia smette di lavorare e comincia, finalmente, a raccontarsi.

Ferragosto è una cartolina che ogni anno cambia colore

Non stupisce che il cinema abbia trovato proprio nel Ferragosto uno dei suoi osservatori privilegiati. 

Perché quando le persone sono in vacanza abbassano le difese. E così emergono desideri, ipocrisie, paure, nostalgie, ambizioni e piccole grandezze quotidiane.

Dal boom economico agli anni della precarietà, passando per la commedia sexy, il cinema d’autore e quello popolare, Ferragosto diventa il palcoscenico perfetto per osservare un Paese che cambia continuamente. Ma conserva sempre il talento di trasformare ogni giorno festivo in una piccola rappresentazione teatrale.

Ferragosto in bikini (1960): quando l’estate era una commedia

Prima ancora del boom della commedia sexy, c’era già la voglia di sorridere in costume.

Una serie di episodi ambientati durante le vacanze estive racconta equivoci sentimentali, flirt balneari, personaggi eccentrici e piccole avventure sotto il sole.

Marino Girolami fotografa un’Italia che scopre il turismo di massa. Le spiagge diventano il nuovo salotto nazionale e il bikini smette di essere uno scandalo per trasformarsi in simbolo di modernità.

Oggi alcune situazioni possono apparire datate, ma il film conserva il fascino di un’epoca in cui bastava un ombrellone storto per costruire una commedia. Del resto, gli italiani hanno sempre avuto una straordinaria capacità di trasformare il relax in un’attività faticosissima.

Il Sorpasso (1962): il Ferragosto del boom economico

Se esiste un film che ha trasformato Ferragosto in una metafora nazionale, è Il Sorpasso.

Bruno Cortona, quarantenne esuberante e incontenibile, convince il timido studente Roberto Mariani a seguirlo in un viaggio improvvisato lungo le strade semideserte dell’Italia ferragostana. Tra incontri, soste, euforia e improvvisazione, i due percorrono un itinerario che è anche un viaggio dentro il carattere degli italiani.

Con questo film Dino Risi realizza una delle commedie più amare della storia del cinema. Sotto il sole accecante del Ferragosto si nasconde l’ombra lunga del boom economico: automobili veloci, consumismo, ottimismo compulsivo. Bruno è emblema di un’intera nazione convinta che accelerare equivalga a progredire.

Il soggetto era stato scritto originariamente per Alberto Sordi. A seguito però della disdetta della lavorazione da parte di De Laurentiis, il progetto venne rilevato da Mario Cecchi Gori, e il ruolo di Bruno venne da quest’ultimo riassegnato a Vittorio Gassman. In quello di Roberto un allora sconosciuto Jean-Louis Trintignant. Scelto, stando a quanto da lui stesso raccontato, perché assomigliava alla sua controfigura.

Il giorno dell’Assunta (1977): la festa popolare tra sacro e profano

Tra i film meno conosciuti dedicati alla ricorrenza, questa pellicola merita una riscoperta.

Ambientato durante le celebrazioni dell’Assunta, il film segue personaggi comuni immersi nelle tradizioni popolari del Sud, tra processioni religiose, feste di paese e rapporti familiari.

Nino Russo racconta un’Italia lontana dalle cartoline turistiche. La religiosità convive con il folklore, il sacro con il desiderio di divertirsi.

È un cinema che osserva le radici culturali del Ferragosto prima che diventasse soprattutto sinonimo di vacanze. 

Casotto (1977): tutta l’Italia in uno stabilimento balneare

Un solo casotto, decine di personaggi e un intero Paese.

Durante una giornata al mare, le vicende di famiglie, giovani, anziani, soldati, ragazze e bagnanti si intrecciano all’interno di uno stabilimento balneare. Il casotto diventa un microcosmo dove si incontrano classi sociali, desideri e contraddizioni.

Sergio Citti realizza uno dei ritratti più originali dell’Italia popolare. Con dialoghi surreali e personaggi memorabili, il film racconta un’umanità disordinata ma autentica. È il contrario dell’Italia patinata delle brochure turistiche: più rumorosa, più imperfetta e, proprio per questo, infinitamente più vera.

Cast corale tra cui spiccano Ugo Tognazzi, Gigi Proietti, Franco Citti e Jodie Foster.

Un sacco bello (1980): vacanze, provincialismo e nuovi italiani

Il primo Verdone è anche uno dei più grandi film sulle partenze estive.

Tre personaggi interpretati da Carlo Verdone affrontano il Ferragosto seguendo traiettorie diversissime: Enzo parte per la Polonia in cerca di avventure, Ruggero vive nella sua comune hippie e Leo cerca disperatamente compagnia. Tre storie che finiscono per fotografare un’intera generazione.

Le vacanze diventano il grande esame di maturità degli italiani. Tutti vogliono partire, ma nessuno sa davvero dove andare, soprattutto interiormente.

Verdone costruisce una galleria di personaggi irresistibili che ancora oggi sembrano incontrarsi sulle aree di servizio. Una comicità non umiliante ma partecipata, ammettendo e accogliendo i fallimenti di ciascun personaggio. Accendendo una speranza. È un cinema che ci prende in giro senza smettere di volerci bene.

Caro diario (1993): il Ferragosto della città vuota

Anche restare può diventare un’avventura.

Nel celebre primo capitolo In Vespa, Nanni Moretti attraversa una Roma deserta durante l’estate, osservando quartieri, architetture, persone e ricordi, trasformando il viaggio in un diario esistenziale.

Moretti compie un gesto quasi rivoluzionario: invece di scappare dalla città, la esplora. La Roma ferragostana diventa uno spazio mentale, silenzioso, libero dalle convenzioni quotidiane.

È un film che ha insegnato a molti spettatori che la vacanza non coincide necessariamente con la partenza. A volte basta cambiare sguardo.

Pranzo di Ferragosto (2008): la rivoluzione della gentilezza

Esiste un Ferragosto senza caos? Gianni Di Gregorio dimostra di sì.

Gianni vive con l’anziana madre e attraversa difficoltà economiche. Alla vigilia di Ferragosto si ritrova, quasi suo malgrado, ad accudire quattro anziane signore lasciate dai rispettivi familiari. Quella che sembra una seccatura si trasforma lentamente in una convivenza sorprendente.

Questo film è quasi un sussurro in mezzo a tante urla: racconta la vecchiaia senza pietismo e la famiglia senza moralismi.

È una commedia minima che riesce a parlare di solitudine, cura e responsabilità meglio di tanti manifesti sociali.

Il suo successo ha dimostrato che si può fare un grande film anche con pochi mezzi, purché si abbiano molto cuore e molta intelligenza. 

Un altro Ferragosto (2024): il Paese che litiga anche sotto l’ombrellone

Paolo Virzì torna idealmente nei luoghi di Ferie d’agosto per osservare l’Italia contemporanea.

A distanza di quasi trent’anni, vecchi protagonisti e nuovi personaggi si ritrovano sull’isola di Ventotene. Le tensioni politiche, sociali e familiari riaffiorano, mostrando un Paese ancora più diviso e rumoroso.

Virzì fotografa un’Italia iperconnessa ma incapace di ascoltarsi. Se negli anni Novanta il conflitto era soprattutto ideologico, oggi passa attraverso social network, identità e appartenenze. Con la sua caratteristica ironia, Virzì ci mostra il Ferragosto come un momento in cui fingiamo di riposare mentre continuiamo a discutere di tutto.

Ferragosto al cinema: la festa che racconta chi siamo

Se dovessimo spiegare Ferragosto a chi non è italiano, probabilmente non basterebbe un dizionario. Servirebbe una maratona di questi film.

Perché insieme raccontano oltre sessant’anni di trasformazioni sociali. Dall’euforia del boom economico alle inquietudini contemporanee, dalla famiglia tradizionale alle nuove solitudini, dalle spiagge affollate alle città deserte. Ogni pellicola aggiunge un tassello al mosaico dell’identità italiana.

E forse è proprio questa la magia del Ferragosto: mentre siamo convinti di prenderci una pausa dalla realtà, la realtà approfitta della nostra distrazione per mostrarsi senza maschere. Il cinema se n’è accorto molto prima di noi.

Con il costume addosso, la crema solare negli occhi e quell’inguaribile convinzione che, dopo Ferragosto, ricominceremo davvero. Anche se lo diciamo ogni anno. E ogni anno il cinema, con affettuosa ironia, ci sorride come chi conosce già il finale.