In vista del Mondiale, Netflix punta sui documentari calcistici: Brasile 1994, Jamie Vardy, Liverpool 2005 e Vinnie Jones raccontano il calcio in streaming.
Il Mondiale 2026 partirà l’11 giugno con la gara inaugurale in Messico e sarà la prima edizione a 48 squadre, con 104 partite in 16 città tra Stati Uniti, Canada e Messico. In questo clima da conto alla rovescia, Netflix ha scelto il mese giusto per ricordare a tutti una cosa semplice: il calcio non vive solo nei novanta minuti. Vive nei rigori sbagliati, negli spogliatoi rotti, nelle rimonte impossibili, nelle facce dei giocatori quando capiscono che la partita è già diventata leggenda.
A maggio 2026 la piattaforma mette in fila una serie di documentari calcistici che sembrano preparare il terreno emotivo al Mondiale: USA 94: Brazil’s Return to Glory dal 7 maggio, poi la linea Untold UK con Jamie Vardy, il Liverpool di Istanbul e Vinnie Jones, più The Bus: A French Football Mutiny, sul caos della Francia nel 2010.
Netflix e il calcio: il documentario sportivo diventa cinema seriale
La scaletta sembra costruita apposta per arrivare al Mondiale con il pubblico già in temperatura. USA 94: Brazil’s Return to Glory, in uscita il 7 maggio, torna sul Brasile campione del mondo negli Stati Uniti: Romário, Bebeto, Dunga, la finale di Pasadena contro l’Italia e il rigore alto di Roberto Baggio, ma soprattutto materiale inedito girato dagli stessi giocatori e interviste che trasformano quel torneo in memoria privata oltre che in archivio sportivo.
Poi Netflix sposta il baricentro sull’Inghilterra con Untold UK: Jamie Vardy dal 12 maggio, storia dell’attaccante passato dal calcio part-time e dalla fabbrica alla Premier League vinta col Leicester; Liverpool’s Miracle of Istanbul dal 19 maggio, sulla finale Champions 2005 contro il Milan, da 0-3 a 3-3 e poi ai rigori; Vinnie Jones dal 26 maggio, sul mediano della “Crazy Gang” del Wimbledon diventato poi volto da duro nel cinema britannico. In mezzo, il 13 maggio, c’è anche The Bus: A French Football Mutiny, sul Mondiale 2010 della Francia e lo sciopero del pullman che diventò scandalo nazionale.
Dal campo allo streaming: perché Netflix vuole il pallone
Il tempismo non è casuale. Il Mondiale 2026 partirà l’11 giugno e sarà il più grande di sempre: 48 squadre, 104 partite, 16 sedi distribuite tra Stati Uniti, Canada e Messico. Netflix arriva un mese prima non con le partite, ma con tutto ciò che resta intorno alle partite: il mito del Brasile 1994, il fallimento politico-sportivo della Francia 2010, l’underdog Vardy, la rimonta impossibile del Liverpool. E Vinnie Jones passato dal campo al cinema: prima mediano intimidatorio, poi faccia da duro in film come Snatch e Lock, Stock and Two Smoking Barrels.
È una mossa intelligente perché il documentario calcistico ha già tutto: trama, antagonisti, crolli, resurrezioni, archivio, nostalgia. Netflix qui non deve inventare l’epica: deve solo riaccendere la miccia. E a un mese dal Mondiale, basta pochissimo per far tornare quella voglia lì: bandiere, notti lunghe, gol urlati, sconfitte mai digerite e la sensazione che per qualche settimana il mondo intero parli la stessa lingua, quella del pallone.
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