New York Post va a Hollywood: 225 anni di cronaca diventano IP

New York Post va a Hollywood: 225 anni di cronaca diventano IP

Il New York Post ha stretto un accordo con Crazy Legs Productions per trasformare articoli e materiali del proprio archivio in film, serie e documentari.

Hollywood continua dunque a cercare proprietà intellettuali riconoscibili, ma questa volta non occorrono fumetti, giocattoli o videogiochi: bastano 225 anni di cronaca selezionata.

Il tabloid di Rupert Murdoch ha firmato una partnership first-look con Crazy Legs Productions, società rappresentata dalla CAA e attiva tra Atlanta e Los Angeles. L’accordo riguarda progetti per cinema, televisione e streaming ricavati sia dall’enorme archivio storico del giornale sia da storie più recenti, comprese quelle pubblicate dal nuovo California Post.

I territori indicati sono true crime, cultura pop e sport: generi nei quali una notizia possiede spesso già protagonisti, conflitto, colpo di scena e, quando va particolarmente bene, anche un terzo atto.

Dal giornale al reparto sviluppo: la cronaca cambia mercato

La formula first-look non consegna naturalmente l’intero archivio del Post a Crazy Legs. Offre alla società una posizione privilegiata per individuare storie, svilupparle e trasformarle in proposte audiovisive.

Crazy Legs arriva preparata. Nel suo catalogo convivono reality come 1000-Lb Sisters, produzioni true crime come Tech Bro Murders e fiction come The Great Lillian Hall, film HBO interpretato da Jessica Lange e Kathy Bates.

Il Post, dal canto suo, possiede esattamente il tipo di archivio che una simile macchina produttiva può metabolizzare facilmente: delitti, scandali, celebrità, sportivi, fortune improvvise, cadute altrettanto rapide e personaggi che sembrano scritti da uno sceneggiatore prima ancora che qualcuno acquisti i diritti.

Non è neppure la prima volta che il quotidiano prova a estendere il proprio marchio oltre la carta.

Nel 2020 New York Post Entertainment collaborò con Investigation Discovery per Torn From the Headlines: New York Post Reports, costruita attorno a casi criminali raccontati anche dai giornalisti che li avevano seguiti.

Dalla library all’algoritmo: il Post trasforma il passato in prodotto filtrato

Il New York Post non è un contenitore neutrale, bensì un tabloid dalla consolidata linea conservatrice, oggi parte dell’universo News Corp, con una tradizione editoriale aggressiva e fortemente riconoscibile. Nell’ottobre 2024 arrivò a sostenere ufficialmente Donald Trump contro Kamala Harris, definendolo la scelta preferibile per il futuro del Paese.

La coincidenza più significativa arriva però dall’intelligenza artificiale. L’11 agosto il gruppo ha lanciato Hamilton, un sistema costruito sulla tecnologia Gemini di Google che permette di interrogare i contenuti del New York Post e del California Post, ottenere sintesi personalizzate, raccomandazioni e aggiornamenti costruiti sugli interessi dell’utente.

Nel giro di poche settimane lo stesso patrimonio editoriale viene quindi trattato in due modi economicamente complementari: come archivio da interrogare attraverso l’AI e come catalogo narrativo da trasformare in film e serie.

In entrambi i casi il valore non risiede più soltanto nelle notizie, ma nella loro possibilità di essere selezionate, ricombinate e rivendute: il Post monetizza oggi il filtro con cui il passato è stato costruito e verrà raccontato.